Il pensatore che, più di altri, ha saputo offrire significativi spunti di riflessione su questo tema: basti solo pensare al suo recente saggio «Le parole della cura. Medicina e filosofia»

 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Nell’ambito della Giornata mondiale della Filosofia che, annualmente, ricorre nel mese di novembre Umberto Curi, prof. emerito di storia della filosofia contemporanea presso l’Univ. di Padova, terrà una Lectio sul tema FILOSOFIA E CURA. Le due associazioni promotrici dell’iniziativa sono Nuova Acropoli e il Collegio siciliano di Filosofia, che da anni collaborano a questa ricorrenza.

Il prof. Curi è molto noto e apprezzato dagli ambienti culturali di Siracusa, frequentando annualmente la città oramai da diversi decenni, grazie alle iniziative promosse dal Collegio siciliano di Filosofia. La Giornata mondiale della Filosofia, lungo le diverse edizioni di questi ultimi anni, ha sempre messo a tema una “parola-chiave” – Eros, libertà, Bellezza, crisi, vita, amicizia, ecc. –, attorno a cui invitare a riflettere il pubblico di giovani, studenti, insegnati e cittadini comuni, accorsi sempre numerosi. Il tema del 29 novembre è il rapporto tra “Filosofia e cura/salute”.

Certamente, Umberto Curi è lo studioso, il filosofo che, più di altri, ha saputo offrire significativi spunti di riflessione su questo tema: basti solo pensare al suo recente saggio «Le parole della cura. Medicina e filosofia», pubblicato da Raffaello Cortina, in cui l’autore, in un lavoro esegetico che parte dalla filosofia greca, dai miti (la Medusa, Asclepio, a Prometeo, ecc.) sino al greco Ippocrate, considerato il padre della medicina e che, ancora oggi, per tutti i medici continua a costituire un punto etico irrinunciabile, dal momento che essi si avviano ad esercitare l’importante professione compiendo quel “giuramento ippocratico”, a conferma di finalizzare la loro competenza alla “cura” del malato e alla salvezza (quando possibile) della vita umana – giunge anche agli aspetti “psicologici” della “cura”, o a quella dimensione “tecnica” della medicina – la chirurgia e “il lavoro delle mani” del chirurgo – che grazie agli straordinari avanzamenti clinico-scientifici ha raggiunto traguardi impensabili.

Ma qual è il “destino della chirurgia”? Anche questo è un tema che Umberto Curi proverà a sviscerare nel corso del Convegno. Interverrà ai lavori anche il dr. Fulvio Giardina, Presidente nazionale dell’Ordine degli psicologi.

 

