Ormai scomparsa, ma per alcuni pronta a risorgere dalle proprie ceneri come l'araba fenice (alcune norme lo renderebbero possibile ma siamo nel mondo della teoria più assoluta), villa Abela continua a far parlare di sé.

Nuovo motivo dell’acceso contendere i lavori che la ditta Assennato sta eseguendo nell'area delle latomie, rigidamente vincolata. Vi è stato costruito un muro di contenimento, riempito in parte il fossato, chiuso con un muro a secco un cunicolo che ha destato forte curiosità e infinite domande. Alcuni alberi, i pochi rimasti da uno sradicamento che ha azzerato il bel verde del parco della villa, sono stati eliminati: insignificanti eucaliptus!

Opere che residenti del limitrofo condominio Akradina, realizzato, crediamo, negli anni ‘70 dallo stesso costruttore di oggi, sostengono non possano essere autorizzate sia perché come detto in area vincolata, sia perché un'ordinanza del CGA (nostro articolo dello scorso mese) ha sospeso il permesso di costruire, quindi fermato i lavori, nell'attesa che una ctu verifichi la destinazione urbanistica del sito e la decorrenza della relativa attribuzione, la complessa disciplina vincolistica e le eventuali prescrizioni dettate dal prg, la capacità edificatoria dell’area.

Un allarme comunque immotivato non solo secondo lo stesso costruttore, l'ingegnere Massimo Riili, ma anche secondo la Soprintendenza chiamata in causa direttamente e indirettamente.

Tutto in regola quindi, sotto ogni profilo!

La ditta ha ottenuto infatti dal responsabile comunale del settore territorio, l'ingegnere Agostino Calandrino, così come dal settore archeologico della Soprintendenza, il permesso a effettuare in quell’area, come richiesto, opere accessorie di giardinaggio, di arredo delle aree esterne, manutenzione ecc. Negata invece la possibilità di lavori di scavo per interrare le reti di servizio.

Non solo. A quanto appreso, l'iniziativa del costruttore è stata vista come un'occasione per ripulire le latomie, "ridotte a una discarica da trent'anni di abbandono", da strutture abusive quali muretti di aiuole, basole di cemento armato, una vasca per pesci, gradini, una cuccia in muratura e lo stesso cunicolo.

"Il cunicolo misterioso - ha scritto un risentito Riili su facebook - risale al nostro secolo, quando fu sbancata la roccia per costruire garage, salone ed ascensore di Villa Abela. Era una sorta di scarico di tubazioni varie, il posto dell'autoclave della casa e un piccolo deposito di cianfrusaglie. Un ricettacolo di immondizia e una tana per topi, oggi bonificata. Era in collegamento con il locale tecnico della villa oggi del tutto interrato. Forse, durante la guerra, serviva per sentirsi al sicuro dalle granate" (e non sappiamo se in quest’ultimo passaggio ci sia, ancora una volta, un’allusione ironica all’assessore Granata che ha cercato di preservare l’antica, o vecchia per alcuni, villa).

Eppure... eppure, nonostante la presenza degli archeologi nel cantiere sia stata "continuativa" e "tempestiva", non si è ritenuto opportuno, doveroso, ispezionare il cunicolo che si è ritenuto essere non antico – in cemento armato! - e di nessun interesse.

Una scelta a nostro avviso non condivisibile perché ha lasciato irrisolte tutte le domande, tutti i dubbi, e consente che ancora vi possano essere illazioni per certi versi legittime.

Tutta l'area infatti è caratterizzata da acquedotti di età greca. Un sistema si diparte sicuramente dalla latomia dei Cappuccini e arriva fino a mare mantenendosi rispetto alla battigia ad un'altezza di quattro metri circa; ed è attestata la presenza di necropoli e ipogei come testimoniano i resti sulla via Dionisio il Grande, spesso inglobati nei palazzi.

Secondo alcuni esperti, sul piano di scorrimento del fondo del canale ci sarebbero tracce di calcite tipiche di un passaggio di acque nel tempo; inoltre, la sezione notevole del canale/cunicolo fa pensare a un consistente apporto di acque e la tecnica costruttiva - lo scavo nella roccia - potrebbe far effettivamente ipotizzare che si tratti di interventi risalenti a secoli addietro.

La presenza nella zona di estese e importanti latomie, a volte occultate sotto uno strato di roccia friabile, e la grotta profonda che si apre nella costa prospiciente avrebbero quindi dovuto suggerire agli enti preposti ai controlli una maggiore attenzione anche per porre fine sia allo scontro veemente, e senza esclusione di colpi, tra l’ingegnere Riili e l'assessore Granata (accusato dal primo di "strabismo culturale" per le opere eseguite al Match Ball gestito dai parenti), sia a quello con il condominio Akradina, per altro costruito a quanto pare anch’esso con parziale invasione di latomie preesistenti.

Fa certo però sorridere il fatto che, nel rimproverare il limitrofo condominio Akradina di voler "pervicacemente ed illegittimamente" bloccare i lavori "solo per continuare a guardare Ortigia dai loro balconi", come foto per promuovere il nuovo complesso edilizio si postano proprio quelle panoramiche, con lo splendido centro storico sullo sfondo.

Nel delirio delle miriadi di nuove costruzioni che continuano a sorgere ovunque, solo una posizione eccezionale, e unica, può garantire vendite sicure.