Amara-Calafiore-Frontino: vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia

 

Al ritmo della nota canzone di Caparezza l’Open Land della famiglia Frontino ha trasferito la sua sede in Puglia, precisamente a Taranto.

Nella stessa provincia, in quel di Martina Franca, il duo Piero Amara-Giuseppe Calafiore aveva già trasferito alcune società della loro rete magliara e se stessi.

Dalle indagini a suo tempo effettuate dalla Guardia di Finanza, nell’ambito di uno dei filoni d’inchiesta condotti dalla Procura di Roma, l’avvocato Amara dal 1° gennaio 2016 risultava fiscalmente domiciliato a Martina Franca in via Sant’Eligio 6. Allo stesso indirizzo erano state trasferite le sedi legali delle società Da.Gi. srl, Entropia Energy srl e P&G Corporate srl, le cui lettere P e G – si noti il vezzo – stanno per Piero e Giuseppe. Dalle stesse indagini venne inoltre accertato che l’avvocato Calafiore, dal 23 maggio 2017, aveva spostato il luogo di esercizio del proprio studio al medesimo indirizzo di Martina Franca. Ma dai controlli e dalle perquisizioni effettuati dalle Fiamme Gialle si sarebbe trattato di spostamenti fittizi.

Il globe trotter Amara, comunque, in Puglia, almeno per un periodo, è stato di casa.

A cominciare dal suo rapporto con l’attuale Procuratore della Repubblica di Taranto Carlo Capristo, lo scorso luglio iscritto dai magistrati della Procura di Messina nel registro degli indagati per abuso d’ufficio.

Le accuse si riferiscono al periodo in cui Capristo era a capo della Procura di Trani e riguardano la vicenda dell’esposto anonimo sul presunto complotto contro l’Eni e l’amministratore delegato Claudio Descalzi, recapitato alla Procura di Trani e da questa girato a quella di Siracusa. Operazione secondo gli investigatori finalizzata a depistare un’altra inchiesta: quella della Procura di Milano sulle maxi tangenti che l’Eni avrebbe pagato in Nigeria.

Amara – allora avvocato esterno dell’Eni – avrebbe avuto un ruolo chiave, tra l’altro corrompendo il pm (poi radiato) Longo che aprì a Siracusa un fascicolo d’indagine sulla base dell’esposto farlocco costruito a tavolino per intralciare l’indagine sull’Eni dei magistrati milanesi.

Amara e Capristo si sono poi rivisti a Taranto durante la trattativa per l’Ilva.

Negli incontri, avvenuti nel 2017, fra la Procura di Taranto guidata da Capristo e i legali dell’Ilva c’era infatti pure l’onnipresente Piero Amara. Incontri attraverso i quali si raggiunse un accordo di patteggiamento per i commissari straordinari della società finiti sotto processo.

Amara, che di patteggiamenti è un esperto, diede il suo contributo. Ma la pena patteggiata è stata in seguito rigettata dalla Corte d’Assise di Taranto in quanto ritenuta troppo bassa rispetto alla gravità delle accuse.