Il tuo primo amore? “Un’abitudine a che serve?”che nel 1964 vinse il primo premio nel Concorso nazionale della Rai TV su 1514 concorrenti

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Fondatore e direttore della Compagnia Stabile "Teatro di Sicilia" e del "Premio Internazionale Sicilia-Il Paladino" nel 1970, una figura emblematica del panorama artistico è certamente Aldo Formosa che vanta una lunga carriera teatrale. Numerosi i Premi che gli sono stati conferiti in Italia, tra i quali il "Premio alla Carriera" da parte del Lions di Siracusa. Quando il regista Turi Vasile venne a Siracusa, nelle sue vesti di presidente del "Premio Nazionale Schegge d’Autore" di Roma, per consegnare al commediografo Aldo Formosa il "Premio Speciale della Giuria" per la sua commedia "Scendendo dal cavallino della giostra", davanti al numeroso pubblico convenuto ebbe tra l'altro a dichiarare: "Se il grande imperatore romano Adriano oggi fosse a Siracusa, di Aldo Formosa direbbe che è varius, multiplex, multiformis”.

Lei si riconosce in queste definizioni?

Ne sono lusingato, anche se riconosco che per le mie numerose realizzazioni in qualche modo le definizioni si attagliano.

Quando ha cominciato ad occuparsi di teatro?

Scrivevo su "La Sicilia" le recensioni critiche di molti spettacoli del Teatro Stabile di Catania ed altre Compagnie di giro, quando il mio amico Gioacchino Lentini mi coinvolse come attore nel Concorso per filodrammatiche al teatro Lux, facendomi recitare "Mio fiume anche tu” di Ungaretti che mi valse il Premio per la dizione.

Quante commedie ha scritto finora?

Parecchie.

Ce n'è qualcuna che lei predilige?

Si dice che il primo amore non si scorda mai. Il mio primo amore è "Un’abitudine a che serve".

È la sua prima commedia, che nel 1964 ebbe il 1° premio su 1514 concorrenti al Concorso Nazionale della RAI-TV e che poi fu trasmessa dalla RAI con Turi Ferro protagonista. E poi?

Poi altre, rappresentate un po’ dappertutto oltre che a Siracusa.

Abbiamo saputo che lei è il solo commediografo siracusano contemporaneo ad essere rappresentato perfino a New York. Com'è accaduto?

Ricevetti una lettera dal "New Italian Theatre" che aveva saputo della mia attività e mi richiedeva una mia commedia da rappresentare al New City Theatre di New York. La commedia, intitolata "Serata d'onore per Tea" piacque, e poi ogni anno mi è stata richiesta una nuova commedia che è andata in scena in America.

Lei fa anche la regia col "Teatro di Sicilia".

Non solo. Il mio esordio lo devo ad Antonio Di Matteo che mi volle alla regia di "La lampada alla finestra" con la sua Compagnia al Vasquez. Altre sono venute negli spettacoli di Gioacchino Lentini, Renzo Monteforte, Dora Peluso.

Ha diretto anche la famosa "Via Crucis Vivente" che ogni anno si faceva a Melilli.

Sono diverse le edizioni che ho realizzato con centinaia di attori e figuranti, e per le quali ho aggiunto il mio atto unico "La scena della Croce" come finale nella crocifissione.

Attualmente di che cosa si sta occupando proseguendo nella sua attività così ricca di realizzazioni?

Questo è un puntum dolens. A causa della crisi i contributi degli Enti si sono assottigliati fino a scomparire del tutto.

Questo significa che i suoi spettacoli non vanno più in scena?

Con un ritmo ridotto. Perché, lavorando con attori professionisti, occorrono compensi adeguati. Tuttavia mi avvalgo di occasioni fornite da sponsor come Associazioni culturali importanti, come la "Dante Alighieri", e della collaborazione di attori che si prestano per amicizia.

E siamo alla sua creatura di prestigio che è il "Premio Internazionale Sicilia-Il Paladino".

Per il nostro territorio, a parte le Rappresentazioni Classiche, deteniamo il record assoluto di longevità assieme al "Teatro di Sicilia" coevo del Premio.

Su cosa verterà la prossima edizione?

Sto pensando, oltre al consueto Premio per la cultura, ad alcune Personalità artistiche e ad uno spettacolo di Operetta con la Compagnia del soprano Mirella Furnari. Inoltre ad una grande orchestra e ad un amarcord dei "Mammasantissima" col maestro Enzo Annino.

Ma ci sarà anche il cabaret?

Senz'altro. Il grande cabaret, sulla scia di Teo Teocoli, Ficarra e Picone, Gino Astorina ed altri.

E la lirica, la danza classica, la narrativa?

Sono anch'esse una nostra tradizione.

Alcuni titoli di sue commedie?

"Serata d'onore per Tea" con Maria Teresa D'Andrea e Salvo Germano, "Scendendo dal cavallino della giostra" con Maria Teresa D’Andrea, Doriana La Fauci, Salvo Germano, "A oriente del sole" prima con Renzo Monteforte e poi con Michele Abruzzo, "Prima che sciolgo il cane" con Pietro Mensa, "Com’è alta la luna", solo per citarne alcune di un lungo elenco.

Le sue esperienze con attori esterni?

Alcune, ma ragguardevoli. Ricordo brevemente “Musica di foglie morte" di Rosso di San Secondo con Sergio Graziani, Mariella Lo Giudice, Maria Teresa D'Andrea, per esempio. E il privilegio che ho avuto di collaborare diverse volte con una grande attrice come Lydia Alfonsi, assieme alla quale abbiamo operato anche all’estero. A questo proposito ricordo lo spettacolo "Sipario per tre" che ho portato a Nimes in Francia. E ora quella che doveva essere una "breve" intervista credo che possa anche concludersi così.