L’avvocato del Comune, Davide Bruno, nel processo in corso a Messina, consegna i documenti. Ora l’assessore Fontana avvii le procedure necessarie per chiedere la nullità

 

Siracusa, 12 ottobre 2019

L’idea che quanto successo a Siracusa dal duemila per circa un quindicennio possa essere risolto con una serie di assoluzioni perché “il fatto non sussiste”, anche in relazione ad alcuni “effetti collaterali”, come quella più recente dell’ex sindaco Giancarlo Garozzo per vicende inerenti l’affidamento del servizio idrico, e soprattutto con comodi patteggiamenti da parte dei protagonisti del ramificato sistema corruttivo messo in campo presso diverse Procure e Tribunali quali Piero Amara, Giuseppe Calafiore e i loro accoliti (altri non sono stati più ricordati sebbene abbiano vari strascichi giudiziari o disciplinari ancora irrisolti) è, per chi conosce tutti i fatti, davvero inaccettabile. Intollerabile.

E quindi merita di essere ben valutata, e apprezzata, l’iniziativa dell’avvocato del Comune Davide Bruno, nell’ultima udienza del 25 scorso a Messina del processo sul Sistema Amara, di produrre alcuni documenti relativi alla vicenda del mega comparto edificatorio che i Frontino avrebbero voluto realizzare nell’area vincolata delle mura dionigiane.

Un episodio tra i più emblematici di quella fitta rete di interessi e affari che ha visto coinvolti politici, dirigenti comunali, “professionisti”, consulenti e magistrati, sconfitti, e lo diciamo con soddisfazione, da avvocati e dai tecnici di Legambiente e associazioni ambientaliste, funzionari onesti e coraggiosi della Soprintendenza e i giornalisti che hanno denunciato e fatto inchieste sulle tante zone d’ombra. Parte tutto da lontano, perché a Siracusa è questo il metodo: si seminano con nonchalance semi destinati a produrre nel tempo i frutti desiderati. E si aspetta, curando con sollecitudine i germogli, senza attirare l’attenzione, certi della distrazione dei più.

La vicenda si dipana infatti dalla redazione del piano regolatore del 2004, approvato poi nel 2007. Mesi caldi, bollenti, quelli della discussione in Consiglio dello strumento urbanistico, con il sindaco Gianbattista Bufardeci e la sua giunta arroccati nella difesa dei principi dell’urbanistica contrattata, convenzionata, delle “ricuciture del tessuto edilizio urbano e recupero di aree a servizi urbani”, mentre i consiglieri di opposizione occupavano simbolicamente, e inutilmente, l’aula consiliare per rivendicare il diritto alla discussione sulle osservazioni presentate.

Le poche aree verdi, libere, nelle zone di pregio, e l’Epipoli era una di queste, venivano considerate come ferite, spazi inutili, da ricucire con un’edificazione senza soluzione di continuità, a tappeto. Le convenzioni davano linfa alle cooperative che di sociale avevano solo il nome e la parte debole, perdente, delle contrattazioni era il Comune, il partner pubblico. Erano i cittadini. Era la città stessa. Si barattavano gli oneri di urbanizzazione con opere “pubbliche” che erano in realtà infrastrutture, quali strade interne dei complessi residenziali e parcheggi, di immediata utilità per il nuovo edificato, e per non dare troppo disturbo si chiedeva la cessione di terreni già inedificabili: meccanismi di “perequazione” consentivano poi di incrementare la cubatura già consistente di un altro 30% o di edificare in altre zone della città. Contemporaneamente si prospettava e si dava entusiasticamente in pasto alla stampa la nascita del “Parco anulare delle Mura Dionigiane”, che non si è mai visto, e la Soprintendenza girava lo sguardo dall’altra parte.

Al Consiglio Regionale Urbanistica veniva quindi inviato un prg contenente l’illegittima modifica dei vincoli della zona a ridosso delle mura dionigiane prevedendo proprio lì una zona ad alta concentrazione volumetrica tutta a vantaggio del proprietario: il geometra Giuseppe Frontino. La Soprintendenza assentiva, totalmente dimentica della regolare procedura di revisione dei vincoli rigidamente normata (ex articolo 128 dlgs 42/2004). Alcune segnalazioni venivano fatte anche in Procura ma senza alcun riscontro: i magistrati erano impegnati in altro.

E veniamo così a ciò che l’avvocato Bruno ha voluto richiamare all’attenzione dei giudici di Messina, perché tutti i danni che il Sistema Siracusa ha procurato alla città non sembrano avere quell’evidenza che viceversa meriterebbero.  

Il 23 febbraio 2011, nel corso delle sedute di concertazione con l'amministrazione comunale per l’approvazione del Piano Paesaggistico, la Soprintendenza guidata non più dall’architetto Mariella Muti bensì dall’archeologa Concetta Ciurcina, segnala la illegittima modifica del vincolo sull’area e quindi l’illiceità del comparto edificatorio previsto. I molti stringenti vincoli vengono elencati al dirigente del Settore Pianificazione ed Edilizia privata del Comune (ai tempi era sindaco Roberto Visentin) Mauro Calafiore, personaggio noto alle cronache giudiziarie, e si fissa il nuovo incontro al primo marzo.

