“Ero affetta da artrite reumatoide, quando ho ripreso i pennelli in mano, poco alla volta i dolori sono scomparsi. Nella morbidezza della pittura ad olio, la voluttà della natura”

 

Nelly Marlier è stata per così dire “adottata” da Siracusa che l’ha accolta facendone una delle sue cittadine d’elezione: si è scelti da una città più che sceglierla e questo è particolarmente vero nel suo caso.

Donna curiosa, gentile, ironica e arguta, dai molteplici interessi – non ultima la scrittura creativa –, è appassionata di pittura: dal 15 al 18 novembre 2019, ha esposto ad Arte Padova; con alcuni dei suoi lavori ha partecipato a Torino, sino al 14 novembre, a una collettiva presso la Galleria Accorsi Arte, intitolata Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea; ha siglato un contratto di un anno sempre con la Galleria Accorsi Arte e le sue tele saranno esposte sia nella sede di Torino che in quella di Venezia.

Le sue opere possono anche essere viste dai nostri lettori in due negozi virtuali: il primo con Gigarte (https://www.gigarte.com/nellymarlier); il secondo con Pitturiamo; il terzo è in fase di realizzazione. La intervistiamo.

Quando hai iniziato a dipingere? Quali sono le tecniche che prediligi?

Ho iniziato a dipingere cinque o sei anni fa. Ho preso lezioni da un maestro per circa due anni, si può dire però che sia autodidatta. Principalmente olio su tela: mi piace l’untuosità e la morbidezza della pittura ad olio, il vedere come i pigmenti si mescolano tra di loro, gli arabeschi che formano man mano che i colori si amalgamano. Mi dà un senso di dolce voluttà. Quella parte che a volte precede l’azione di dipingere mi dà un senso di pace mentre il mescolare direttamente i colori sulla tela mi inebria. Per questo, la mia pennellata è formosa. I pigmenti devono avvicinarsi, incontrarsi, baciarsi, a volte compenetrarsi. Ogni volta è qualche cosa di diverso e mi capita di lasciare al caso il risultato finale. Mi piace accarezzare i miei dipinti ad occhi chiusi per assaporare la texture sotto le dita. Mi piace pensare che le mie tele siano sentite non solo guardate.

Quali soggetti preferisci?

I soggetti che preferisco sono quelli appartenenti alla natura: le nuvole, l’acqua, la vegetazione… Mi piace interpretare a modo mio paesaggi, tramonti, albe. Adoro i riflessi della luce e i giochi che essa crea nell’acqua. Mi perdo nel vedere fremere la superficie di un torrente, nell’osservare il via vai delle nuvole, il loro cambiar forma in continuazione.

Per ora, dipingo in atelier spesso da foto realizzate da me o da amici. Ma, appena starò ancora meglio di salute, desidero dipingere en plein air. È importante poter utilizzare tutti i sensi. L’udito e l’olfatto anch’essi trasmettono sensazioni influendo la percezione dell’ambiente.

Credi che l’arte abbia una funzione catartica, oltre che estetica? C’è una connessione tra arte e benessere psicofisico a tuo modo di vedere?

Questa domanda riveste per me un’importanza fondamentale, perché tocca uno degli aspetti per me più importanti e che vorrei far conoscere attorno a me perché penso possa aiutare persone ammalate a ritrovare fiducia, libertà di pensiero e d’azione e a liberarsi dalle paure.

Tutto è nato dalla malattia, l’artrite reumatoide. Nel 2001, la diagnosi dopo mesi di terribili dolori fisici e di limitazioni sempre più diffuse nell’uso delle mani e nel camminare. È iniziato allora il percorso della malattia cronica, invalidante e senza ritorno. Così, in effetti, mi presentarono questa compagna degli anni che avevo di fronte. 

A distanza di anni, di terapie mediche spesso pesanti, di rifiuto della malattia e delle medicine, di digiuni esagerati, di ricerche di percorsi per una crescita interiore, di lettura di decine e decine di libri, di un ricovero ospedaliero urgente, arriva la consapevolezza di voler riprendere i pennelli in mano subito, oggi, domani, e di nuovo, sempre più spesso. E un pomeriggio di un anno fa circa, mi resi conto che i dolori erano praticamente scomparsi mentre seduta davanti al cavalletto ed ascoltando i Queen stavo dipingendo un tormentato cielo nuvoloso. Ho ripetuto l’esperimento il giorno dopo. Sostituii gli antidolorifici con la pittura e… funzionò. E funziona ancora oggi. Funziona sul fisico ma anche sulla mente.  Ho ritrovato le forze che avevo perse da lungo tempo, ho ritrovato la voglia di incontrare gente, ho ricominciato a fare progetti.  Per me, è una rinascita.