Una pericolosissima strumentalizzazione politica ha prodotto una profonda sfiducia sul sistema degli affidi. Un bambino adottivo non arriva mai da solo, ma con una valigia che contiene la sua storia, le sue paure e la sua verità

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Il comportamento probabilmente criminale di operatori, politici e giudici di Bibbiano e della Val d’Enza in materia di affido e adozioni di minori ha sconvolto, scandalizzato e sdegnato fortemente un’intera nazione. Anche perché la provincia di Reggio Emilia è stata da sempre ritenuta (non soltanto dagli addetti ai lavori), comunità all’avanguardia non soltanto in materia di servizi sociali e foriera di molte esperienze di eccellenza. Il caso ha suscitato giustamente sentimenti di rabbia e sdegno, alcuni motivati e argomentati, altri di pancia e folcloristici, moltissimi turpi e penosi. In tempi di social, di leoni da tastiera, di scienziati di tuttologia ed esperti di vita vera, la vicenda ha assunto risvolti drammatici se non patetici, al punto da essere sfruttata politicamente. Grazie anche ad appositi siti generatori di fake news e di hate speech,oltre che di novelli magistrati e improvvisati Sherlock Homes di provincia, si era addirittura ipotizzato che dietro a questi deplorevoli misfatti ci fosse un partito a capo, e che il tutto rispondesse ad un “Sistema”organizzato e diffuso ad opera del partito…

A distanza di mesi, e con alcuni pronunciamenti di giudizio, il caso si è solo in parte ridimensionato e ancora si attende la conclusione delle indagini e delle eventuali incriminazioni. I leoni da tastiera hanno al momento abbassato i riflettori su Bibbiano e noi abbiamo pensato di chiedere una riflessione ad una mamma adottiva (R. A.)

“L’adozione ai tempi di Bibbiano…

Il giorno in cui fu pubblicato il primo articolo sui fatti di Bibbiano non fu soltanto l’inizio di un tam tam mediatico più o meno corretto tra misteri e verità, ma fu l’inizio di qualcosa di molto più grande di noi, che in molti hanno sottovalutato. Ovvero una pericolosissima strumentalizzazione politica che ha prodotto una profonda sfiducia sull’intero sistema degli affidi ed ha gettato consequenziali ombre e dubbi sul processo delle adozioni nazionali.

Il danno più grave, come al solito, lo hanno prodotto i social, e principalmente Facebook, ovvero quel luogo senza legge e senza controllo nel quale un analfabeta funzionale può svegliarsi una mattina ed aprire un gruppo all’interno del quale tutti gli affidatari sono considerati dei mostri corrotti e tutti i genitori adottivi dei ladri di bambini. Ed è li che mi è partito l’embolo, quell’embolo che partirebbe a qualsiasi madre adottiva in casi analoghi, proprio sotto un post di una tizia che recitava esattamente queste parole: “Ma cosa provano i genitori adottivi quando guardano i figli che non sono loro?” Ecco, in questo post è concentrata tutta la gravità dell’ignorante medio (non soltanto della nostra comunità locale) che urla “Verità sui fatti di Bibbiano” e non conosce nulla del lungo e tribolato processo che porta un figlio ad incontrare una nuova famiglia ed una famiglia ad incontrare il proprio figlio, e non era il solo post “osceno” che tanti siracusani hanno potuto sfoggiare. Risposi a quell’individuo che mio figlio era mio figlio, e non figlio d’altri, che solo una mentalità gretta, misera e meschina poteva concepire il parto naturale come unica forma di genitorialità e che tutti, proprio tutti i bambini hanno diritto ad una famiglia che li accudisca come meritano, che dia loro stabilità, radici e futuro, ma soprattutto che li salvi dal trauma dell’abbandono, un trauma che, in questi gruppi, movimenti, associazioni di auto mutuo convincimento ignorano, fortemente convinti che la totalità dei minori collocati in affido o in stato di adottabilità siano stati strappati da una vita serena e tranquilla da un contesto familiare stabile ed equilibrato.

In un attimo, al grido di “Verità sui fatti di Bibbiano” vengono distrutte professionalità, competenze e istituzioni per mero gioco politico. Giudici, assistenti sociali e psicologi che hanno dovuto prendere o contribuire a prendere la decisione più dura e difficile che si possa prendere, ovvero togliere un bambino alla famiglia di origine per salvarlo, ai quali si aggiungono le famiglie affidatarie ed adottive che hanno accolto questi minori, si sono improvvisamente trovati a subire il processo e la condanna dello spietato tribunale social, capitanato dalla signora Pippina che arrimina la salsa e dal signor Ianuzzo che passa le giornate a guardare i pescatori ai Due Frati, esperti mondiali in Diritti dei Minori con laurea all’Università della Vita. Perché, sappiatelo, vi sono siracusani che non hanno le idee ben chiare e sono ancora convinti che noi genitori adottivi siamo tutti brutti ceffi di estrema sinistra che non vogliono la verità sui fatti di Bibbiano perché non ci farebbe comodo. No, la verità la accerterà la magistratura, ma nel frattempo abbiamo tutti l’obbligo morale di contrastare quei pericolosi movimenti para politici e non che hanno lo scopo di delegittimare l’intero sistema degli affidi e delle adozioni: lo dobbiamo proprio ai minori presunte vittime delle vicende sopra citate. Tranquilli, io a mio figlio ripeto ogni sera che deve portare rispetto a chi gli ha dato la vita, perché senza la sua mamma biologica non sarebbe nata la nostra famiglia, ed a lei che lo ha messo al mondo invio un pensiero virtuale: perché un bambino adottivo non arriva mai da solo, ma con una grande valigia che contiene la sua storia, le sue paure e la sua verità. Ricordatevelo quando attaccate gli adesivi con l’hashtag…”

Siracusa si è sempre distinta, con limiti e difetti, nell’ambito della solidarietà e della promozione umana. Almeno a livello di volontariato e associazionismo. Nel campo dell’affido e dell’adozione in particolare con pregevoli e più che apprezzabili esperienze di singoli e delle Associazioni. La serie di incontri di formazione organizzati da ASP, Comune e Associazioni di cui alla locandina a fianco (in corso da settembre a novembre), rappresenta solo l’ultima testimonianza di sensibilità, professionalità e impegno a favore dei minori in difficoltà.

Ci sembrava giusto darne atto, ai tempi di Bibbiano e di Facebook.