Scaduto il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse, si dovrebbero avviare le procedure di gara per l’assegnazione dei lavori con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; il tutto dovrebbe concludersi nei primi mesi del 2020

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Da sempre nella provincia di Siracusa il problema dell’inquinamento è in cima alle preoccupazioni delle popolazioni. Convegni, dibattiti, incontri tra le autorità locali e quelle regionali e nazionali si sono susseguiti partorendo ben poco sul piano concreto. È vero che le sollecitazioni pervenute dalle popolazioni hanno costretto la politica ad affrontare il problema ed è pure vero che sono state prodotte leggi e norme, in generale stringenti e anche avanzate rispetto a quelle vigenti nel resto del mondo. Tuttavia, almeno nel nostro territorio le problematiche connesse sono spesso, se non sempre, affrontate in maniera radicale, tanto da non avere effetti concreti significativi in termini di soluzioni e spesso neanche di informazioni corrette e verificate.

Sono in corso diversi studi da parte di enti anche qualificati, vedi ISPRA e simili, i cui risultati vengono resi noti col contagocce; di contro, a livello locale, al chiacchiericcio rumoroso spesso corrisponde l’immobilismo assoluto (centraline non funzionanti, rete di osservazione e misurazione dell’inquinamento carente e lacunosa e così via). L’unica cosa che resta a molti è urlare il proprio disagio con iniziative più o meno clamorose che, però, si spengono nel tempo lasciando le cose, purtroppo, immutate. Nella nostra zona l’inquinamento è presente sotto varie forme: aria, terra, acqua etc. e, periodicamente, su ciascuna di queste forme e su tutte contemporaneamente si avviano campagne di sensibilizzazione che, però, si limitano alla denuncia, allo sdegno e al rancore. Tutti sentimenti giustificati ma da cui non si riesce ad uscire per darsi una strategia che governi i problemi e li risolva, magari per approssimazioni successive, con risultati concreti a vantaggio delle popolazioni e della loro salute senza attardarsi ad anacronistiche contestazioni globali che, alla lunga, sicuramente, potrebbero costituire l’humus per una deindustrializzazione selvaggia che accompagnerà il territorio verso una decrescita per nulla felice.

Una esperienza che va osservata per capire come è meglio agire è quella fatta a Livorno dall’associazione tedesca Nabu (Nature and Biodiversity Conservation Union) insieme a Cittadini per l’aria, rete nazionale partita dal basso impegnata nella difesa della qualità dell’aria nel porto di Livorno. A Livorno nell’area del porto che si affaccia sulla città sono state effettuate in tempo reale misurazioni dei livelli di inquinamento dell’aria durante la partenza e l’arrivo delle navi e si è scoperto che i livelli di inquinamento dell’aria superano le 90mila particelle per centimetro cubo di polveri ultrafini. Un livello decine di volte superiore a quello di fondo presente nelle grandi città (tra le 3mila e le 5mila particelle per centimetro cubo) o nelle strade particolarmente trafficate (10mila particelle per centimetro cubo). Il paradosso è che se queste navi fossero sulla terraferma non potrebbero stare accese, perché hanno delle emissioni che da un impianto in terraferma sono considerate fuori legge.

Analoghi studi sono stati realizzati a Civitavecchia dal Dipartimento di epidemiologia del Lazio, e si è rilevato che chi vive nei primi 500 metri dal porto ha un’incidenza di tumore al polmone del 31% in più e un’incidenza di malattie neurologiche del 51% in più”. Commentando i risultati, un rappresentante del Coordinamento Livorno porto pulito, ha detto: “Noi siamo una città portuale da sempre, ce l’abbiamo nel Dna, però effettivamente, questa consapevolezza mancava fino a poco tempo fa. Credo che i cittadini si stiano rendendo conto che le navi portano lavoro, portano turisti ma portano anche dei problemi di salute.” Il punto, in conseguenza, non è ridurre il traffico navale ma “imporre agli armatori l’uso di carburanti più puliti”. servono norme che regolamentino le emissioni delle navi che a loro volta “devono installare filtri, sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto in modo da rispettare la salute dei cittadini. Nel frattempo alcuni cittadini livornesi residenti nelle aree vicino al porto hanno dato il via a un periodo di misurazioni riguardo alla qualità dell’aria che durerà un mese e, grazie al supporto di Coordinamento Livorno porto pulito sono stati installati dei campionatori passivi che resteranno all’aperto per un mese. I risultati, spiegano da Cittadini per l’aria, saranno poi mandati ad un laboratorio indipendente per conoscere il livello di concentrazione di biossido di azoto (NO2) nell’aria.

