Passare dai metri quadrati agli ettari, ridurre qualsiasi superficie asfaltata recuperabile, vedere, in un quadro organico, tutti gli elementi naturali come chiesto dalle norme

 

“Oggi è da considerarsi urgente passare a un livello più alto di progettazione, a una più matura “visione” della città, revisionando il PRG comunale per adeguarlo a norme già da anni vigenti sul territorio nazionale”. Lo sostiene Antonino Attardo, agronomo noto in città per impegno e proposte, che per anni, da dirigente dell’Ufficio Servizio per il Territorio (l'azienda foreste demaniali di Siracusa), ha operato per riqualificare i nostri boschi demaniali spesso ricevendo premi e menzioni al merito per i suoi progetti.

Se mettessimo insieme quanto da te scritto nel tempo, penso ai molti articoli su Prospettive, la rivista “storica” della Camera di Commercio di Siracusa, avremmo forse già un manuale-guida per ripensare al verde pubblico nel suo insieme, non credi?

Il piano regolatore della città considera gli spazi verdi come ritagli, veri “francobolli” o spazi residui previsti nella cosiddetta urbanistica contrattata, “concessioni” dei costruttori per ottenere i permessi a costruire. L’interesse pubblico alla vivibilità, alla qualità dell’aria, agli spazi gioco per i bambini, alla fruibilità di aree all’aperto per gli anziani, agli spazi d’ombra in una città sempre più soggetta agli innalzamenti della temperatura estiva, viene sacrificato alla contrattazione privata.

La pianificazione urbanistica in questa città non ha dato spazio neanche ad una visione di forestazione urbana, ben lontana dalla legiferazione nazionale che non appare applicabile in questi contesti.

A meno che non si proceda con iniziative frammentarie e sporadiche.

La legge 10 del 2013 - quella conosciuta come “un albero per ogni bambino” per intenderci – ha assegnato a un “Comitato per lo sviluppo del verde” la responsabilità di proporre un Piano nazionale che oggi è realtà. Dal 2017, infatti, viene stilata una relazione annuale nazionale che indica obiettivi e principi.

Quale incidenza avrà nel PRG di Siracusa il documento del 2017 “Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per la pianificazione sostenibile”? o quello del 2018 “Strategia nazionale per il verde urbano”? Si tratta di strumenti essenziali, ineludibili dal mio punto di vista. “Strategia” e non pianificazione proprio perché più adatta a una “visione del verde” che a una fredda pianificazione.

“Vedere le città come un ecosistema paragonabile alla foresta”, cioè come una foresta in cui ogni elemento interagisce con gli altri. Una visione di insieme del verde, di tutto il verde.

Tre gli input: passare dai metri quadrati agli ettari, ridurre qualsiasi superficie asfaltata recuperabile e vedere, in un quadro organico, lembi di bosco, viali alberati, orti urbani, ville storiche, giardini e tetti verdi, bosco verticale e balconi fioriti. Tutte parti di uno stesso sistema, ciascuna con una funzione. La riduzione delle emissioni di CO2 nell’aria è obiettivo specifico di questa strategia che agendo localmente crea effetti positivi sull’ecosistema globale.

La domanda inevitabile che a questo punto ognuno ti farebbe credo sarebbe: Certo, tutto bello, ma come?

Questo è il problema. Si dice che non ci siano risorse né umane né finanziarie e ci si avvale così solo dello splendido aiuto dei volontari. Ma non possono bastare interventi parcellizzati, estemporanei. Occorrono studi, analisi, competenze, professionalità e visione ampia, strutturata.

Intanto elaborare un piano comunale delle infrastrutture verdi secondo le strategie nazionali e cercare quelle risorse che altre realtà sono in grado di individuare. Conosci il Comune di Ugento? No, certo. 12mila anime, in Puglia, provincia di Lecce, nel Salento, noto per le sue spiagge. Qui, l’Amministrazione, nel 2017, ha fatto ciò che tutti i Comuni dovrebbero fare: si è dotata di un Piano Comunale del verde restituendo a tutti gli spazi verdi, ciascuno con la propria specifica funzionalità (verde sportivo, scolastico, cimiteriale, residenziale, paesaggistico, monumentale), la dignità formale che meritano nella pianificazione urbanistica. Ugento è stata infatti premiata nel 2017 come Città per il verde da ACER Il Verde Editoriale.

Così a Saragozza in Spagna nel 2013, nell’ambito di un Progetto Europeo LIFE, un team di paesaggisti è stato incaricato di redigere il Piano Generale delle Infrastrutture Verdi con gli obiettivi contenuti nella “Strategia Europea della biodiversità 2020”.

Dopo un laborioso processo di partecipazione dei cittadini, nel 2017 il Piano è stato definitivamente approvato dalla giunta di governo. Alcune delle sfide lanciate sono state il recupero dei collegamenti   con gli spazi naturali esterni attraverso il miglioramento delle reti ecologiche, i torrenti, le reti dei canali e i fossati, le zone umide, le foreste, la vegetazione di confine; l’aumento e l’introduzione di biodiversità attraverso l’incremento delle alberature e degli spazi verdi; il miglioramento del ciclo dell’acqua rivalutando l’intero sistema idrologico.

Sono state catalogate ben 155 linee di intervento puntuali in una visione ecosistemica del paesaggio urbano considerato come complesso di sistemi aperti.

Il tuo impegno per la città è noto. Sei nel Comitato dei garanti per Villa Reimann; conosci a fondo le problematiche connesse ai giardini storici, hai studiato quelli di Siracusa. Non posso non chiederti un’opinione proprio su Villa Reimann e su quanto accaduto all’Ospedale Rizza con la potatura degli alberi. Natura Sicula si è rivolta alla Procura.

Proprio quest’ultimo episodio costituisce la prova di ciò che affermo. Quel parco, come quello dell’ONP, erano funzionali alle esigenze dei malati, creavano intorno a loro le giuste condizioni per curare le loro difficoltà di respirazione ed alleviare il loro disagio mentale.

Quello del Rizza, che risale al 1933, è stato di fatto man mano snaturalizzato. Chiunque abbia voluto, senza alcun raziocinio, ha introdotto specie “nuove” o adeguate solo a fini decorativi, come per esempio i ficus: ha utilizzato specie vegetali così vigorose nella crescita da dover essere necessario, nel tempo, contenerle anche attraverso capitozzature - ho scritto molto sull’argomento condannando questi metodi di potature - ma i ficus si riprenderanno senza tanti problemi.

Forse un atto di coraggio e di consapevolezza, nel rispetto della Carta di Firenze sui Giardini Storici del 1981, sarebbe riportare tutto alle condizioni originarie ma mi rendo conto che ciò può suonare come una provocazione. Le amministrazioni con problemi di gestione del verde per l’impossibilità di sostenerne i costi, alla ricerca di parcheggi più che di alberi, senza regole a monte, si muovono con approssimazione. Bisognerebbe ripartire da zero, razionalizzare. Sul giardino storico di Villa Reimann, pur con gli Otto Enti di gestione, come tu osservi, i risultati positivi da qualche anno si cominciano a intravedere.

Non è prevista una figura specifica di settore nell’organigramma del Comune?

Nell’organigramma no, e il problema è proprio il pensare che il volto alla città possa essere trasformato senza una visione ecosistemica della città e delle “funzioni” del verde.

Ma è proprio questo che condanna la città a restare indietro, a non adeguarsi né agli standard europei né a quelli italiani. Una visione asfittica del futuro.