Da accantonare la proposta di Bongiovanni, restano quelle di Di Guardo e Ansaldi L’intervento di Marika Cirone Di Marco aiuta a fare chiarezza

  Non si può fare. L’idea, il progetto, di Vincenzo Bongiovanni, studioso di storia e di archeologia subacquea, “di bypassare l’impianto di contrada Canalicchio spingendo i liquami fognanti del versante sud della città dall’attuale vasca di accumulo, decantazione e dissabbiatura, direttamente all’impianto di depurazione dell’ASI tramite una condotta forzata da porre in opera all’interno del tunnel ferroviario … per evitare così l’attuale sversamento dei reflui all’interno del Porto eliminando qualsiasi tipo di inquinamento”, non si può fare.

Non perché sia un’ipotesi balzana, illogica, ma perché non ce ne sono le condizioni.

“Nei giorni scorsi, insieme all’ingegnere Nino Di Guardo e alla dottoressa Marika Cirone Di Marco, siamo stati ricevuti, presso gli uffici delle Ferrovie Regionali a Catania, dal responsabile ingegnere Martinelli – racconta Bongiovanni -. L'incontro è stato possibile per l'interessamento di Marika. Abbiamo relazionato sul problema dell'inquinamento delle acque del Porto Grande, prospettando la soluzione della realizzazione della condotta forzata all'interno del tunnel ferroviario.

Purtroppo non è una soluzione attuabile per via delle rigide disposizioni che regolano la gestione delle gallerie. La presenza di cavi elettrici ad alta tensione e i pochi spazi tra l'ingombro delle vetture e le pareti del tunnel non permettono nessun passaggio di qualsiasi altra condotta.

Addirittura la loro condotta anti incendio è rigorosamente vuota ed entrerebbe in funzione a pressione solo in caso di incendio all'interno del tunnel. Cade quindi la possibilità che avevo proposto e non rimane che la soluzione avanzata dall'ingegnere Di Guardo. Siamo grati a Marika cui mi ero rivolto sapendo delle sue conoscenze nell'ambito regionale del trasporto ferroviario. Purtroppo il progetto è da accantonare”.

Quindi manca proprio lo spazio fisico nel tunnel, strettissimo al punto da far passare solo il treno come in un budello.

Rimane il problema, la necessità, l’urgenza di eliminare lo sversamento di circa 16 milioni di metri cubi di reflui nel mare chiuso del Porto Grande. Come proposto dal geologo Pippo Ansaldi e dall’ingegnere Nino Di Guardo si tratterebbe di convogliare i reflui trattati, tramite un adeguamento delle strutture consortili già esistenti da tempo, nella condotta sottomarina dello IAS lunga circa 1.750 metri con uno sbocco a 35 metri di profondità,al largo della penisola di Magnisi.

O, come seconda ipotesi, realizzare una nuova condotta di allontanamento convogliando i reflui fuori dal Porto Grande. Certo, come sempre ribadito da Ansaldi: “La soluzione degna di una comunità civile sarebbe quella di riutilizzare il refluo trattato per gli usi irrigui e per le industrie” ma ciò non prima di aver purificato l’acqua che arriva nelle nostre case privandola delle sostanze che la rendono inservibile anche in quanto refluo.

Secondo l’ingegnere Nino di Guardo un obiettivo possibile, non complesso, conseguibile anche con un limitato impiego di risorse, se si intervenisse a monte, sul terminale dell’acquedotto Galermi in Contrada Villa Monteforte, anche in questo caso utilizzando e adeguando strutture in gran parte già esistenti.

Sono trascorsi quasi due mesi dal convegno di Lealtà & Condivisione in cui tutto questo è stato ampiamente discusso e sembrerebbe, ma sono solo voci, che qualcosa si stia muovendo all’interno dell’Amministrazione, che il sindaco Italia voglia avviare il tavolo tecnico formato dai rappresentanti degli enti coinvolti nella risoluzione delle diverse problematiche.

Non resta che aspettare ancora un po’.