Inadempienze pregresse (e non solo) a livello locale, regionale e nazionale, hanno talora posto in atto procedure politicizzate poco inclini ad operare in modo chiaro, trasparente, corretto, efficace ed efficiente

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Cosa significa luogo sicuro? Di chi la responsabilità perché sia tale e quali gli indicatori perché possa essere considerato tale? Difficile districarsi nel ginepraio della sicurezza degli edifici, e di quelli scolastici in particolare, tra responsabilità condivise, fondi insufficienti, disposizioni difformi, negligenze di lunga data, classi pollaio, piani di dimensionamento disattesi e/o inadeguati e, per non farci mancare niente, persino associazioni che a vario titolo e senza alcuna competenza né mandati specifici in merito, chiedono ai dirigenti scolastici di poter effettuare sopralluoghi degli edifici scolastici e ai genitori di segnalare eventuali disfunzioni tecniche di strutture e impianti delle scuole frequentate dai loro figli, gli stessi genitori spesso comprensibilmente esasperati a causa di una situazione di stallo che non sempre garantisce come dovrebbe la sicurezza degli studenti a scuola.

Strutture non adeguate e spesso non riqualificate, manutenzione disattesa, classi sovraffollate, allagamenti di locali ad ogni pioggia o altre calamità naturale (anche di lieve entità), impianti non idonei e/o non funzionanti, piani di utilizzo dei locali non aggiornati, segnalazioni effettuate da parte delle istituzioni scolastiche spesso disattese dagli Enti di competenza anche a causa di fondi specifici inesistenti o quasi, a fronte delle emergenze da affrontare: tutto questo accade a livello nazionale, più marcatamente in alcuni territori piuttosto che in altri, e naturalmente anche a Siracusa.

Credo di potere affermare che nella gestione politico-amministrativa di ogni comunità, a livello globale, sia fondamentale individuare priorità, relativi programmazione e piano di fattibilità: di certo può considerarsi un’affermazione condivisibile che scuola e benessere dell’utenza siano priorità fondamentali di ogni società evoluta, e che il benessere sia profondamente legato ai locali in cui si opera, alla loro salubrità e sicurezza. Possiamo dire che ad oggi sia una priorità a livello sociale davvero attenzionata tramite una gestione concertata ed efficace? Ad oggi purtroppo la risposta è no, per un ventaglio di ragioni che non possono essere attribuibili a responsabilità individuali, ma piuttosto riferite a inadempienze pregresse (e non solo) a livello locale, regionale e nazionale, che hanno talora posto in atto procedure politicizzate poco inclini ad operare in modo chiaro, trasparente, corretto, efficace ed efficiente, non esente pertanto da modalità clientelari e da approssimazioni non giustificabili, nonché da una disattenzione a bandi legati a finanziamenti europei, nazionali e regionali ad hoc che se fossero stati negli anni opportunamente recepiti, avrebbero non di poco risollevato le condizioni emergenziali delle nostre scuole, anche e soprattutto nel territorio d’appartenenza.

Ad onor del vero, anche le scuole siracusane non godono di una condizione quantomeno accettabile, tutt’altro: scuole a volte allocate in bassi di palazzi e non di rado sovraffollate, classi pollaio, locali inadeguati, destinazione d’uso dei locali non sempre chiara né conforme al piano di utilizzo, dimensionamento della rete scolastica non sempre rispondente alle esigenze del territorio, edifici raramente in possesso dell’agibilità e relative certificazioni (e di certo non solo a Siracusa, come da monitoraggio nazionale), strutture desuete, insicure e prive di manutenzione straordinaria e ordinaria, piani di evacuazione non sempre facili da attuare in modo idoneo per collocazione degli edifici; e l’elenco potrebbe continuare.

Tra problemi fondanti, come quelli legati all’assenza di fondi sufficienti a vario livello, tenuto conto dei mali pregressi e del dissesto finanziario in cui si trovano più enti e amministrazioni nei vari territori del nostro Paese, e altri di natura endemica, la problematica di certo è gravosa: pertanto la mancanza non tanto di risoluzione immediata, che vista la complessità della situazione non si può prospettare celere, ma almeno di un avvio concreto di azioni volte ad arginarne a lungo termine le criticità, dipende da una visione di sistema deficitaria di reale programmazione concertata, in grado di porre al centro della governance anche il ben-essere nelle nostre scuole, nell’accezione più ampia e corretta.

