Ci sostituiamo ai giudici, al Tar, ma restiamo silenti su veleni industriali e Sistema Siracusa

 

La mattina ho sempre avuto difficoltà a iniziare la mia giornata: mi definisco un animale notturno, che vive meglio nel momento in cui si abbassano i toni, il vociare diventa mormorio, la luce soffusa invita alla riflessione, il buio suggerisce i silenzi e la stasi rende più resilienti.

Mi sono chiesta, allora, quale fosse il mio problema, che rende irto di difficoltà l’avvio della giornata, e ho capito: il mio problema è il traffico, come direbbe Benigni. Con la stessa accezione utilizzata da lui, ho individuato l’archè della mia astenia mattutina: il traffico.

Il traffico di dati, parole in libertà, vocio disturbante, in ufficio come in strada, virtualmente come nella reale banalità quotidiana. Il traffico di input discordanti, che ci obbliga ad operare ogni giorno in emergenza, senza definire la programmazione di obiettivi e conseguire l’evidenza dei risultati; senza, quindi, la prospettiva di costruzione del domani. C’è così tanto traffico, che non riesco ad intravedere il futuro oltre il rombare dei motori e il frastuono delle voci.

C’è così tanto traffico, che non riesco ad arrivare in tempo per operare al meglio nel presente.

Restiamo imbottigliati dentro banali conflitti e ragnatele infauste piuttosto che reti produttive, dentro vuoti di autorevolezza e competenze, in ogni settore, nel micro e nel macrosistema.

Ci perdiamo nel traffico di polemiche inutili sul significato da attribuire alla luna che decora l’Albero di Natale realizzato dai bambini delle scuole e dimentichiamo gli obiettivi educativi da privilegiare; non riconosciamo più ruoli e autorevolezza alle figure apicali, agli educatori, ai medici, agli amministratori, al di là delle azioni compiute.

Ostacoliamo l’attività gestionale della città, sostituendoci a TAR, Consiglio di Stato e persino lasciando decadere in maniera improvvida il Consiglio Comunale, ma restiamo silenti su veleni industriali e Sistema Siracusa, il cui blob malefico si estende sul territorio nazionale. Lasciamo che fondi europei e programmazione sul e per il territorio, riqualificazione turistica e culturale, risorse e beni siano travolti dal traffico di inefficienza amministrativa, politica poco lungimirante e pianificazione vengano annullati dal traffico di interessi clientelari, economici e di fazioni politiche, che non hanno affatto tra le proprie priorità il bene della città.

Vediamo con amarezza la comunità svuotarsi della migliore gioventù e non creiamo per e con loro le condizioni perché venga effettuata un’analisi sistemica di mercato e una sinergia tra le qualifiche professionali e le esigenze del territorio che ne consentano lo sviluppo, intenti a mantenere il traffico di organismi e associazioni presiedute sempre dagli stessi vecchi ragazzi che tentano di trovare risposte a domande mal poste, senza costruire visioni sistemiche e occasioni di crescita.

Alimentiamo le critiche vuote, volgendo la nostra attenzione su papere spostate e piazze violate, ma niente diciamo in merito alla mancata riqualificazione urbanistica di una città senza verde e senza marciapiedi, soffocata dal traffico di palazzi semivuoti, realizzati dentro una bolla speculativa che porta solo miseria valoriale e culturale; pretendiamo che tutto funzioni, ma non ci indigniamo abbastanza del traffico di sacchetti d’immondizia abbandonati sul ciglio delle strade e della condizione di abbandono degli edifici scolastici.

Ci indigniamo, sempre e comunque, spesso senza sapere bene perché e per cosa, incapaci di comprendere davvero fattori e corresponsabilità, con il solo obiettivo di trovare colpevoli del degrado, che siano sempre altro e altrove da noi, da bravi automobilisti che si lamentano del traffico mentre stiamo fermi in tripla fila.

E nei miei giorni caotici, il traffico tristemente aumenta, come la povertà. E non solo materiale.