La deposizione è durata un paio d’ore. Si riprenderà l'otto gennaio e sarà sentito l'avvocato Calafiore

 

L'ennesima tranche messinese del cosiddetto Sistema Siracusa ha visto l'avvocato Pietro Amara salire sul banco dei testimoni a Messina nel processo che vede imputato, tra gli altri, l'executive manager di Pinerolo, Ezio Bigotti. Il collegio, presieduto da Letteria Silipigni, ha mostrato grande interesse per le dichiarazioni dell'avvocato-faccendiere che, nel frattempo, ha risolto con il patteggiamento molti guai giudiziari, al contrario del collega Giuseppe Calafiore che, come prevedibile e dopo il no al patteggiamento da parte del gup Danilo Moffa, non si è presentato a Palazzo Piacente, adducendo problemi sanitari.

Bigotti è coinvolto nell'inchiesta sulle tangenti Eni e sono state le intercettazioni della Guardia di Finanza sulle utenze di Amara e Calafiore a chiamarlo in causa.

La deposizione di Amara è durata un paio d’ore, con la quasi totalità della conferma delle dichiarazioni messe a verbale a suo tempo dai magistrati messinesi, in particolare dal pm Antonio Carchietti, che è di fatto il titolare anche di queste indagini. Ma è intervenuta anche la pm Federica Rende, che ha voluto (e ottenuto) parecchi chiarimenti sul senso di certe conversazioni. E in particolare della telefonata nella quale, commentando la notizia dell’archiviazione dell’inchiesta Eni, il professionista chiede il pagamento della fattura.

Amara ha però specificato che Bigotti non era al corrente del fatto che l’archiviazione era stata ottenuta grazie alla corruzione del giudice, ha escluso esplicitamente di averglielo comunicato, e ha affermato che la fattura era relativa ad una precedente prestazione professionale, effettivamente svolta.

Per la difesa di Bigotti l'avvocato Nino Cacia - ha difeso il povero D'Anna, il primo dei giornalisti coinvolti a Messina nella vicenda dell'ex giudice Maurizio Musco, che si ritenne diffamato - una testimonianza ritenuta "utile e positiva".

Si riprenderà l'otto gennaio e sarà sentito l'avvocato Calafiore. Il processo vede imputati, oltre Bigotti, i commercialisti Mauro Calafiore, Vincenzo Ripoli e Francesco Perricone e Cesare Pisello, difesi dagli avvocati Carmelo Peluso, Nino Favazzo, Antonello Scordo e Cesare Placanica

Ezio Bigotti, chi è

Il noto imprenditore pinerolese Ezio Bigotti, ex presidente del gruppo Sti, era finito ai domiciliari lo scorso febbraio. A eseguire il provvedimento restrittivo emesso dal gip del tribunale di Messina, Maria Militello, su richiesta della Procura guidata da Maurizio de Lucia, i finanzieri del Comando Provinciale di Messina. Insieme a Bigotti era finito ai domiciliari Massimo Gaboardi, ex funzionario dell'Eni. Il provvedimento si inseriva nel quadro di una maxi inchiesta condotta dalle Procure di Roma e Messina che portò al fermo di 15 personaggi eccellenti (avvocati, tra cui l'ex legale di Bigotti, Piero Amara, imprenditori e magistrati) per le ipotesi di due associazioni a delinquere dedite alla frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e corruzione in atti giudiziari.

Quello che è stato poi definito il "Sistema Siracusa" creato per condizionare indagini e pilotare sentenze.

Ezio Bigotti era già stato oggetto di un provvedimento analogo emesso il 6 febbraio 2018, con l'accusa di false fatture per una cifra sui 60mila euro e bancarotta fraudolenta relativa al fallimento della "Ge.Fi Fiduciaria Romana srl", in seguito al quale il Tribunale aveva posto il sequestro di 41 milioni di euro dai conti dell'immobiliarista. Gli arresti domiciliari nella sua villa di S. Pietro Val Lemina furono poi revocati il 3 dicembre 2018.

Bigotti è stato a capo della Sti, gruppo immobiliare aggiudicatario di numerose commesse della Centrale di acquisti del Tesoro (Consip), alcuni dei quali sono al centro dell'inchiesta che ha fatto emergere le ipotesi di corruzione, sempre respinte dall'imprenditore. Questi, dopo il primo arresto, aveva lasciato la carica di presidente e si era dimesso da tutti gli organi amministrativi di tutte le società della holding: una galassia assai articolata che conta 19 aziende controllate e collegate (tra cui spiccano EXITone e Gestione Integrata), tremila clienti, 230 dipendenti e 40 milioni di fatturato.