Remo Bodei, il filosofo mite e gentile. cittadino onorario di Siracusa

Remo Bodei è stato uno tra i pensatori più raffinati e colti che hanno animato e segnato la ricerca filosofica del secondo ‘900 europeo, consegnando un lascito di pensiero straordinario e illuminante anche in questi primi due decenni del nuovo secolo. Profondo conoscitore del pensiero filosofico, fin nei suoi dettagli più riposti, senza trascurare autori anche poco conosciuti – basti vedere la sterminata biografia che scandiva ogni suo libro: da quelli più intensi e corposi, come Geometria delle passioni (a partire da Spinoza, una fenomenologia del plesso “passioni/ragione” nella lunga configurazione dell’umano), del 1991, a quelli “minori” come il libricino Limite del 2016. Non v’era ambito conoscitivo (psicanalisi, estetica, sociologia, antropologia, letteratura, scienze, ecc.) che Bodei tralasciasse. Anzi, vi era in lui la consapevolezza che solo attraverso il viaggio all’interno di quel multiversum che scandisce la cultura umana in tutte le sue sfaccettature, fosse possibile costruire una “concettualizzazione” in grado di padroneggiare l’oggetto studiato. Cito due testi, a mio avviso straordinari: il corposo “Destini personali. L’età della colonizzazione delle coscienze”, del 2002, e Piramidi di tempo. Storie e teoria del déjà vu”, del 2006. Profondo conoscitore di Hegel e del pensiero hegeliano, come pochi, Bodei ha consegnato un ‘lascito’ che costituisce una delle più straordinarie interpretazioni sul padre dell’Idealismo tedesco: il saggio «Sistema ed epoca in Hegel» del 1975, da Bodei opportunamente riproposto in una nuova veste e contenuti, col Mulino nel 2014, col titolo «La civetta e la talpa»: la prima – che come la Nottola di Minerva “s’alza in volo sul far del tramonto” –, incarna la filosofia che giunge sempre “a cose fatte”, non può precorrere il suo mondo attuale, ed altro non è che «il proprio tempo appreso con il pensiero». La talpa, invece – che scava sottoterra – incarna metaforicamente quei sommovimenti che agiscono sotto la pelle della storia, generando quelle trasformazioni che preludono così ad un mondo nuovo e ai cambiamenti sociali. La dialettica, che costituisce il dispositivo di tensione del processo storico, non ha affatto una logica “sintetica” o conciliante: di padroneggiamento pieno della storia – questo l’Hegel di Bodei! –, perché nei mutamenti che si vanno affermando, il “negativo” sporge sempre come possibilità. Merita di essere ricordato anche il fondamentale «Scomposizioni. Forme dell’individuo moderno», Einaudi 1987 (a mio modesto avviso, uno dei suoi lavori più belli). Ho conosciuto Bodei nel 1989, esattamente trent’anni fa, in primavera a Siracusa, in occasione di un importante convegno di studi filosofici – “Il tragico antico e il tragico moderno”. L’idea del Convegno era nato a Venezia da una chiacchierata tra me e Massimo Cacciari, l’anno precedente, ai margini di un Convegno filosofico-politico cui avevo partecipato. Bodei e gli altri relatori – tra cui, Cacciari, Umberto Curi, Roberto Esposito, Pietro Barcellona Nadia Fusini, Sergio Givone, Vincenzo Vitiello, Adriana Cavarero, Bruno Montanari, lo spagnolo Mariano Maresca – erano stati ospiti a Siracusa per un Convegno molto intenso (l’Editore Laterza pubblicherà nel 1991, in una prestigiosa collana, gli Atti con il titolo Metamorfosi del tragico fra classico e moderno, a cura di Umberto Curi). Remo, sin dal primo giorno, mi aveva invitato a darci del tu e da quel momento iniziava un’amicizia che s’è venuta consolidando lungo un percorso di frequentazione ricorrente, a Siracusa o in incontri filosofici in altre città, come a Modena, dove nel 1999 la sua straordinaria “inventio” dava vita al “FestivalFilosofia”, che costituisce uno degli eventi culturali più importanti del paese. Costituito il Collegio siciliano di Filosofia, questa amicizia coinvolgeva anche Elio Cappuccio, sì che tra noi tre – tra Convegni sul “tragico” nel contesto delle Rappresentazioni classiche e la ricorrenza degli appuntamenti annuali del Premio di Filosofia “Viaggio a Siracusa”, inaugurato nel 1999 – s’inauguravano occasioni conviviali che alternavano discussioni teoretiche al racconto di aneddoti, episodi e racconti vari, da cui emergeva un tratto significativo della personalità di Remo Bodei: la sua divertita, divertente e sagace ironia, la sua disponibilità a conversare su pensieri “alti” e saperi “bassi”. Conversando con Bodei affiorava sia la sua immensa conoscenza del pensiero filosofico che l’eleganza e profonda umanità del suo relazionarsi con gli altri. Bodei ha davvero incarnato la figura “dialogante” del filosofo, offrendo – oltre e lontano da ogni “erudizione” – il senso profondo di ciò che significa “pensare”. Lontanissimo da quella “boria dei dotti”, bollata già da Giambattista Vico, Bodei ha rappresentato uno di quei rari filosofi che hanno saputo offrire l’immagine più nitida della libertà del pensare, e della filosofia come forma per «coltivare l’umanità», per dirlo con la grecista Martha Nussbaum. Alfonso Maurizio Iacono, filosofo e amico di Remo, ricordando la sua figura, ne ha colto il tratto più genuino, scrivendo che Bodei era dotato di «un’erudizione sterminata e una grande disponibilità nelle relazioni con gli altri, come se volesse farsi perdonare dell’incredibile quantità di cose che sapeva». L’ultimo suo lascito è un corposo volume, da poco edito dal Mulino, «Dominio e sottomissione. Schiavi, animali, macchine, intelligenza artificiale». In esso, Bodei ha condensato le sue ultime ricerche e riflessioni filosofiche – lo scorso 5 dicembre 2018, lo stato iniziale della sua malattia non gli aveva consentito di essere a Siracusa, in occasione del Convegno della XVI edizione del Premio di filosofia “Viaggio a Siracusa”, il cui tema era appunto “L’intelligenza artificiale”: su cui certamente avrebbe deliziato, come sempre, il pubblico presente. Docente per oltre tre decenni alla Normale di Pisa – ad Heidelberg, dove aveva soggiornato a lungo, aveva avuto maestro Hans Georg Gadamer –, Bodei aveva tenuto lezioni nelle Università di tutto il mondo, mentre negli ultimi dodici anni aveva insegnato all’Univ. di Los Angeles, ed era legato da grande affetto alla nostra città. Circa quindici anni fa gli era stata conferita la Cittadinanza Onoraria, in occasione della Sindacatura di Titti Bufardeci. La morte di Remo Bodei lascia un vuoto incolmabile nella cultura italiana e mondiale. La nostra città ne saprà ricordare la figura e il pensiero.