Silvia Mazza: “Archiviate le due querele della dott.ssa Panvini” Sdegno per la chiusura di alcune redazioni del Giornale di Sicilia

Abbiamo ospitato spesso, e molto volentieri, i contributi della giornalista Silvia Mazza nel nostro giornale per la stima che nutriamo nei suoi confronti. E quindi con soddisfazione accogliamo la notizia dell’archiviazione anche della seconda querela per diffamazione presentata contro di lei dall’ex Soprintendente ai Beni Culturali di Siracusa dottoressa Rosalba Panvini.

Viviamo in una stagione in cui sembrano acuirsi i tentativi di imbavagliare la libera stampa. L’episodio del ministro dell’interno, in aspra polemica con i giornalisti di La Repubblica, rei di averlo sgamato nell’uso di un bene pubblico per fini privati - ciò che configura il reato di peculato - è solo l’ultimo in ordine di tempo.

L’arma della querela, anche solo in risposta a una civile dialettica, fondata su opinioni discordanti e pareri non coincidenti con chi ritiene invece le proprie scelte e decisioni quali dogmi, e pertanto indiscutibili e inopinabili, appare ormai gravemente strumentale e abusata: nei confronti dei cittadini, del rivale politico di turno, dei funzionari integerrimi, dei giornalisti.

Un’arma che, oltre ad esprimere volontà di potere e arroganza, manifesta la debolezza di chi non è in grado, evidentemente, di sostenere con la mera forza della ragione le proprie verità e che richiederebbe, sotto il profilo normativo, a tutela di chi viene artatamente denunciato, adeguate risposte che tardano ad arrivare.

È oggi richiesto un impegno sempre più determinato, da parte di tutti, per non farsi intimidire ed è per questo che viviamo con disagio notizie come quelle di redazioni, quindi spazi di democrazia e libertà, che chiudono - la nostra più ampia solidarietà va ai professionisti del Giornale di Sicilia delle sedi della Sicilia orientale che vedono ormai prossima la fine di anni di lavoro e dedizione per quel territorio di cui sono stati voci essenziali e irrinunciabili -, o come quelle di una stampa che, come ha scritto la stessa Silvia Mazza, appare restia a diffondere alcuni fatti perché “permeabile a pressioni esterne” quando invece “dovrebbe ricompattarsi” di fronte a vicende come quelle che l’hanno vista, suo malgrado, protagonista.

Una riluttanza che sembra doversi addebitare all’ipotesi che la dottoressa Panvini sia in corsa per la carica di assessore regionale ai Beni Culturali dopo la tragica morte di Sebastiano Tusa, un’ipotesi fortemente contrastata da alcune associazioni ambientaliste, in particolare da Natura Sicula.

Il presidente Fabio Morreale nel giugno scorso ha in questo senso inviato una lettera aperta molto dura al governatore Nello Musumeci elencando una lunga serie di motivi per cui considerare la dottoressa Panvini “inidonea” a tale nomina.

Il gip di Torino (dove era incardinato il processo del 2016 per l’articolo su “Il Giornale dell’Arte” in cui Silvia Mazza criticava l’autorizzazione concessa dalla Panvini al trasferimento della “Annunciazione” di Antonello da Messina per una mostra a Palazzolo Acreide) scrive nell’ordinanza di archiviazione: “A fronte della verità dell’evento storico (la mostra ecc, ndr), tutti gli altri apprezzamenti svolti dall’articolista sono espressione del diritto di libera manifestazione del proprio pensiero nell’accezione del diritto di critica, seppure aspra, non avendo travalicato i limiti di continenza che la giurisprudenza ha posto nel bilanciamento tra gli interessi in gioco”.

Ancora più delicato appariva il secondo caso, anche questo archiviato, per quanto contenuto in un articolo del febbraio 2018 questa volta su “Il Giornale dell’Architettura”.

Le affermazioni della Mazza considerate diffamatorie e non rispondenti a verità in relazione a disposizioni della allora Soprintendente, su alcune delle quali la Procura della Repubblica di Siracusa avrebbe “aperto indagini”, così come le elenca il pubblico ministero della Procura di Torino (Torino è la città di entrambe le testate), erano che la Panvini avrebbe “permesso che lavori riguardanti una villa privata distruggessero numerose tombe di una necropoli del V secolo a.C.; autorizzato lavori di adeguamento dello stadio De Simone senza provvedere all’esecuzione di scavi preventivi per accertare la presenza di evidenze archeologiche; autorizzato sull’isola di Capo Passero un resort di lusso mentre il Comune ha poi ritirato la sua autorizzazione; essere stata nominata illegittimamente in seno al consiglio regionale dei beni culturali in quanto docente a contratto e non ordinario come richiesto; aver dato prova di un evidente conflitto di interessi rimettendo in discussione, in sede di Consiglio, la perimetrazione dell’Istituendo Parco Archeologico di Siracusa, concedendo le autorizzazioni per il solarium adiacente la Fontana Aretusa e la spiaggetta di Cala Rossa”.

Ma per la seconda volta lo stesso giudice Francesca Firrao ha accolto la richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero che, dopo aver valutato “l’adempimento al dovere di approfondimento e ricerca della verità nei limiti di esigibilità che è possibile attendersi dall’esercente la professione di giornalista”, aveva considerato non diffamatorie le affermazioni della Mazza e sempre comunque nei limiti del legittimo diritto di critica.

“La soprintendente Panvini mi ha querelato dunque, unica in quindici anni di giornalismo d’inchiesta sui beni culturali, due volte – commenta la giornalista -, usando toni accusatori, aggressivi, assolutamente ingiustificati e non proporzionati al tenore degli articoli contestati e riabilitati dalla magistratura. Anzi nella diffida al “Giornale dell’Architettura” ha anche scritto: “l’ennesimo articolo diffamatorio nei miei riguardi da parte della Vostra collaboratrice Silvia Mazza, per cui già in passato ho adito le competenti Sedi giudiziarie a tutela dei miei diritti» [prima querela, archiviata], aggiungendo «e per cui auspico un fermo intervento e presa di posizione».

La “presa di posizione” del direttore de’ “Il Giornale dell’Architettura” è stata di altro segno: Luca Gibello, in questi mesi di attesa dell’esito della vicenda legale, ha “investito” ancora di più sul mio lavoro, affidandomi inchieste non limitate più solo alla Sicilia (di cui sono corrispondente), ma estese all’intero territorio nazionale, come quella a puntate sull’attualissimo tema del “regionalismo differenziato.

adesso che, come si dice, giustizia è fatta, vorrei che questa “battaglia giuridica emblematica”, per usare le parole di Lucio D’Amico, capocronista della “Gazzetta del Sud”, fosse importante non solo per me, ma per tutti i giornalisti che svolgono onestamente il proprio lavoro”.