Il dubbio sta nel definire se ci sono o ci fanno. Abbiamo speso miliardi di euro di denaro pubblico per consentire al mondo dei furbi di vendere a prezzi astronomici la vitamina D dal costo infimo

 

Sabato 5 ottobre si è tenuto a Siracusa un incontro regionale del Gruppo Italiano Specialisti Territoriali per l'Osteoporosi. Ben partecipato e con nomi di spicco in campo reumatologico, ortopedico, fisiatrico, ha visto il supporto di quindici aziende farmaceutiche interessate all’argomento. Fra gli intervenuti chi vi scrive si aspettava di poter approfondire un’onda di reflusso scientifico negazionista che si profila da almeno un anno su un fenomeno terapeutico molto affermato e in crescita: le prescrizioni astronomiche della vitamina D.

Dopo aver assistito a una “escalation” della prescrizione della vitamina D che ha causato solo in Sicilia una spesa di 3.600.000 Euro e in Italia di 208.000.000 di euro, i migliori istituti d’Italia per lo studio dei farmaci, come il "Mario Negri" e tutta una serie di autorità sanitarie mondiali hanno preso posizione sulla inutilità della terapia con vitamina D, non solo su una serie di patologie per le quali se ne era supposta una azione benefica ma, soprattutto, proprio nella indicazione principale: le malattie dell’osso e muscolo scheletriche.

In termini pedestri, abbiamo speso miliardi di euro di denaro pubblico destinati alla sanità, sottraendoli alla salute dei nostri figli, solo per consentire al mondo dei furbi di vendere una vitamina, scoperta più di cento anni fa e dal costo infimo, a prezzi astronomici, creando nella popolazione e nei medici un bisogno inventato.

Come mai gli studiosi di Osteoporosi italiani non si sono mai accorti di questa truffa intellettuale? Come mai nessuno degli intervenuti al Congresso ha citato che esistono disposizioni su Gazzette Ufficiali siciliane che cercano di mettere argine a questo scandalo? Eppure uno dei relatori che ha affrontato il problema dell’appropriatezza terapeutica proveniva dal Lazio. Questa regione ha persino vietato l’uso di alcune formulazioni di vitamina D riservandolo agli specialisti e costringendoli a formulare una presa di responsabilità prescrittiva che si chiama Piano Terapeutico, in cui s’indica anche perché si prescrive e per quale scopo.

A Siracusa gli esperti sono stati tutti zitti e allineati nel vantare le azioni della vitamina D, senza insinuare nei partecipanti quei sacrosanti dubbi, appena confermatisi in studi di riesame della letteratura mondiale sulle malattie dello scheletro, che concludono che la vitamina D non agisce in modo dimostrabile e che il suo uso è inutile. Il dramma per i medici siracusani è che nessuno si sia alzato a dire che tutto quello che veniva taciuto in questo evento - che ha ricevuto persino il marchio di evento educativo in Medicina per la formazione dei sanitari -, era un’offesa all’intelligenza e alla figura di qualsiasi professionista della salute.

A Siracusa si può. Anzi si fa carriera così. Alla faccia delle risorse dello Stato, alla faccia della Salute, quella vera.

Mi ero ripromesso di fare un intervento critico in questo senso fin dal primo invito a partecipare come spettatore. Dopo aver ascoltato i vari relatori, visto l’entusiasmo senza remore nel consigliare i farmaci come fossero armi invincibili, ho compreso che sarei stato lapidato. Sono stanco di fare il mio dovere: non serve a nulla, fanno tutti fronte comune. Chi racconta i fatti, chi cita le leggi, chi dissente e lascia il gregge va isolato, delegittimato, avversato.

In campo terapeutico, quanti modi diversi di pensare le cure!

Ci sono postazioni in teatro che ti consentono di cogliere il massimo della rappresentazione, anche i particolari più difficili da cogliere. Ebbene il tipo di lavoro che faccio in sanità mi mette nelle stesse condizioni.

La medicina di famiglia ti mette al cospetto diretto delle esigenze sanitarie delle persone, ti chiama a dare immediate risposte, ti mette al centro dei problemi. Per quanto ci si possa sforzare, però, la medicina è un universo con tante galassie anche lontane e si è sempre costretti a lavorare in concorso con altri medici e specialisti. Poi il paziente ritorna da te e ti chiede di prescrivere quello che lo specialista ha consigliato.

Ti accorgi così anche del modo di curare le persone degli specialisti. Premetto che a parità di malattia e di condizioni dell’ammalato oggi non dovrebbe esserci gran differenza nei comportamenti diagnostici e terapeutici dei medici. Proprio per diminuire la discrezionalità delle cure, le regole vigenti fanno in modo che tutti gli operatori sanitari non si discostino molto da precetti che definiamo linee guida o percorsi diagnostico-terapeutici.

A Siracusa cosa accade in questo campo? È pittoresco vedere come specialisti di nicchia si affidino più che alle linee guida ad un estro che definire artistico è poco. Si vedono affrontare con leggerezza le sofferenze altrui e prescrivere alimenti rari e in milligrammi (che dire di 2 grammi di ananas, una decina di milligrammi di curcuma, qualche erba cinese piena di muffe cancerogene, qualche grammo di brodo concentrato di ossa bovine, tre vitamine inutili della fine dell’ottocento) tutta cianfrusaglia di nessun valore terapeutico spacciata per cura (scommetto che molti di loro non sappiano che è vietato attribuire azione curativa agli integratori), sottraendo al paziente venti euro per confezione e lasciandolo senza vere cure validate.

Saranno veri specialisti o maghi del tardo medioevo? A voi la risposta.

Hai il cancro? Da noi l’unico valido presidio è l’aereo

Qui al sud per la TAC e per le risonanze ai fini della diagnosi, poi per la visita, si

aspettano mesi. Non resta che il viaggio della speranza

Vi risparmio il racconto delle vicissitudini delle persone che curo. Il dolore, anche se meno intenso rispetto a quello del paziente, è anche per il medico di famiglia che cura.

Hai la fortuna di intravedere un cancro che mina il futuro di una persona, fai di tutto per accendere un lume di speranza e per salvare qualcuno dal suo destino, superi le decine di ostacoli che un apparato burocratico tanto crudele quanto inutile pone per l’accesso alla diagnostica di livello.

Fai di tutto per frenare l’impeto dei cittadini che, davanti al rischio di perdere salute e autonomia, cercano di salvarsi ricorrendo all’unico presidio sanitario ritenuto valido nelle regioni del sud: l’aereo.

Cerchi di valorizzare le eccellenze regionali, prepari la strada per facilitare l’accesso alle cure, fai pagare onorari profumati a luminari pur di abbreviare percorsi dolorosi di attesa, poi…

Poi ti arriva lo sportello del Centro Unico Prenotazioni della tua bella Siracusa che distrugge il tuo lavoro d’emblee: questa PET (un’indagine fondamentale in tanti tumori) fra non meno di due mesi…

Il cittadino capisce che ha perso tempo e salute. Così non gli resta che cadere nella rete del Nord, ricco in mezzi e sanità, che lo aspetta per risolvere il suo problema.

Un dramma per lui, i suoi familiari, il suo lavoro: alle sofferenze fisiche, psichiche ed economiche dovrà aggiungere i viaggi, gli alberghi, la lontananza degli affetti.

A tutti i cittadini siracusani saranno ulteriormente sottratti i fondi sanitari destinati alle strutture sanitarie locali. Il ricco Nord manderà il conto spese alla regione Sicilia e incasserà quello che era destinato alla sopravvivenza delle strutture locali.

Amen!