Ma a quell’incontro l’ingegnere Calafiore non parteciperà perché sarà invece nello studio del notaio di Augusta Gianbattista Coltraro, altro famigerato nome, per firmare le due convenzioni urbanistiche con la società AM Group dei Frontino. Una fretta evidentemente motivata dall’ormai prossima adozione del Piano Paesaggistico che avrebbe di certo impedito il patto scellerato: la cessione da parte della società all’amministrazione di 94 ettari, inedificabili, dell'area di sua proprietà da destinare a Parco delle Mura Dionigiane più altri 20 ettari per servizi pubblici, viabilità e parcheggi, per ottenere in cambio indici di cubatura altissimi per il complesso residenziale. Convenzioni, come notato dai giudici amministrativi, in cui opportunamente il Parco Archeologico delle Mura Dionigiane diviene solo Parco per evitare l’immediata prescrizione (ex articolo 15, comma E, L.R.78/1976) dell'arretramento delle costruzioni di 200 metri dai confini del parco stesso.

Tralasciamo quanto poi accaduto in sede giurisdizionale: il ricorso dei privati contro il diniego della Soprintendenza all'edificazione rigettato dal Tar; il nuovo ricorso della società al CGA e la nomina a consulente del poi indagato, per la consulenza falsa, ingegnere aerospaziale Vincenzo Naso che aveva sposato in toto le valutazioni della AM Group; infine la decisione del CGA in diversa composizione (anche in questo caso per il coinvolgimento di alcuni giudici nel Sistema Siracusa) di respingere ancora la richiesta della società di un risarcimento di 240/280 milioni di euro.

Dinamiche, evidenti nella loro pericolosità, da leggere nel contesto di quel sistema corruttivo messo in piedi dai tanti oggi sotto processo che andrebbero indagate, queste come molte altre, riandando a ritroso nel tempo che l’avvocato Davide Bruno ha voluto riproporre e che si auspica che i giudici vogliano tenere nella dovuta considerazione.

Ma c’è un altro aspetto che è opportuno evidenziare. Che quelle convenzioni siano nulle lo ha spiegato con dovizia di argomentazioni giuridiche l’avvocato Salvo Salerno, sin dalla prima ora. È ormai giunto il momento che l’Amministrazione Comunale, nello specifico il neo eletto assessore Maura Fontana, avvii tutte le procedure necessarie a chiedere l’accertamento della loro inefficacia.

 

In ricordo di Ettore Di Giovanni: nemo propheta in patria

Dicembre 2005 - A Ettore Di Giovanni, memoria storica del “civico consesso” della nostra città, abbiamo chiesto di ripercorrere le vicende dell’“assalto all’Epipoli”.

“Il progetto di un parco delle mura dionigiane ha iniziato a concretizzarsi con il piano Cabianca e ha visto una prima sistemazione normativa come parco urbano all'interno del piano detto Urzì che ha normato la zona ovest della città. Il consiglio comunale, siamo negli anni 80, dopo uno scontro con forze politiche guidate da Nicita, era riuscito a dettare norme molto restrittive, simili a quelle stabilite per l'area del Ciane, prevedendo quindi l'inedificabilità assoluta dell'area e consentendo solo la creazione di strutture mobili.

Il parco avrebbe dovuto estendersi dalle mura dionigiane fino al Villaggio Miano, quando ancora non si era sviluppato il fenomeno dell'abusivismo edilizio e quindi l'area edificata non era estesa così come è adesso. Si prevedeva di redigere un piano particolareggiato che valorizzasse la funzione di quel territorio impedendone la cementificazione dal momento che già preesistevano quei vincoli archeologici e paesaggistici che sono tuttora in vigore.

Intanto, negli anni successivi, l'impresa Frontino otteneva un'autorizzazione a realizzare una voliera che, un po' alla volta, si è trasformata in un ristorante, privo delle necessarie autorizzazioni ma frequentato regolarmente anche da chi avrebbe dovuto esercitare un'azione di controllo. E d'altra parte, quando poco dopo si inaugurerà la Fiera del Sud, anche questa rigorosamente abusiva, saranno invitate a presenziare tutte le massime autorità cittadine: c'erano proprio tutti in quell’occasione. Devo riconoscere che uno dei momenti più dolorosi del mio assessorato è stato quando sono stato costretto a firmare la sanatoria per quelle costruzioni, ottenuta grazie a uno dei soliti condoni: una beffa! Comunque uno dei miei primi atti, divenuto assessore nel 96, è stato quello di avviare tutte le procedure necessarie alla definizione del piano particolareggiato di Epipoli, un piano che giace ormai dimenticato in qualche cassetto.

Già allora l'area interessata si era ridotta a causa degli edifici abusivi sorti al villaggio Miano e la Regione, approvando il piano Urzì, lo faceva presente. Quella é stata la grande occasione persa: avremmo avuto la possibilità di disporre di ingenti risorse grazie a finanziamenti europei per avviare le espropriazioni, ma un anno dopo mi sono dimesso e ha iniziato a farsi strada il progetto Frontino, sostanzialmente simile a quello che oggi si vuole realizzare.

Quel progetto non è mai stato portato al consiglio comunale, ma solo grazie alla tenace opposizione dell'assessore Ortisi che ne fece una sua campagna personale. Con gli attuali provvedimenti abbiamo azzerato una battaglia storica: non solo tutto il comparto dove ricade la Fiera del Sud sarà edificato, ma anche nelle zone F3 si prevede la possibilità di creare punti di ristoro e altro. Chi controllerà che si rispettino i parametri fissati? L'effetto domino si può dare sin da ora per scontato". Certo, se una semplice voliera si è potuta trasformare in quello che oggi è l'Open Land, cosa accadrà domani?