Un uomo sul lastrico, dubbie concessioni, vincoli ineludibili, strane proposte di acquisto Carmelo Guarino: “Sono disperato, mi stanno istigando a un gesto folle o al suicidio”

 

La civetta di Minerva, novembre 2019

Il giro delle sette chiese. Carmelo Guarino ha bussato a più porte. Ha pensato che, arrivato al punto in cui è, solo il clamore mediatico può (forse) salvarlo. E ha contattato così anche noi della Civetta dopo La Sicilia, dopo altre varie testate giornalistiche. In fondo siamo quelli dell'inchiesta sulla Procura e lui sostiene che anche nel suo caso, in qualche modo, c’entra il Sistema Siracusa, quei magistrati.

Chissà che non si riesca attraverso queste pagine ad avere giustizia, si sarà detto.

Incontriamo un uomo disperato che preoccupa per quella sua determinazione - così appare - ad avere giustizia a ogni costo. "Forse costringerò Chi l'ha visto ad occuparsi del mio caso. Se scomparissi la Sciarelli ne indagherebbe le cause, chiederebbe i motivi di un gesto sconsiderato. O forse potrei fare qualcosa di estremo: farmi saltare in aria. Ma dove: al Comune di Priolo o in Tribunale?"

Difficile procurarsi l'esplosivo, commentiamo per stemperare.

"La benzina! Mi do fuoco. Tanto che campo a fare? Neanche gli strozzini mi hanno sparato. In fondo lo avrei voluto. Ma ho anche paura per i miei due figli, di diciassette e vent’anni".

Una famiglia, - racconta - travolta da un investimento sbagliato: un grande centro sportivo – “Del valore di 5 milioni” dice -. Un centro autorizzato nel 2001 dal Comune di Priolo a fianco al Palaenichem. Non lo evidenziamo al momento ma pensiamo che forse il signor Guarino, che da proprietario di un distributore Q8 si è improvvisato costruttore, qualche garanzia che tutto sarebbe andato a buon fine l'abbia avuta da chi si è sentito onnipotente. È quello che purtroppo è successo e continua a succedere in Italia non solo al Sud, e dal 2017 il disastro in questo senso più emblematico, 29 vittime, è quello di Rigopiano, dell’albergo realizzato a valle di un canalone, là dove probabilmente non avrebbe mai dovuto essere costruito nonostante i permessi amministrativi, sommerso da una slavina.

Nel 1997 decisi di vendere il mio distributore e di investire in una struttura sportiva e dare un punto ricreativo a tanti giovani di questo paese. Presi contatti con l’ufficio tecnico del Comune di Priolo al fine di poter individuare un lotto di terra … Fu individuata come area sportiva quella sita in San Focà tra il palazzetto dello sport e la via Pirandello” scrive nella sua ultima querela del luglio scorso, presentata ai Carabinieri “nei confronti dei responsabili dei reati che si possono ravvisare nei fatti esposti”.

Quindi la documentazione era in regola, così come di fatto riconosceranno sia il notaio del signor Guarino sia i funzionari della banca nel concedere il mutuo. Nel prg del 1993 la destinazione di quell’area è ben definita: impianti sportivi. Da qui la concessione edilizia, prima per il centro sportivo e poi per la piscina, e successivamente, nel 2005, il certificato di agibilità per il centro.

Ed è proprio il 2005 l’anno in cui iniziano i problemi. Uno smottamento dovuto alle forti piogge fa “scoprire” al Comune che il campo di calcio pubblico, sovrastante il lotto dove si sta realizzando la piscina, è contaminato da polvere di pirite. Un capitolo infinito, e vergognoso, quello della contaminazione da pirite a Priolo che ha strascichi ancora oggi - a giugno scorso, alla notizia di essere tra gli indagati proprio per la mancata bonifica dei luoghi contaminati, il sindaco Pippo Gianni ha commentato: “Si tratta di un atto dovuto essendo io in carica ma occorre accertare come hanno agito le precedenti amministrazioni e perché non siano riuscite a risolvere il problema. Già nel 2005 furono stanziati 18 milioni e mezzo di euro, somme sparite nel nulla”.

Nel 2005 quindi mentre da una parte l’amministrazione comunale chiude i propri impianti perché contaminati, dall’altra – secondo Guarino – non solo non gli viene comunicato nulla ma addirittura il Comune gli concede di procedere nelle importanti opere: una piscina coperta, due campi da calcio (uno a sette l’altro a cinque), un parcheggio e un’area ricreativa. “Eppure come evidenziato nella conferenza dei servizi l’inquinamento si era esteso anche al mio terreno!” commenta.

Solo un tentativo di vendita della piscina nel 2007 consente a Guarino di scoprire le tante, insanabili anomalie, delle proprie strutture: una parte di esse non mantiene la distanza prescritta da un traliccio di alta tensione e rientra nel perimetro dell’area Sin, da bonificare.

Per l’Arpa le sue non sono che “costruzioni abusive”!

