Casa Rossa (E.Tomasello): “Si faccia finalmente chiarezza”

“Gli immobili di via Pompeo Picherali erano due: uno al numero 12, dove abitavano Maria Monteforte e altre famiglie ancora oggi a Siracusa, e uno al numero 20, quello lasciatole dal fratello Ignazio. Questo è certo. Io credo che il problema che si è andato a determinare, il buco nero, per dire così, in cui è sprofondato il palazzo di Ignazio, sia dipeso dal fatto che fosse in brutte condizioni. Così, quando si è parlato di ospitare le anziane in difficoltà, secondo il volere testamentario della zia Maria, si è sempre fatto riferimento unicamente all’edificio in grado di ospitarle da subito.

L’altro è stato sostanzialmente lasciato alla razzia di alcuni. Un gioco facile visto che l’amministrazione comunale non ha vigilato come era tenuta a fare”.

E che le cose stiano così come le racconta Anna Maria Monteforte, lontana parente della nobildonna – “la zia Maria” -, è comprovato da prove testimoniali e dati di fatto di totale evidenza.

Che la Monteforte abbia donato all’Ente Comunale di Assistenza due diversi palazzi è scritto nel testamento olografo (pubblicato dal notaio Giuseppe Adorno il 15 marzo 1969) e ribadito negli stessi atti comunali, per esempio in una lettera, inviata dall’area IV a firma del dirigente di settore Gaetano Brex, al deputato M5S Stefano Zito, che nel 2017 si era interessato della vicenda.

Il 10 ottobre 1969 il prefetto Giordano autorizza il commissario prefettizio dell’ECA, dottor Salvatore Cirillo, ad accettare il legato testamentario della Monteforte.

Nell’atto notarile di ben cinque anni dopo, 17 ottobre 1974, il commissario prefettizio dell’ECA accetta il legato dei due immobili

Ma la descrizione, come da relazione dell’ingegnere Filippo Urzì, - pianterreno, primo, secondo e terzo piano – sembrerebbe far riferimento solo all’immobile del civico 12 e infatti, incomprensibilmente, nell’indicare i numeri civici anche dei bassi, si omettono il 22 e il 24 che sono evidentemente parte del palazzo di Ignazio.

 

 “In effetti sembra si parli solo della residenza della zia Maria (credo che l’ammezzato risalga a modifiche successive) e non a quella del fratello. Il palazzo di Ignazio era costituito da pianterreno e primo piano. Il piano più alto, quello assegnato alla servitù, aveva soffitti più bassi ed era considerato allora una sorta di sottotetto. L’unica planimetria che conosco è quella della ristrutturazione, solo ed esclusivamente, del civico 12 (datata 30-11-72, con aggiornamenti del 31-10-73 2 ancora del 31-3-76 sempre a firma dell’ingegnere Urzì, ndr) per adibire l’immobile a casa protetta” conferma Anna Maria Monteforte.

Vedremo cosa dirà la verifica sulle particelle catastali, che comunque secondo noi sono incomplete.

“La Monteforte, che io sappia, non ha mai ceduto nessuna parte di questa sua proprietà. E il testamento parla chiaro: l’obbligo per il Comune è di adibire i due immobili, senza esclusione alcuna di locali, come casa di riposo per donne anziane bisognose, intestata al suo nome, con esclusione di qualsiasi altro scopo” chiarisce ancora Anna Maria citando le esatte parole del testamento.

L’uso disinvolto che si è fatto nel tempo dell’intera donazione fa parte dell’immaginario collettivo locale e ne abbiamo parlato altrove: “Garconniere di funzionari comunali che avrebbero fruito delle stanze già arredate e usato le linee telefoniche regolarmente attivate; sede di un circolo massone rosacroce con, da qualche parte, ancora il disegno di un satiro - "u riavulone" –”.

“In tempi diversi pare anche luogo di riunione di magistrati, ma immaginiamo non per incontri segreti, come mi ha riferito un esercente della zona” - dice Enzo Tomasello di Casa Rossa che ultimamente ha riproposto la questione -. Vogliamo che su questo bene comune si faccia chiarezza una volta per tutte. E andremo fino in fondo”.

