Ad un mese dal pateracchio del voto scriteriato sul bilancio consuntivo, dello scioglimento del consiglio sembra non fregare più niente ad alcuno

 

Anche ‘u scuppiùni (o è una lucertola?) che da quattro secoli osserva piazza Duomo dall’alto, scolpito in un angolo del cornicione di palazzo Vermexio, conferma che mai s’era visto un civico consesso così cillè. Naturalmente senza offesa per nessuno, parlando in generale e pure in colonnello e giù fino a caporale, perché “siamo uomini e non caporali” – Totò docet – come qualche consigliere del fu consiglio comunale potrebbe affermare a buon diritto e financo a rovescio.

La storia è nota: il consiglio comunale di Siracusa ha deciso di sciogliersi, più rapidamente di un ghiacciaio a causa del cambiamento climatico. Ma in questo caso la colpa non è stata del surriscaldamento globale quanto del cassariamento totale di un gruppazzo di consiglieri comunali, l’élite dei cillè di cui sopra che, più confusi che persuasi, alcuni persino a loro insaputa, hanno causato la bocciatura del rendiconto 2018 presentato dalla giunta guidata dal sindaco Francesco Bike Italia.

Si sono certamente distinti quei consiglieri di presunte maggioranza e opposizione che – chissà per quale strategico disegno – avevano deciso di far mancare il numero legale dei presenti e far rimandare la votazione sul bilancio consuntivo. Ma non sapendo far funzionare le calcolatrici dei propri smartphone e privi di un pallottoliere di emergenza, i suddetti hanno sbagliato a far di conto: sul totale di 32, 15 erano assenti e i restanti 17 costituivano una maggioranza valida. Lo avrebbe capito persino Cicciu ro passeggiu Talete, recordman aretuseo dei rimandati in matematica di tutti i tempi.

Era venerdì 8 novembre ma a quel consiglio comunale è mancato almeno un venerdì: cinque hanno votato sì a favore del bilancio, una si è astenuta e 11 hanno votato no. Forse erano tutti convinti di quello che stavano facendo, forse no. A uno di sicuro non poteva fregare di meno del rischio concreto di decadenza del consiglio comunale e di concludere la propria esperienza di consigliere: Paolo Ezechiele Lupo Reale, il cui unico interesse è vincere il ricorso presentato al Tribunale amministrativo regionale sulle irregolarità che, secondo lui, si sarebbero verificate durante le votazioni e le operazioni di spoglio delle elezioni amministrative del 2018. Se il Tar gli dà ragione vanno a casa anche Italia e i suoi assessori e forse Reale si candiderà per la terza volta a sindaco perché non c’è due senza tre, scoppole elettorali incluse.