Come si vede, a Livorno si sono posti un problema, lo hanno esaminato e lavorano per avere risposte senza mettere a rischio il lavoro e lo sviluppo. Forse bisognerebbe anche da noi avere un approccio meno governato dai “masaniello di turno” e più conducente a risultati con aggregazioni di sensibilità e movimenti che siano più attenti ai risultati che alle prime pagine dei giornali; (ho sintetizzato in maniera eccessiva il concetto ma l’ho fatto, senza voler mancare di rispetto a nessuno, per essere volutamente provocatorio). Ciò premesso è bene ricordare che il Governo italiano ha disposto che entro il 2025 tutti i porti “core” della rete TEN-T dovranno essere in grado di fornire Gnl alle navi dal momento che esso diventerà una quota significativa (20-30%) del combustibile utilizzato per il trasporto marittimo; ogni porto dovrà essere dotato di molteplici sistemi di rifornimento per poter servire in contemporanea diverse utenze anche di vario tipo. In quest’ottica la realizzazione ad Augusta di un deposito costiero small scale (3.000-15.000 metri cubi) per la fornitura di Gnl a mezzi navali non è un’opinione bensì una decisione assunta. Come molti sanno, il porto di Augusta è stato inserito nella rete italiana di distribuzione per la gestione di impianti di stoccaggio di Gnl. Insieme ad Augusta, il progetto Gainn4mos, cofinanziato dalla Commissione Europea, ha individuato come prioritari e strategici per la rete italiana i porti Core di Genova, Livorno, Ancona, La Spezia, Ravenna e Venezia.

L’Autorità portuale di sistema della Sicilia Orientale ha individuato nel pontile consortile la struttura più adatta per lo scopo perché, a suo giudizio, risulterebbe particolarmente versatile con riferimento anche alle linee guida dettate dall’Agenzia della Sicurezza Marittima Europea sul bunkeraggio per il Gnl nonché per la sua struttura e le sue caratteristiche, e per questo motivo ha avviato un bando per raccogliere le eventuali manifestazioni di interesse il cui termine scadrà oggi, 26 ottobre. Teoricamente subito dopo, le imprese interessate dovrebbero partecipare ad un incontro per discutere delle caratteristiche formali e della esatta localizzazione del bunkeraggio. A valle di questo processo si dovrebbero avviare le procedure di gara per l’assegnazione dei lavori con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; il tutto dovrebbe concludersi nei primi mesi del 2020.

Il progetto, però, non incontra il favore degli esponenti delle associazioni ambientaliste e di alcuni comitati cittadini megaresi. A preoccupare è il rischio di incidente rilevante che, però, è già presente per via dell’alta concentrazione industriale che, comunque, non è da trascurare. Intanto la tecnologia evolve e, anche in questo settore, propone nuove soluzioni. In occasione di Gastech, la più importante conferenza dedicata al gas naturale e al Gnl che si è tenuta di recente a Houston, in Texas, Saipem ha presentato Liqueflex, ultima sua soluzione tecnologica applicata al gas naturale liquefatto. La nuova tecnologia, si legge in una nota, è “in fase di brevetto e si rivolge al mercato della liquefazione del gas naturale su piccola e media scala, quale quello della distribuzione locale di Gnl. Liqueflex consiste in un processo di liquefazione del gas naturale, applicato a impianti di produzione Gnl concepiti secondo un design standardizzato, e installabili su base modulare con capacità' produttive comprese tra 200mila e 1,2 milioni di tonnellate/anno.

Tali peculiarità consentono di abbattere costi e tempi di realizzazione. Non richiedendo l'utilizzo di refrigeranti liquidi idrocarburici, la nuova tecnologia di liquefazione riduce i rischi correlati alle problematiche di sicurezza. Questa soluzione impiantistica compatta è adattabile alle variazioni della composizione del gas naturale e risulta particolarmente adeguata ad installazioni in aree industriali congestionate e su impianti galleggianti e offshore. Per applicazioni a terra, Liqueflex è pensato per essere implementato nei porti che dispongono di una condotta di gas naturale nelle vicinanze, da cui prelevare il gas pretrattato. L'impianto può essere utilizzato anche come un piccolo hub che produce e distribuisce Gnl attraverso stazioni di rifornimento per le navi e punti di carico per il trasporto terrestre attraverso camion. La diffusione di un tale sistema integrato consentirebbe di ridurre notevolmente gli investimenti nelle infrastrutture marittime dedicate ad accogliere grandi navi per il trasporto di Gnl e i costi relativi ai permessi a esso associati.

Intanto SNAM ha aderito alla “Zero Coalition”, un'alleanza tra le principali imprese coinvolte nel settore e associazioni a livello globale finalizzata alla decarbonizzazione dei trasporti marittimi. Obiettivo dell'alleanza è dare seguito a quanto stabilito dall’IMO ovvero ridurre di almeno il 50% le emissioni annue globali di gas a effetto serra nel trasporto marittimo entro il 2050, per arrivare nel corso di questo secolo a una totale eliminazione delle emissioni. I membri della coalizione si impegnano a promuovere il varo di navi a zero emissioni entro il 2030 e a favorire lo sviluppo di fonti di energia pulite secondo un principio di neutralità tecnologica; obiettivo importante se si tiene conto che il trasporto marittimo incide per circa l'80% sul commercio globale e del 2-3% sul totale delle emissioni di gas serra.