Attestati dalla cronaca del tempo sono i tentativi dei proprietari del Des Etrangers e del Miramare di acquisirlo, tutto o in parte, così da proporre nel 2007, in permuta, una nuova sede per le anziane ospiti; né sono ignote le intenzioni della stessa amministrazione di vendere alcuni locali, come se fosse possibile, in spregio alla volontà della Monteforte.

Partiamo da qui. La giunta Bufardeci ci provò nel 2011: "tre immobili: un piccolo locale a primo piano e poi due appartamenti... quello a piano terra di 25 mq, un secondo che si affaccia su piazza San Rocco e un monolocale da cui si ammira una vista mozzafiato sul Porto grande. Questi ultimi due sono stati parzialmente ristrutturati a spese del Comune, ma necessitano comunque di interventi di rilievo" questo sui giornali del tempo.

Per un appartamento, non sappiamo quale, venne anche quantificato il valore:

“Dopo una breve pausa, per armonizzare le conclusioni presentate separatamente dalle tre commissioni, l’assise ha votato sui singoli beni decidendo di non mettere in vendita l’ex mercato ittico e l’ex mattatoio di via Macello e di vendere, ma a un prezzo maggiore, rispetto a quello proposto dall’amministrazione, l’appartamento di via Picherale a 450 mila euro” (17 settembre 2011).

L’intervento di alcuni, tra cui l’indimenticabile Ettore Di Giovanni, sventò il progetto – “Quanto al provvedimento sulle alienazioni, la novità più importate riguarda l’esclusione dalla vendita di villa Incorvaia e dell’appartamento di via Picherali frutto del lascito Monteforte” (2012).

E che i conti non tornassero comunque con quello che doveva essere l’edificio nella sua integrità lo scrisse Turi Formica, ex sindaco, che si interrogò, e interrogò inutilmente l’amministrazione, anche sui lavori di ristrutturazione fatti a spese del comune stesso.

La formula magica era, e purtroppo è ancora, grazie all’ignavia collettiva, nel titolo di “proprietà”: un generico e inspiegabile “antico possesso”. Ma non si tratta di un caso di probatio diabolica, dell’impossibilità di risalire ai veri proprietari di quei locali come degli altri che sembrano scomparsi, perché quale sia la loro origine è evidente e lo si trova negli atti comunali, comunque incompleti ci permettiamo di notare.

Nell’inventario dei beni immobili del Comune al 31-12-2014 troviamo infatti registrati sia la Casa protetta Maria Monteforte sia tre mini appartamenti ubicati in via Picherali.

Le schede sono due, con numeri di inventario diversi: scheda 132 e scheda 152.

Nella scheda di casa Monteforte sono riportate anche le particelle catastali degli appartamenti (che però poi, come abbiamo detto, hanno una scheda a parte: perché?) ma con una differenza:

Scheda n. 132 Casa Monteforte

Scheda n. 152 Tre mini appartamenti 

Che fine ha fatto la particella 640/5?

Delle proprietà non si dice il titolo di provenienza ma viene riportata, a nota, il riferimento al decreto del “presidente regione scioglimento ECA”.

Eppure per Villa Reimann, anch’essa dono di una donna generosa a un’irriconoscente città, le informazioni riportate sono più precise e si parla di legato testamentario.

Di Casa Monteforte si riferiscono i dati della superficie e volumetria, dei tre (?) mini appartamenti no. Da notare che al momento della stesura dell’inventario (febbraio 2014) le condizioni igieniche e statiche vengono valutate buone per tutti gli immobili.

                                 Civico n. 12                                             Appartamenti via Picherali

Per appurare la verità del civico 20 la strada è semplice.

Quale era la reale estensione dell’edificio prima di qualsiasi eventuale smembramento: i documenti su cui eseguire la verifica sono sicuramente in possesso dell’amministrazione comunale.

Quali modifiche sono state eventualmente fatte: chi ha eseguito lavori, quali ditte, quali tecnici.

Il Comune ha fatto a sue spese degli interventi: quali e per quali costi.

Chi sono gli eventuali proprietari dei locali. Come hanno acquisito il bene: chi ha venduto, con quale titolo di proprietà, chi sono stati i notai che hanno redatto l’atto di compravendita.