Eppure, nonostante ciò, la giunta Toppi nel giugno 2008 delibera l’acquisto dell’impianto, di un impianto non in regola con le norme urbanistiche. Anzi, per essere più precisi, di un centro sportivo realizzato secondo le destinazioni d’uso di un piano regolatore che è esso non in regola con prescrizioni ineludibili.

Come sia possibile tutto ciò è uno dei misteri, non poco frequenti, della nostra terra.

La strana trattativa resta comunque in piedi anche con la nuova amministrazione guidata da Antonello Rizza al prezzo già concordato di due milioni e cento (la metà del suo effettivo valore secondo Guarino). E così nel bilancio 2010, nell’elenco delle utenze comunali, troviamo quelle relative allo Sport Center.

Dal 2010 in poi si assiste a scene degne del teatro dell’assurdo: il Comune non vuole più acquistare il centro perché “contaminato” e quindi pericoloso per la salute della popolazione; ne segue da parte del Guarino una dettagliata denuncia che resta però lettera morta; altri acquirenti prima si fanno avanti e poi cambiano idea; si arriva a un nuovo accordo con il Comune ma questa volta per un milione e 400mila, quanto potrebbe soddisfare la banca creditrice che ha avviato una esecuzione immobiliare; la successiva diversa proposta al ribasso dell’amministrazione, solo un milione, non soddisfa la banca creditrice e non si va avanti.

“A questa trattativa non partecipa direttamente Lo Sport Center che viene notiziato solo delle varie fasi della procedura – scrive nella querela Guarino – ma a mio avviso essa non era altro che una messa in scena da parte dell’Amministrazione per tentare di bloccare il mio esposto denuncia del 2011, inizialmente credo per salvaguardare i funzionari, tutti coloro che hanno concesso ciò che non si poteva evidentemente concedere solo a mio danno.

Anche la ripresa della trattativa da parte del Comune qualche mese dopo è stato un inganno. Ho una testimonianza diretta della truffa: il Comune, per poter riaprire il proprio campo di calcio, doveva costruire un muro di confine con il mio lotto ma non doveva risultare che dalla mia parte ci fosse pirite. Per creare una striscia di terra “pulita” avevano bisogno quindi della mia autorizzazione a lavorare dalla mia parte. Ecco perché riparte la trattativa con la banca a cui si fa credere di voler acquistare il polivalente per un milione e quattrocento. Costruito il muro tutto finisce, così come nulla si muove in Procura. Perché?

Nel luglio 2013 ho presentato allora un’altra querela che sembrava dovesse avere altra sorte e che invece ho saputo essere andata in prescrizione per lungaggini di cui bisognerebbe accertare le responsabilità”.

Ma è poi il 2017 che svela il vero arcano di una vicenda dai contorni paradossali, il momento in cui si scopre che tutta la procedura avviata nel 1997 poggiava sulle sabbie mobili, che tutti gli atti erano viziati da una discriminante insuperabile. Nel 2017, a seguito della richiesta di Guarino di posizionare tre container per la realizzazione di un impianto a biomassa (un nuovo progetto imprenditoriale avrebbe potuto portare alla sospensione dell’esecuzione immobiliare voluta dalla banca), l’amministrazione comunale - la stessa che aveva concesso le autorizzazioni a costruire, la stessa che aveva avviato le trattative per acquistare l’impianto sportivo dalle molte irregolarità - comunica che le aree del Centro, oltre ad essere troppo vicine all’elettrodotto e a ricadere in zona SIN, sono sottoposte a un vincolo archeologico di massima tutela.

L’area è quella delle catacombe di Manomozza e di un sepolcreto paleocristiano.

“Non solo! - racconta Guarino -. Nei miei confronti sembrava che ci fosse da parte dell’amministrazione Rizza una sorta di accanimento: verbali per aver bruciato sterpaglie non fatti però, per lo stesso motivo, ad altri a me confinanti; un invito a regolarizzare lo Sport Center che mi ha costretto a pagare una relazione tecnica che spiegava ciò che il Comune già sapeva, cioè che era impossibile far fronte a una simile richiesta; e ora uno sfratto per morosità da parte del Tribunale che mi ha colto in maniera del tutto inaspettata per mancati avvisi. E poi le minacce di morte perché la mia vicenda raccontata sui social, non da me, metteva in mezzo uomini politici che non si dovevano neanche nominare e ancora le accuse di essere io il responsabile di danni ad altre strutture sportive per indurre il Comune a comprare il mio impianto. Questo è tutto. Sono sul lastrico e sono in cura per il mio perenne stato d’ansia, ma non saranno certo i farmaci a ridarmi la salute”.

E ora? Forse a Priolo assisteremo all’ennesimo blitz dei giornalisti delle Iene che tanto, da noi, sono di casa perché riusciamo spesso a fornire vicende amministrative per lo più grottesche. Oppure – è la speranza di Guarino - la situazione verrà presa in mano dalla dottoressa Sabrina Gambino, procuratore capo di fresca nomina, le cui dichiarazioni al momento dell’insediamento hanno riacceso le speranze di chi ancora prova a credere nella Giustizia.