Il quartiere ha tutto per esplodere, per elevarsi al netto della sua felice posizione geografica, ove – affacciato sul porto piccolo – pare che passi il testimone di una ideale staffetta a Ortigia

 

19 ottobre 2019

Se si guarda attentamente la cartografia, il quartiere Santa Lucia, chiamato molto più prosaicamente la borgata, ha quasi la forma di un cuore pulsante, ma se un medico dovesse fargli l’elettrocardiogramma, sentirebbe il battito sempre più flebile. Passeggiando per la borgata infatti, quartiere dove chi vi scrive vive e lavora, la prima cosa che balza agli occhi è un palese controsenso. E cioè che agli splendidi balconi spesso contornati da capitelli e absidi figli di una tarda età barocca, fanno da contraltare le serrande dei bassi commerciali sempre più tristemente sbarrate. Chiuse. Morte e sepolte. Per non parlare dei cumuli di immondizia che - nonostante una “quasi” regolare e funzionante azione di rimozione degli addetti alla differenziata dovrebbe incentivare il cittadino a osservarla nel modo consono di una società civile - non cessano di affacciarsi in bella mostra in svariati angoli del quartiere, dandogli - qui sì - il titolo di primo della classe tra i quartieri più zozzi della città.

Eppure stiamo parlando del secondo storico quartiere di Siracusa, quello che si trova subito uscendo dalle mura di Ortigia, quello che si specchia nella splendida e monumentale piazza di Santa Lucia, dove la sepolcrale basilica della nostra Santa patrona nella scorsa primavera è stata pure eletta a Santuario. Quello che, a differenza dal resto della città, conserva ancora quell’identità tipica dell’essenza siracusana, forse anche più di Ortigia, visto che la crescita esponenziale e vertiginosa della nostra bomboniera agli occhi del mondo, ha giocoforza portato insieme ai lustrini e le pailléttes del turismo elegante, pure l’inevitabile omologazione del turismo di massa.

Del resto, da che mondo e mondo, non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca. E quindi, se un turista vuole un tantino “evadere” dal caos della movida ortigiana o se le agenzie di turismo religioso organizzano dei pellegrinaggi nel neonato Santuario di Santa Lucia (dove non bisogna dimenticare che nello stesso quartiere vi fu la tanto celebrata “lacrimazione” della madonna raffigurata in un capezzale di una abitazione sita in borgata – altrove per molto meno è stato creato un enorme business religioso), la realtà che vi si troverebbe sarebbe quella di un sito del “vorrei ma non posso”, o anche “è intelligente ma potrebbe applicarsi di più”, come spesso venivamo classificati a scuola. Perché a nostro parere il quartiere in questione ha tutto per esplodere, per elevarsi al netto della sua felice posizione geografica, ove – affacciato sul porto piccolo – pare che passi il testimone di una ideale staffetta a Ortigia che invece si affaccia nel porto grande.

Un passaggio di consegne tra “i due mari” che bagnano la nostra città e ne fanno una tra le più luminose della penisola, oseremmo dire paragonabile a Lisbona, da tutti considerata come la cidade de luz,la città della luce appunto, favorita dal fatto che si affaccia nell’istmo del fiume Tago che si riversa poi sull’Oceano Atlantico. Sarebbe allora l’ennesimo scempio quello di non considerare le potenzialità di questo quartiere o peggio di mortificarlo con una condotta che favorirebbe il degrado tipico di un’apocalittica atmosfera da “day after”.

