Siracusana in Svizzera. Ero al centro riciclo quando il simpaticone che accoglie e aiuta le persone mi saluta con il suo solito sorriso e con un pacco enorme pieno di CD da gettare

 
 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Vicino casa mia c'è un centro raccolta per il riciclo, vado settimanalmente, la gente butta di tutto anche in perfetto stato, a volte lo lasciano sotto casa per farlo prendere a chi serve, altrimenti lo portano al Brocki, un negozio che raccoglie “cose di altre case” per poi rivenderle. In quasi tutte le città svizzere ce n'è uno speciale; andare lì mi rilassa, mi carica di energia, Io non sopporto i centri commerciali, non sono una fanatica dello shopping ma lì è come entrare nella vita di altre persone, ogni oggetto ha una storia che non saprai mai ma chi è empatico come me immagina storie, persone, vite.

Ero al centro riciclo quando il simpaticone che accoglie e aiuta le persone mi saluta con il suo solito sorriso e con un pacco enorme pieno di CD da gettare, lo guardo gli chiedo cosa stia facendo “non mi dire che li stai buttando e andranno distrutti”, a colpo d’occhio ho visto un cd di Prince lì dentro, Il resto non avevo idea di cosa fosse. Mi stavano per spuntare le lacrime, l'ho implorato di non distruggerli, sarebbe stato un sacrilegio; in realtà lui non potrebbe dare ad altri le cose di chi ha deciso di gettarle, ma ci ho messo tutta la mia passione, quella che ho per la musica, e ha trovato il modo di darmeli, ma non ditelo in giro. Ero come un’orsa con in mano un bell’alveare pieno di miele. A casa ho iniziato la selezione.” Questi li conosco, questi no, mettiamoli in evidenza per ascoltarli.” In quella cesta, mentre guardavo i CD, il profilo del possessore cominciava a definirsi, io ero tipo un agente della squadra scientifica della polizia di Las Vegas, quelli di Csi, ero uno nella sua vita, ogni cd un tassello in più per definirne il profilo: uomo, tra i 40 e 50 anni, scuola superiore, diplomato, sportivo, un po' introverso, di sicuro non un serial killer.

Poi la settimana scorsa ero in un parco giochi, lì c'è una libreria, però la parola libreria in italiano ha due significati e potremmo non capirci, uno scaffale insomma, dove puoi lasciare i libri o i film per condividerli, io ho portato dei romanzi in italiano, ho controllato, non li ho trovati li sta leggendo qualcun altro. Quel giorno c'erano due Cd totalmente sconosciuti e per me erano interessantissimi, vediamo cosa suonano, Jazz molto raffinato, sperimentale a momenti, bello, sono di Basilea e se non li avessero lasciati lì, non li avrei mai conosciuti.

Ascolto di tutto e mi piace conoscere musica di altri continenti, tra le cose che faccio qui a Schaffhausen una di quelle che mi piace particolarmente è far ballare la gente, lo facevo anche a Siracusa, sono una DJ, mi sono scelta un nome d’arte, DJ SieCool, un gioco di parole: Sie in tedesco significa lei, Cool dovreste saperlo, a me piace tradurlo con “Spacchioso”, insieme suona “Sicula”.

Quando mi chiedono da dove vengo io dico sempre che sono siciliana, italiana viene dopo. Io non miscelo i pezzi, ho trovato la giusta definizione di quello che faccio, io “connetto musica” e la musica connette la gente, far ballare i Prodigy seguiti dalla Kool and the Gang, o Billie Eilish e Prince, o Carosone e Elvis Presley, equivale a connettere musica, suoni, epoche, gusti, persone, eccola la libertà di scelta, il non accettare schemi o limiti, la musica per me non ha confini, come il mondo che vorrei.

Mi sono chiesta cosa ascoltano i razzisti quelli che “prima gli italiani” (ooh yeah cit. Jannacci) cosa mangiano i razzisti? Io so solo che la mia vita si colora di suoni e sapori ogni volta che viene a contatto con altre culture, sono più ricca mi sento parte del mondo, non nel quartiere, del mondo. Pensa un po' se potessi ascoltare musica aliena dal pianeta Ogle2016, come sarebbe bello sentirsi parte di una galassia. Ma davvero, quelli che “prima gli italiani” o quelli dei cori contro Balotelli o quelli ancora che “chiudete i porti e affondate la nave, aiutatateli a casa loro”, tutte belle frasi twittate dal telefono costosissimo che hanno in mano che non si scarica mai al momento giusto perche la batteria è fatta con il cobalto estratto dai bambini congolesi nelle miniere dove rischiano sempre la vita, quelli lì che musica ascoltano? Cosa mangiano di diverso, un sushi perché fa figo? Ci saranno mai entrati in un ristorante africano per assaggiare una Egusi soup? Ascolteranno mai un disco di Fela Kuti o balleranno con la musica di Flavour N'abania? Sogneranno con Fatoumata Diawara, si riempiranno di gioia al concerto di Angelique kidjo? Viaggeranno nel deserto con la musica di Bombino? Un amico mi ha detto che ascoltano solo Wagner. Era una battuta, un richiamo storico, ma ci avete mai pensato davvero a quei poveri italiani che ascoltano solo musica italiana, che mangiano solo tortellini in brodo o cotolette? Estremizzo?

Giorni fa, parlavo con un amico svizzero, era andato a vedere una partita di campionato in Italia, si lamentava del fatto inaccettabile che la società calcistiche e le tifoserie non condannassero nettamente le offese razziste nei confronti di alcuni giocatori o di altri personaggi, io non seguo il calcio e non avevo capito finora quanto lui avesse ragione. È che in fondo provo pena per chi non vede oltre il proprio metro quadro sotto il naso, che vita, povera, triste, grigia, indifferente e mentre scrivo mi risuona in mente la canzone “Bandiera bianca” di Battiato: “quante squallide figure che attraversano il paese, com’è misera la vita negli abusi di potere” e la cosa bella è che l'avete letto cantando, a verità!

Io non penso se avrò mai una risposta alla mia domanda, perché i razzisti sono il mio polo opposto e non mi capitano intorno, per fortuna. Detto ciò, anzi, scritto ciò, vado ad ascoltare i Qbeta magari Billie Eilish, poi Prince e Brymo. In sintesi, odio razzismo e antisemitismo, non ci dovrebbe essere anima viva a consentirli, nessuna scusa. Nessuno escluso. Quanto mi piace non essere razzista.

Sul ponte sventola bandiera bianca sul ponte sventola bandiera bianca.