Esiste una vasta normativa di riferimento, tra le quali deve almeno essere citata prioritariamente la D.L. 81/08 che naturalmente non è unica né esaustiva, e va pertanto connessa ad altre norme specifiche di legislazione scolastica relative all’affollamento massimo degli alunni per classe e per edificio, all’organico dei docenti, alla formazione in materia di sicurezza volta a tutta l’utenza, nonché alle segnalazioni di tutti gli interventi necessari, la cui analisi e attuazione rimangono di competenza scolastica e del datore di lavoro che gestisce la scuola e gli edifici in cui è allocata; e ancora, alle norme antincendio e al rilascio del CPI, a quelle relative agli interventi da effettuare a livello strutturale e alla relativa manutenzione, di competenza locale, e infine, all’eventuale omessa vigilanza o interdizione di locali ritenuti per varie ragioni insicuri, quindi inidonei e non fruibili dopo sopralluogo ufficiale.

Noi tutti siamo scossi dagli eventi a livello nazionale di incidenti a scuola, alcuni non prevedibili, che coinvolgono a volte gravemente l’utenza, i nostri ragazzi soprattutto; incidenti che afferiscono non raramente alla sicurezza degli edifici, e di cui gli unici responsabili non sono e non possono essere per legge i dirigenti scolastici, se non per la parte di propria competenza: le lacrime di coccodrillo ad incidenti avvenuti non servono a nulla, piuttosto si deve intervenire, e in modo urgente e concertato; si rischia altrimenti di non garantire una filiera di azioni davvero condivise e rispondenti alle esigenze reali della comunità e delle singole scuole, mentre è necessaria una concertazione mirata e non dispersa in termini di scarsa efficacia e dispendio di energie degli attori chiave coinvolti, dispendio professionale a volte inutilmente profuso che ad oggi non ha portato a nessun sostanziale cambiamento della situazione di stallo ancora in atto anche nel nostro territorio, perché talora caratterizzata da una serie di interventi frammentari, non effettuati nel segno dell’opportunità economica (alla luce di un serio bilancio sociale a lungo termine) e a volte scollati dalle problematiche reali.

Nel mio ruolo e posizione penso pertanto che davvero sarebbe ormai necessario concertare una linea d’azione condivisa anche nel nostro territorio, una linea che nel tempo dovrebbe trasformarsi in una rivoluzione anche di natura concettuale: piuttosto che a mantenere lo status quo, davvero dovrebbe essere una rivoluzione proiettata a tutela del benessere a scuola, tenendo conto dei locali a disposizione, degli interventi da effettuare per la loro messa in sicurezza, del numero massimo di alunni per classi e per edifici occupati, della loro destinazione d’uso, e anche ma non soltanto delle esigenze delle famiglie e delle professionalità coinvolte, che dovrebbero però essere sempre e comunque subordinate alla sicurezza e al suo corretto esercizio e rispetto, a tutela di tutti.

Priorità comunque, per me, non significa confondere compiti e funzioni, mai attribuibili a chi non riveste ruoli né esercita compiti formalmente assegnati in tal senso, ma piuttosto essere in grado di azioni sinergiche e programmazioni efficaci per affrontare un problema di così grave e fondamentale impatto sociale, da non poter essere più prorogato né sottovalutato: e per questo non sono utili azioni frammentarie, ma una visione di sistema politico-amministrativa che metta in atto azioni, finanziamenti e opportune soluzioni, scardini modalità clientelari che hanno portato a dispersione di professionalità e di fondi economici ingiustificabile, vedi la prassi degli affitti clientelari di immobili privati per altro non conformi alla destinazione d’uso propria degli edifici scolastici, edifici che nel corso degli anni si sarebbero potuti piuttosto riqualificare, mettere in sicurezza o persino costruire di sana pianta, magari con un’attenta utilizzazione di finanziamenti destinati all’uopo, non sempre recepiti dagli uffici competenti. Un simile lavoro richiede assunzione di responsabilità e sinergia non solo prettamente di natura politica, ma anche amministrativa e gestionale, soprattutto a livello locale e da parte di più uffici e relativi funzionari (Regione, EEE.LL, Scuole, OO.SS…), finalizzate ad una programmazione il cui unico e vero obiettivo dovrebbe essere un piano operativo condiviso volto a risolvere l’emergenza ed andare oltre, nell’ottica del miglioramento e del benessere sociale, anche e soprattutto a scuola.

Se non siamo in grado di individuare e affrontare questa priorità, anche e non solo a livello locale, al di là degli orticelli individuali da coltivare e dei privilegi da mantenere, siamo destinati a fallire, proprio nel disattendere le azioni e i valori prioritari che come società non dovremmo mai porre in secondo piano, come ad oggi è stato fatto, e in modo sistematico e diffuso: e sarebbe ora, su questo, di farci alcune domande che hanno urgenza di avere risposte e azioni sensate, esaurienti e dovute, soprattutto ai nostri ragazzi; perché anche e soprattutto questo significa tutelare il bene comune, il futuro dei nostri giovani e la funzione gestionale ed educativa coerente della scuola e della comunità in cui opera.