Nel magnifico tratto di costa di Punta Izzo si vorrebbe costruire un nuovo poligono di tiro. Gianmarco Catalano: “In campo giudiziario i fronti aperti sono diversi”

 

La Civetta di Minerva, novembre 2019

Da qualche anno un gruppo di attivisti si batte per la salvaguardia e per il recupero di Punta Izzo, uno dei tratti di costa di maggior pregio ambientalistico e storico della provincia di Siracusa, chiedendo, con forza, la smilitarizzazione e l’uso a fini civili dell’area. Il sito, infatti, da decenni è chiuso alla fruizione pubblica e viene utilizzato dalla Marina militare come poligono di tiro, un uso che ormai sembra non rispettare più le potenzialità dell’area, né le aspettative dei cittadini.Così la vedono gli attivisti di “Punta Izzo possibile” e i cittadini di Augusta che ne sostengono le battaglie, i quali vorrebbero veder sorgere in questo splendido angolo della costa megarese un parco che ne valorizzi il pregio ambientale e le presenze storiche e archeologiche.

La Marina militare, però, la pensa diversamente e anzi avrebbe proprio l’intenzione di realizzare sul sito un nuovo poligono di tiro per il quale ha già presentato un progetto che prevede la realizzazione di un manufatto in cemento armato a pochi metri dalla battigia, proprio sopra l’incantevole scogliera.

Forse in via propedeutica alla realizzazione del nuovo poligono, la Marina militare ha realizzato nel febbraio 2017 alcuni lavori, ponendo una recinzione attorno al fabbricato del vecchio poligono e murandone le entrate. Azioni che non sono sfuggite agli ambientalisti, i quali hanno denunciato l’accaduto alla Procura della Repubblica di Siracusa, sottolineando l’assoluta incompatibilità delle opere con i vincoli di inedificabilità che ricadono sul sito.

Investito della questione, il pubblico ministero Tommaso Pagano ha chiesto, dopo le dovute indagini, al GIP Andrea Migneco di archiviare il procedimento poiché l’entrata in vigore, avvenuta nel 2018, di una norma contenuta nel piano paesaggistico farebbe venir meno i vincoli di inedificabilità per opere di interesse delle forze armate.Ma il GIP, accogliendo le istanze di “Punta Izzo possibile”, ha respinto la richiesta di archiviazione chiedendo al PM di proseguire le indagini "iscrivendo nel registro degli indagati i possibili autori della condotta in contestazione".

Questa recente decisione segna una svolta che l’associazione ha accolto con soddisfazione, in quanto andrebbe a dimostrare che anche in Sicilia le opere militari, laddove ne sia programmata la realizzazione in aree protette, non sono affatto legibus solutae ma devono rispettare la normativa paesaggistica e ambientale”, come si evince da un loro comunicato di pochi giorni fa.

“Da un punto di vista giudiziario – spiega Gianmarco Catalano, attivista di “Punta Izzo possibile” – i fronti aperti sono diversi. Oltre quello riguardante le opere oggetto della recente pronuncia del GIP di Siracusa, rimane aperto un ulteriore procedimento penale nato da un nostro esposto in merito ad alcuni lavori di spianamento ed escavazione realizzati poco più a nord del poligono, i quali hanno determinato la rimozione di alcune piante e di pascolo. A seguito della nostra denuncia la Procura ha ipotizzato il reato di “danneggiamento di bellezze naturali”. In realtà, sarebbe aperto anche ulteriore fascicolo presso la Procura di Siracusa, sul quale però non abbiamo al momento molte informazioni. Si tratta di un procedimento che nasce dalla mancata bonifica del sito. Il terreno su cui sorge il poligono, infatti, è contaminato dalla presenza di piombo e rame oltre i valori ammessi. Questi dati sono stati rilevati proprio dalle forze armate, attraverso le indagini condotte dal CETLI-NBC, (ovvero il Centro Tecnico Logistico Interforze – Nucleare, Batteriologico, Chimico, con sede a Civitavecchia e competente nel campo del disarmo e delle bonifiche, ndr)”.

Il tema della bonifica del sito è, certamente, un punto di partenza per la riqualificazione dell’area la cui importanza non sfugge agli attivisti.

“A seguito dei rilievi del CETLI-NBC – aggiunge Catalano – la Marina militare avrebbe dovuto avvisare della contaminazione il Prefetto di Siracusa e le autorità competenti, tra cui anche il Comune di Augusta, ma non lo ha fatto. Avrebbe anche dovuto mettere in sicurezza il sito e provvedere alla caratterizzazione del terreno. Su nostra sollecitazione il Prefetto ha chiesto, quindi, chiarimenti alla Marina militare.

A questo proposito, una delle prime iniziative che, a nostro parere, andrebbero prese, riguarda l’istituzione di un tavolo tecnico per la bonifica del sito per ragioni sanitarie. Bisogna tenere conto, infatti, che in merito alla contaminazione da metalli pesanti la soglia prevista dalla legge nelle aree militari è fino a cento volte superiore a quella prevista negli spazi pubblici ordinari”.

Ma il confronto giudiziario tra le parti è ancora più complesso, se si pensa che sono ancora in piedi due ricorsi amministrativi davanti al TAR di Catania.

“Il primo dei ricorsi che abbiamo mosso davanti al TAR – continua Catalano – richiedeva l’annullamento dell’autorizzazione rilasciata nel 2013 per la costruzione del nuovo poligono. Siamo in attesa dell’udienza, ma nel frattempo il giudice ha negato la cautelare, che avrebbe sospeso l’esecutività dell’autorizzazione per la realizzazione dei lavori, perché la progettazione dell’opera è ancora ferma ad una fase preliminare. Secondo il giudice, la mancanza di un progetto finale non renderebbe imminente la realizzazione dell’opera. In un secondo ricorso al TAR, mosso da noi a tutela del piano paesaggistico, chiedevamo invece che non si concedesse alcuna deroga ai vincoli paesaggistici anche di fronte alla necessità di realizzare opere di natura militare.

Il giudice ha stabilito l’inammissibilità del ricorso per mancanza di interesse da parte della nostra associazione ma, pronunciandosi anche nel merito, ha al contempo affermato il principio di bilanciamento tra interessi militari e quelli inerenti il paesaggio, lasciando alla sovrintendenza la valutazione dei casi specifici”.

La determinazione con cui l’associazione “Punta Izzo possibile” ha condotto e conduce tuttora la sua battaglia, ha portato dei risultati, creando le premesse perché finalmente gli interessi del paesaggio, dell’ambiente e della cultura, non siano sempre perdenti nella città di Augusta. L‘obiettivo, in diverse occasioni dichiarato, è quello di creare un parco naturalistico e letterario, in grado di valorizzare questo splendido angolo di Sicilia, già cantato da Tomasi di Lampedusa e sede di un altro splendido gioiello di interesse naturalistico come la grotta del Monaco, la più profonda della Sicilia orientale.

Si ha comunque l’impressione che la strada, almeno da un punto di vista giudiziario, sia ancora lunga, eppure, per realizzare il sogno di tanti augustani basterebbe un “beau geste” da parte della Marina militare, spesso sensibile alle esigenze della cittadinanza. Sarebbe chiedere troppo?