Comitato Stop Veleni – Decontaminazione Sicilia

 

Augusta 30 settembre 2019

Lo scorso nove agosto la Regione Siciliana ha reso noto il piano strategico ZES (Zona Economica Speciale) della Sicilia Orientale. La Zes può rappresentare un’occasione per lo sviluppo economico della nostra area ma ciò, a nostro avviso, deve avvenire nel pieno rispetto dell’ambiente, della salute e della sicurezza della popolazione che vi risiede e all'interno di un indirizzo politico più ampio che disegni il futuro economico e sociale che la Sicilia vuole percorrere.

Dopo una attenta lettura del piano abbiamo riscontrato diverse criticità e contraddizioni che come associazione e comitato vogliamo rilevare e porre all'attenzione pubblica e delle istituzioni:

- Nelle premesse del piano, "Infrastrutture e servizi”, apprendiamo che l'area in gran parte è stata oggetto di bonifiche, il che non è affatto vero e che siccome ivi insistono capannoni dismessi si può continuare l'industrializzazione. Apprendiamo inoltre che usufruiamo già di una "adeguata dotazione infrastrutturale", rileviamo invece che a parte i percorsi a pettine fra il fronte mare e l'autostrada tutte le infrastrutture viarie parallele a queste direttrici, cioè tutti i collegamenti fra le varie zone e quindi anche i raccordi alle direttrici principali sono in uno stato penoso. Segnaliamo anche che la linea ferroviaria che collega Siracusa a Catania e Messina consta ancora oggi di un solo binario e sempre sulle infrastrutture l'autoporto è stato finora l'ennesima cattedrale nel deserto;

- L’inclusione nella Zes di alcune aree sottoposte a vincoli ambientali nazionali ed europei, per la precisione si tratta del Pantano Danieli, delle saline Migneco-Lavaggi e di quelle del Mulinello, tutte aree umide di grande rilevanza naturalistica site nel territorio di Augusta;

- A queste si aggiungono anche l’area dell’ex idroscalo e l’area Enel Tifeo in prossimità degli resti archeologici di Megara Iblea già ampiamente mortificati sempre nel territorio megarese;

- Nella perimetrazione del piano Zes rientrano anche alcune aree del SIN (Sito d’Interesse Nazionale) di Priolo non ancora sottoposte ad interventi di bonifica e ciò riteniamo non sia tollerabile.

Inoltre dalla tabella 5.3 riguardante “Agevolazioni per le Zes” e dalla tabella 5.4 riguardante “Investimenti indotti dalle agevolazioni le Zes (valori cumulati 2019-2021)” e Infine nella tabella 5.6 riguardante “Esportazioni estere indotte dalle agevolazioni per le Zes (valori cumulati 2019-2021)”, che qui per ovvi motivi non è opportuno riportare, si evince chiaramente che nella area Zes si voglia proseguire con l’insediamento di altre raffinerie e impianti per la lavorazione di derivati del petrolio invece di insediamenti a basso o nullo impatto ambientale come la tendenza mondiale, europea e nazionale almeno fin qui a parole consiglierebbero, poiché si ripropongono impianti legati alle fonti fossili che, come risaputo, stanno contribuendo all’emissione di CO2 in atmosfera corresponsabili dei cambiamenti climatici in atto e del surriscaldamento globale con tutti i problemi ambientali che ne conseguono in un territorio già ampiamente penalizzato in questo senso e che le istituzioni preposte alla tutela del territorio e alla salvaguardia della salute pubblica dovrebbero da decenni già avere attenzionato. Invece non si parla affatto di sviluppare nuove fonti rinnovabili e pulite nè si parla di mettere in atto la bonifica dell’area SIN che attendiamo da ormai troppi anni e che dovrebbe essere propedeutica a qualsiasi trasformazione in atto in quel territorio.

Come da tempo paventiamo l’istituzione del piano Zes così concepito non farebbe altro che agevolare la costruzione di impianti potenzialmente pericolosi, soprattutto in queste aree, come il deposito di GNL (Gas Naturale Liquefatto) all’interno della rada di Augusta a garanzia dell’incolumità della cittadinanza megarese. Detto impianto, voluto dall’Autorità di sistema portuale della Sicilia Orientale, verrebbe a trovarsi vicino alle raffinerie del petrolchimico di Priolo con possibile pericolo di effetto domino in caso di malaugurata fuoriuscita del gas, altamente infiammabile, che verrebbe a contatto con le torce dei vicini camini. Come se non bastasse l’area è anche ad alto rischio sismico e all’interno della rada transitano anche navigli a propulsione nucleare diretti alla banchina Nato. In seguito a tali timori il Comitato Stop Veleni, Decontaminazione Sicilia, Natura Sicula e il Comitato Bagali-Sabuci-Baratti hanno già presentato lo scorso giugno un esposto alla Procura della Repubblica di Siracusa. Sappiamo che oggi 30 settembre si riunisce ad Augusta la II commissione consiliare “sviluppo economico” per trattare della Zes. Chiediamo ai componenti della commissione ed all’amministrazione comunale megarese di chiedere alla Regione Siciliana una rettifica della perimetrazione Zes con l’esclusione di tutte le aree sottoposte a vincolo ambientale. Inoltre auspichiamo che il Comune di Augusta prenda una chiara e netta posizione contro la costruzione del deposito di GNL all’interno della rada di Augusta a garanzia dell’incolumità della cittadinanza megarese. Infine chiediamo alla Regione Sicilia che non si prosegua nella costruzione di impianti inquinanti e che si attui, finalmente, una politica volta all’insegna della salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini residenti nel quadrilatero industriale nonché l’avvio reale delle bonifiche del SIN di Priolo.