Assenti molti imputati, hanno deposto Santo Marescalco, funzionario comunale da 22 anni in Procura, e l’ing. Fulvio Delucchi che ha parlato della Cisma

 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Il processo Sistema Siracusa si trascina stancamente, complici i disservizi del Tribunale di Messina. Il collegio presieduto da Mario Samperi (a latere Pagana e Misale), che dal 2 dicembre andrà a dirigere il Tribunale di Patti, riesce a metterci una pezza ma poi deve arrendersi alle esigenze degli avvocati romani e dei consulenti: hanno l'aereo da Catania, sull'autostrada piove e così si riprenderà con due udienze consecutive il 15 e 16 gennaio 2020. Alle corte: hanno potuto deporre soltanto Santo Marescalco, 22 anni in Procura a Siracusa da funzionario comunale distaccato, e l'ingegner Fulvio Delucchi da Novi Ligure. A dire il vero è stato sentito per pochi minuti anche il perito trascrittore Roberto Genovese, al quale è stato liquidato un onorario di poco meno di 5000 euro.

Assenti molti imputati, non direttamente interessati dalle deposizioni dei consulenti tecnici. Su tutti Denis Verdini, già anima di ALA. Dunque, tocca a Marescalco, che inizia a deporre alle 12,16 (udienza fissata alle 11). Il suo intervento e gli atti a sua firma rischiano di essere vanificati dopo l'intervento dell'avvocato Tamburino in difesa dell'imputato Verace: "Non c'è alcun atto di delega del procuratore Giordano, Marescalco non è un consulente tecnico e non si capisce a che titoli sia nel processo". La Corte ci mette un paio di minuti per legittimare Marescalco. Che ha avuto deleghe varie dall'allora procuratore Francesco Paolo Giordano e ha puntualizzato molte cosette sull'affare Fiera del Sud-Open Land.

Partendo da quanto messo a modello 44 da parte della Procura aretusea, dalle deleghe affidategli dai pm Maurizio Musco e dal collega Salvatore Palmeri, con il Nucleo Tutela dei carabinieri a sostegno. Chiarisce il pm Antonio Carchietti (la Rende e la Arena coccolano uno stagista, ndr): atti in esame di sola fattura aretusea. Insomma, chiesti e ottenuti da quella Procura e acquisiti. L'imputato di riferimento è l'ingegnere Mario Verace e nel mirino del geometra Marescalco finiranno le distonie e le totali difformità dei titoli in quota Soprintendenza.

Si entra nel tecnico ma il teste tiene botta alle difese di Verace (avvocati Tommaso Tamburino e Paolo Galante), a volte il suo "non sono d'accordo" sembra mettere in dubbio le conoscenze specifiche dei legali fino alla diatriba su variante essenziale e variante non sostenibile. Fugaci riferimenti all'attività lobbistica della solita Frontino e ripetuti passaggi sull'ingegner Fabrizio Scicali e varie polemiche sulla conformità o meno dell'opera. Noiosi i continui richiami a leggi edilizie, commi vari e finezze linguistiche sulle norme in vigore, non sempre adottate in Sicilia.

Poi tocca all'ingegner Fulvio Delucchi, da Novi Ligure, non proprio un fenomeno come capacità di sintesi. Il suo compito è stato quello di verificare e ribaltare varie perizie e decisioni pro CISMA a Melilli. Chimico, esperto di VIA e AIA, ha puntato il dito sulla discarica fuori legge di Fornelli, con un balletto di cifre su metri cubi, trattamento di rifiuti, adeguamenti e potenzialità, miscelazioni. Delucchi non ha mai operato sul campo, ha messo in piedi la consulenza su atti altrui: dal NOE alla Provincia di Siracusa, all'Arpa. Delucchi ha verificato le incongruenze della consulenza del professor Vincenzo Naso, ingegnere aerospaziale, e ha rintuzzato pure lui le insistenti e non sempre puntuali richieste di chiarimenti della difesa. Estenuante il duello sull'indagine dei catalizzatori, sui sopralluoghi, su conoscenze negate dal teste. "Non faccio domande a tranello e neppure sono domande suggestive", si è difeso uno dei legali del professor Naso. Ma il match è stravinto da Delucchi che insiste: "Ci dovevano essere tre capannoni e non quattro. Sanare non significare aver eliminato i dubbi sull'AIa. Si tratta di titoli non legittimati. E non mi sono interessato del dopo".

Incarico catanese datato 17.2.2015 su incarico della dottoressa Vinciguerra. Il Collegio invoca il tempo di un break. Si doveva riprendere alle 16, l'aula della Corte d'Assise - dove si è tenuta l'udienza - viene però utilizzata per due "direttissime", si arriva alle 17,16 e ...non si possono perdere gli aerei; così si va a gennaio.