Fabio Granata, assessore alla Legalità e alla Trasparenza: “Recuperare quanto è dovuto alla città è un imperativo etico. L’amministrazione sta predisponendo gli ulteriori atti esecutivi”

 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Non al Comune ma alla città di Siracusa e ai suoi abitanti il gruppo imprenditoriale Frontino continua a negare la restituzione di soldi che non gli spettavano, che non erano dovuti: i circa 2.800.000 euro versati dal Comune all’Open Land. Lo chiariscono due sentenze del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia e, sul versante penale, le ricostruzioni investigative e processuali riguardanti il cosiddetto “Sistema Siracusa”.

Mentre al tribunale aretuseo periodicamente si susseguono le udienze del processo Fiera del Sud-Archia - che vede Rita Frontino e altri tre suoi collaboratori/dipendenti imputati a vario titolo di bancarotta fraudolenta, truffa e altri reati - il gruppo imprenditoriale, o ciò che ne resta, di cacciare i soldi di cui si diceva non ci pensa proprio.

Da più di un anno l’avvocato Nicolò D’Alessandro a nome del Comune ha notificato un decreto ingiuntivo per recuperare le somme che l’Open Land – società attualmente in liquidazione - avrebbe già da tempo dovuto tornare indietro. Ed invece – ma questo non stupisce per niente – contro il decreto ingiuntivo gli avvocati dei Frontino hanno presentato prima opposizione ricorrendo adesso in Cassazione. A sua volta il Comune dà l’impressione di agire con eccessiva lentezza. Nel senso che le strategie dilatatorie della famiglia Frontino e dei suoi legali non impediscono di dare seguito al decreto ingiuntivo, di renderlo effettivamente operativo ad esempio con azioni di pignoramento. Ma non risulta che finora l’amministrazione comunale abbia, a riguardo, dato mandato ai propri avvocati.

Ha intenzione di farlo? Lo abbiamo chiesto all’assessore Fabio Granata, che tra le sue deleghe ha quella alla Legalità e Trasparenza, il quale ci ha risposto così: “L’amministrazione comunale di Siracusa ha già notificato decreto ingiuntivo e sta predisponendo gli ulteriori atti esecutivi previsti dalle norme. Recuperare quanto dovuto alla città è un dovere, oltreché contabile, etico. La nostra giunta ha nella difesa della legalità e dei beni comuni la sua stella polare e sarà sempre presente nelle sedi dove questi valori si difendono”.

Di recente il consigliere comunale Michele Buonomo del gruppo Federazione dei Verdi ha presentato un’interrogazione per avere novità sulla restituzione di questi soldi. Un piccolo segnale d’interessamento in un contesto cittadino assolutamente indifferente, a cominciare dai silenzi di gran parte della politica, ed anche di quei settori di società più sensibili ai temi dei beni comuni e a quelli, spesso associati, della legalità. Purtroppo l’assenza di adeguato interessamento per un danno milionario arrecato al Comune e alla propria città – che poteva peraltro avere proporzioni ben maggiori – non viene percepito come sarebbe giusto e necessario.

UNA STORIA CHE DURA DA DIECI ANNI - Sono trascorsi ben dieci anni dall’inizio del duro contenzioso tra Comune e Open Land, avviato nel 2009 in seguito al diniego dell’ente al progetto di variante di concessione edilizia che la società aveva presentato, intendendo demolire e ricostruire più grande il complesso commerciale della Fiera del Sud di sua proprietà. Ne scaturì un travagliato percorso processuale, lungo il quale sono state emesse diverse sentenze e ordinanze dal Cga, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana.

La vicenda è una delle più importanti ed emblematiche fra quelle collegate alle attività di malaffare imbastite dal duo Giuseppe Calafiore-Piero Amara. I quali per raggiungere i propri scopi – in questo caso sentenze favorevoli e conseguenti maxi risarcimenti a beneficio del gruppo Frontino e di se stessi - avrebbero fatto in modo di corrompere alcuni giudici del Cga di Palermo, riuscendo altresì a far nominare consulenti tecnici d’ufficio per effettuare le perizie e computare i presunti danni lamentati dall’Open Land, con l’obiettivo d’implementarli.

A raccontare quella che loro definiscono impropriamente “attività di lobbying”, trattandosi a tutti gli effetti di strategie e pratiche corruttive, sono stati Amara e Calafiore medesimi (diventati cosiddetti collaboratori di giustizia dopo il loro arresto avvenuto nel febbraio del 2018) nell’ambito delle fluviali deposizioni rese, prima ai magistrati delle Procure della repubblica di Roma e di Messina, poi ribadite ai giudici e agli avvocati degli altri indiziati, imputati e testimoni nelle aule delle sezioni penali dove i procedimenti sono nel frattempo approdati. Ed entrambi hanno specificato che dall’esito favorevole, da essi auspicato, dei ricorsi presentati al Cga - sia per il progetto dell’Open Land che per il progetto di costruzione di villette presentato dall’Am Group, altra società del gruppo Frontino – avrebbero incassato una percentuale del 20% a testa sull’ammontare dei risarcimenti ottenuti, puntando a cifre stratosferiche. Solo per l’Open Land la richiesta iniziale era stata addirittura di 40 milioni.

Secondo accertamenti fatti dal nucleo della Guardia di finanza di Messina (come riportato dal mensile S) l’Open Land pochi giorni dopo aver ricevuto sul proprio conto i 2 milioni e 800 mila euro versati dal Comune nel marzo del 2016, trasferì buona parte di quella somma ovvero 2 milioni e 700 mila euro sul conto della Ocean One Consulting srl, società di proprietà di Amara e Calafiore, con causale “finanziamento socio infruttifero di interessi”. Sarebbe interessante sapere se sono stati compiuti, ed eventualmente che esito hanno avuto, accertamenti bancari su tutti i conti personali e societari riconducibili ai due.