“Non vedo l’ora di incontrarla in tribunale per guardarla in faccia!” Così ha tuonato il 6 luglio 2019 il ministro della propaganda. L’ennesima menzogna poiché, in realtà, non ne avrebbe mai il coraggio. L’ennesimo abuso della credulità popolare.

 

 

Anzitutto Carola Rackete è una donna che ha studiato seriamente, ha acquisito notevoli competenze, lavora, è comandante di una nave e ha dimostrato nei fatti di sapersene assumere tutte le responsabilità, anche le più gravose, anche in situazioni di grande difficoltà. Esattamente il contrario di Salvini, che ha studiato poco, non ha alcuna vera competenza (a parte, naturalmente, i selfie), non ha lavorato un solo giorno in vita sua, percepisce laute retribuzioni da parlamentare del tutto immeritatamente visto che, impegnato com’è nella sua perenne campagna elettorale, in Parlamento, tanto a Bruxelles che a Roma, neppure ci va. In altri termini, Carola appartiene a quel genere di donna che a Salvini, cresciuto all’ombra del celodurismo imbecille, proprio non piace e magari crea qualche imbarazzo da psicanalisi.

Inoltre, sappiamo tutti che, in veste di imputato, Salvini in Tribunale non ci andrà mai perché, al momento opportuno, andrà pateticamente a rifugiarsi in Parlamento (ogni tanto deve pur andarci!) dove troverà la compiacente protezione dei suoi balbettanti complici Di Maio e compagni (caso Diciotti docet).

E a proposito dell’argomentata ordinanza del GIP di Agrigento, a lei certamente poco comprensibile, ci risparmi, signor Salvini, le sue stucchevoli considerazioni da analfabeta del diritto: prima si laurei in giurisprudenza, poi superi il concorso per magistratura e solo allora potrà parlare e ci potrà elargire i suoi insegnamenti. Per il momento, nella sua veste di massimo tutore della legalità, pensi a far restituire agli italiani i 49 milioni di euro rubati dalla sua Lega ladrona.