Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo

 

Siracusa, 12 ottobre 2019

Sono assolutamente convinta che la scuola non può solo essere depositaria di saperi astratti, ma che il suo ruolo si compie solo se riesce ad essere agenzia formativa nel territorio di appartenenza, a servizio dell’utenza e della crescita dell’intera comunità, anche e soprattutto dei più deboli.

Per la sua particolare configurazione, scuola statale che opera all’interno di una dimensione provinciale, grazie ai suoi punti di erogazione, ben 17, il CPIA (acronimo di Centro Provinciale Istruzione Adulti) “A. Manzi” di Siracusa esplica la sua funzione solo se riesce nel compito che le compete, l’integrazione e l’inclusione, contro le barriere che separano e annullano ogni forma di crescita votata al miglioramento della società, possibile solo se intendiamo la cultura come apertura e processo interiorizzato di consapevolezza e cittadinanza attiva.

Nonostante in Italia, e non solo, siano estremamente e pericolosamente diffusi la non cultura della discriminazione e l’analfabetismo di ritorno, soprattutto emozionale, venato della presunzione tipica di chi vuole ignorare e trasforma la propria ignoranza in supponenza, i CPIA hanno favorito e continuano a farlo sia il processo di inserimento e reinserimento  lavorativo di adulti e giovani adulti tramite l’acquisizione di titoli di studio e qualifiche e la valorizzazione delle competenze acquisite lungo il corso della vita, sia l’integrazione degli stranieri tramite l’apprendimento dell’italiano; l’alfabetizzazione, funzionale al permesso di soggiorno e votata alla conoscenza della lingua, della cultura, delle leggi e degli usi propri del Paese ospitante, hanno concesso loro lo spiraglio di un’integrazione fattiva e la speranza di un’inclusione lavorativa, tramite il miglioramento della propria condizione di vita, che è o dovrebbe essere aspirazione di ognuno e che ha una possibilità fondante per compiersi: la capacità di essere, saper essere e saper fare, grazie a cui è possibile la crescita individuale e sociale all’interno di una comunità. La scuola è l’ultimo baluardo in grado di arginare disagio e violenza, chiusura mentale e odio, e mai deve disattendere il suo compito, anche e soprattutto quando opera in condizione proibitive: cultura è in primis accoglienza e apertura, pace e socializzazione.

In quest’ottica, anche quest’anno il CPIA stipula Protocolli d’intesa con soggetti che operano nel territorio, aziende, imprese e comunità di accoglienza, centri sociali, associazioni e tutori, per dare a tutti, ma proprio a tutti, la possibilità di varcare ogni giorno il portone del sapere: l’ultimo Accordo stipulato con l’Associazione C.I.A.O, Centro Interculturale di Aiuto e Orientamento dei Maristi a Siracusa, grazie alla sinergia con i suoi operatori e alla collaborazione dell’Assessore al Patrimonio, Politiche per l'innovazione, comunitarie, giovanili e Volontariato Rita Gentile e del consigliere Simona Cascio del Comune di Siracusa, consente di offrire un servizio a tutti gli stranieri e agli autoctoni che per varie ragioni hanno difficoltà a raggiungere la sede della scuola: senza dimenticare la sua vocazione, una piccola rappresentanza della nostra scuola si sposta alla Borgata, nella sede di Via Piave dell’Associazione C.I.A.O., per consentire a donne e adulti in difficoltà di frequentare i percorsi di alfabetizzazione.

Venerdì 11 ottobre, alla presenza degli attori che hanno favorito questo Protocollo d’Intesa (Comune di Siracusa, Arcivescovado, Associazioni, studenti, docenti…), è stato inaugurato l’inizio di quest’avventura presso l’Associazione C.I.A.O., i cui operatori hanno mostrato assoluta disponibilità e piacere nel condividere intenti comuni, a dimostrazione che la comunità ha valore e riesce ad offrire servizi quando si fa rete: la scuola si sposta per aiutare i più deboli, nella convinzione che non è mai troppo tardi, come mi ripete ogni giorno con il suo sorriso composto Albero Manzi, e che un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo, come continua a ricordarmi Malala Yousaf-zai, che a soli sedici anni ha compreso che la libertà di essere se stessi e di non restare in silenzio ci rende umani e consente il nostro riscatto, con consapevolezza e a dispetto di chi vuole impedirlo.