Passeggiando per la borgata e chiacchierando con alcuni commercianti della zona, il pensiero comune che è emerso è appunto quello di far in modo di convincere i siracusani a tornare a passeggiare pure qui, come del resto facevano i nostri genitori e i nostri nonni prima della grande espansione di Ortigia. Di provare a convincere chi siede al consiglio comunale di non incentivare solamente l’apertura dei grandi centri commerciali, che sono strutture utili ma che apportano inevitabilmente anche un grave danno al piccolo tessuto economico locale e alle botteghe d’artigianato. Noi da sempre abbiamo contestato questa tendenza, e crediamo che le uniche contromisure che si possano prendere sono rappresentate dai nostri stessi (due) splendidi centri storici che, che solo per il loro elevato pregio artistico possono e devono dare un valore aggiunto. Dobbiamo riuscire a valorizzare queste peculiarità. Che sono soprattutto quelle di aiutare quei giovani che sempre più si adoperano per acquistare e ristrutturare dei locali in borgata, approfittando dei costi non ancora proibitivi come quelli in Ortigia, per poi provare a trasformarli in case vacanze, B&B, negozi e strutture ricettive per un turismo – quello si – che cresce sempre più, anche nelle vie del secondo più antico centro storico cittadino.

Del resto – ci sottolineano – che sempre più turisti chiedono dove poter andare a mangiare in zona, ma loro sono giocoforza costretti ad indirizzarli in Ortigia, perché alla borgata mancano appunto i ristoranti, i pub, le pizzerie e persino i take away si contano sulle punte delle dita. E noi ci permettiamo di aggiungere che nel quartiere è evidente pure la mancanza di posteggi, di panchine, di marciapiedi facilmente percorribili, di spazi verdi (la suddetta piazza potrebbe prestarsi in merito, visto che le aiuole sono già presenti, ma versano nel più assoluto degrado), di negozi, di infopoint turistici, magari che non si limitano solamente a consegnare le ormai obsolete cartine geografiche ma che possano soddisfare le esigenze del turista a 360°, tipo fornirli di mini auto elettriche a noleggio, bici elettriche (anche di queste la piazza era fornita, ma ne sono rimasti i soli piloni d’attracco…), servizi di escursioni con guide qualificate (non bisogna dimenticare che sotto il pavimento stradale della piazza di Santa Lucia è ancora ben visibile una necropoli che è seconda in grandezza solo a quella di San Giovanni alle catacombe, ma anche di questo sito pare che alla sovraintendenza poco importa…), locali atti alle degustazioni di prodotti tipici, caffè letterari, mostre e gallerie d’arte. Volendo esagerare, il quartiere potrebbe diventare una sorta di Notting Hill siracusano!

Vi chiederete se citando prima Lisbona e poi Londra si è esagerato un po’, ma ci permettiamo di dire che così non è. Nel nostro territorio passa il mondo, e la nostra città è sempre più apprezzata e visitata da gente comune, da vip, da troupe televisive e pubblicitarie, da agenzie di moda, da società di produzione cinematografica e quant’altro. E ancora ci ostiniamo a pensare che Siracusa nunnè cosa, che siamo una piccola realtà e così via. Basta volerlo. Ma veramente però. Facciamo un comitato dei commercianti, organizziamo delle tavole rotonde in seno alla giunta comunale (l’anno scorso se ne è fatta una per cercare di salvare il titolo sportivo della locale squadra di calcio, intento lodevole ma non l’unico meritevole di attenzione), creiamo una consulta di giovani che mettano il know-how affinché si arrivi ad una sinergia d’intenti per far tornare anche i cittadini, prima ancora dei turisti, a a fare acquisti nelle botteghe, nei negozi e attività che ancora resistono alla borgata perché checché se ne dica, rappresentano ancora un tessuto importantissimo per la vitalità economica, e non solo, di Siracusa.

Solo lavorando tutti insieme si può arrivare a trovare soluzioni concrete. Solo se i commercianti si riunissero insieme, allora potrebbe nascere una struttura organizzata in grado di rifar splendere il quartiere di luce propria e incentivare così l’amministrazione comunale a creare insieme a loro strategie e progetti per il rilancio dell’antico quartiere.

E rialziamole, allora, quelle serrande della borgata. Non ce ne pentiremmo!