Una lezione che serva alla Città per meditare meglio su come e da chi farsi rappresentare

 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Per un giornale quindicinale parlare di argomenti del giorno, già ampiamente e più volte trattati dai quotidiani, significa essere ripetitivo o in ritardo. A meno che non si abbiano argomenti nuovi o si voglia affrontare il tema da posizioni diverse per offrire al lettore ulteriori elementi di approfondimento e nuovi spunti di riflessione. Ed è con questo intento che parlando dello scioglimento del Consiglio Comunale abbiamo provato ad analizzare anche noi l’argomento ma evidenziando aspetti che non abbiamo trovato negli altri media.

Per esempio: è opinione diffusa che “gli avversari” del Sindaco abbiano votato contro l’approvazione del Bilancio Consuntivo 2018 facendo dunque decadere il Consiglio Comunale. Di conseguenza è opinione comune che gli “alleati”, gli amici del sindaco hanno votato a favore dell’approvazione del Bilancio Consuntivo ma non avevano i numeri sufficienti. Ma è andata veramente così? Così come appare conseguenziale che i bocciatori del Bilancio hanno scelto coscientemente di decadere da consiglieri. Ma è veramente così?

Ancora: è opinione comune che in consiglio comunale ci fossero i consiglieri (gruppi) facenti parte di una “maggioranza” o coalizione fedele al sindaco e i consiglieri (gruppi) facenti parte dell’opposizione. Ma era veramente così?

Oppure: appare logico ed usuale immaginare che, in seguito al ballottaggio, in consiglio ci fossero i consiglieri “amici” di Ezechia Reale da una parte e quelli “amici” di Francesco Italia dall’altra. Oltre ai consiglieri del M5S (che tuttavia anche loro erano 3 da una parte e 2 per conto proprio). È una immagine corretta?

Nei numeri precedenti abbiamo ampiamente e dettagliatamente illustrato la composizione del consiglio comunale. L’evoluzione che ad un anno dall’insediamento esso ha avuto (i cambi di casacca, quasi nessuna delle liste elette è presente come gruppo, oppositori che sono diventati maggioranza e maggioranza che è diventato oppositore).

Per facilitare, dunque, una maggiore comprensione di ciò che è avvenuto in data 8 novembre, durante il Consiglio Comunale che rimarrà nella storia e anche nella geografia politica siracusana, abbiamo provato a descrivere nei dettagli chi ha votato come e chi ha causato il mesto sciogliete le righe di un’assemblea più confusa che persuasa:

Moena Scala (M3S) si è Astenuta (come di regola per il Presidente del Consiglio)

in 11 (dell’Opposizione) hanno votato NO:

Federica Barbagallo (Forza Italia), Mauro Basile (Con Vinciullo), Sergio detto Tony Bonafede (Gruppo Misto, forse), Giovanni Boscarino (Forza Italia), Francesco Burgio (M3S), Alessandro Di Mauro (Forza Italia), Chiara Ficara (M3S), Ezechia Reale (Progetto Tecnico), Silvia Russoniello (M2S), Roberto Trigilio (M2S), Cetty Vinci (Gruppo Misto)

in 5 (della Maggioranza) hanno votato :

Andrea Bucchieri (Verdi), Simona Cascio (Gruppo Misto/L&C), Carlo Gradenigo (Gruppo Misto/L&C), Carmela detta Pamela La Mesa (Gruppo Misto/Pd), Simone Ricupero (Gruppo Misto)

in 3 erano ASSENTI (2 della Maggioranza, 1 dell’Opposizione):

Curzio Lo Curzio (Progetto Tecnico), Enzo Pantano (Italia Viva), Laura Spataro (Italia Viva)

in 6 della Maggioranza sono USCITI dall’aula prima del voto:

Michele Buonomo (Verdi), Salvatore Costantino Muccio (Verdi), Gaetano Favara (Amo SR), Carlo Torres (Amo SR), Michele Mangiafico (Amo SR) Antonino Trimarchi (Italia Viva)

in 6 dell’Opposizione sono USCITI dall’aula prima del voto:

Fabio Alota (Con Vinciullo), Salvatore Castagnino (Con Vinciullo), Chiara Catera (Gruppo Misto), Giuseppe Impallomeni (Gruppo Misto), Ferdinando Messina (Forza Italia), Francesco Zappalà (Progetto Tecnico)

Siamo dunque sicuri che si è veramente votato con l’intento chiaro e risoluto di far decadere il Consiglio? È veramente da imputare tutta alle forze di opposizione la responsabilità di quanto avvenuto? Come mai 3 consiglieri (2 della maggioranza) erano assenti ad una così importante assise? Come mai 12 consiglieri (di cui 6 della maggioranza) sono usciti prima del voto? Qual è la posizione del gruppo di Italia Viva nei confronti del sindaco e dell’Amministrazione? E quella dei Verdi? I consiglieri di Lealtà e Condivisione si sono resi conto che in Consiglio valgono più le strategie di bassa politica che le scelte di principio? Il voto (e il comportamento) della maggioranza dei consiglieri, era veramente rivolto al Bene della città, all’interesse primario? O piuttosto a meschinerie, a giochini personali, a confuse e deleterie strategie di potere e di interesse personale?

Che la città sappia, apra gli occhi e rifletta bene.

Che non passi inosservato inoltre quanto marchingegnato il giorno dopo dai vari politici e politicanti per evitare una frittata ormai cucinata e risultata amara ed indigesta per gli stessi autori. Un esempio, fra tutti, la nota diffusa dal gruppo “Vinciullo”: “Per dimostrare che non vi è alcun attaccamento alle poltrone da parte nostra, rinunciamo al gettone di presenza fino al termine del mandato nel caso in cui il Commissario, ascoltate le nostre ragioni e le nostre considerazioni, dovesse riconvocare il Consiglio Comunale”. Ci esimiamo dal commentare. A leggerla rimaniamo esterrefatti e sbigottiti, per non dire amminghioluti.

Dunque Siracusa senza Consiglio. Un fatto straordinario mai avvenuto prima: un’amministrazione senza confronto, senza dibattito e senza controllo. A parte la tragedia (o la farsa) guardiamo al lato positivo. Intanto ci risparmieremo squallidi show dalla sala Vittorini: meno propaganda urlata e politica isterica e più dibattiti e confronto civile in società. Magari ne guadagnerà il bilancio comunale: i soldi risparmiati dal consiglio potrebbero servire a far funzionare meglio gli asili nido, o altri servizi alla persona. Magari si potranno realizzare altri spazi verdi, rendere fruibile e funzionale Balza Acradina, mettere in sicurezza le scuole o migliorare un arredo urbano inesistente o fatiscente o tappare le buche delle strade. Chissà.

Forse i prossimi tre anni senza consiglio serviranno agli elettori per comprendere meglio l’arcano mondo della politica, specie di quella di basso cabotaggio locale. Forse questi tre anni serviranno alla città, per digerire e metabolizzare questa esperienza. Bisogna che la ferita lasci il segno, e che in tre anni si possa riflettere bene su chi mandare in futuro a rappresentarci. La Città non merita questo. O forse sì, se la gente per bene, capace e onesta continua ancora a voltarsi dall’altra parte, a lasciare la gestione pubblica e la rappresentanza politica ai soliti marpioni o a poveri sprovveduti. Che ci serva da lezione.