Vasquez (Filcams Cgil): “I grossi marchi, per il calo di fatturato, stanno abbandonando la Sicilia”, “In maggioranza vi sono contratti part time, mai di 40 ore, anche se poi si lavora di più”

di Antonio Andolfi

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

Alessandro Vasquez è il segretario della Filcams Cgil (federazione del Commercio, Alberghi, Mense e Servizi), è giovane e impegnato nella sua categoria, ma in questo incontro lo troviamo stanco e un po’ sfiduciato.

Il settore commercio sta passando un brutto momento con l’Auchan che andando via innesca vari problemi. Ci chiarisca cosa succede

La problematica Auchan è nazionale, ma qui in Sicilia lo diventa ancora di più.

Come mai?

La vertenza si scinde in due pezzi: una parte - come sta succedendo in tutta Italia - viene venduta a Conad, vi sono interessati gli ipermercati di Melilli e Belvedere, l’altra parte (Simply, Sma) passa al gruppo Arena (Decò).

Qual è il motivo?

C’è un grosso riposizionamento nel settore della grande distribuzione, soprattutto in Sicilia; ciò sta conducendo i grossi marchi ad abbandonare la Sicilia e l’Italia mentre abbiamo in Regione il gruppo Arena che tramite varie trattative sta assorbendo tanto. Infatti, c’è stata la vicenda di Roberto Abate che è andato in fallimento con parte del capitale sequestrato, altri rami aziendali passati al gruppo Arena e alcuni messi all’asta dal tribunale, aggiudicati da Md discount. Su questa situazione abbiamo seguito la vicenda di giovani lavoratori a Floridia e Lentini che lavoravano in punti vendite che non essendo stati rilevati da nessuno hanno chiuso. È stato un colpo duro per loro, perché sappiamo quanto è importante perdere 6 posti di lavoro in una piccola realtà come Floridia e a Lentini. Questo fa capire perché 25.000 under 35 ogni anno scappano dalla Sicilia. È tutta una generazione che vuole andare via.

Auchan va via per minori profitti?

Si, perché con questa crisi i consumi sono scesi parecchio.

Alla Mazzarona, quartiere povero, ci sono cinque supermercati. Come sopravvivono?

Riescono a intercettare quella fascia di gente che compra prodotti di scarsa qualità, non italiani.

Insomma, una cinesizzazione anche nei consumi alimentari!

Ci troviamo oggi un grosso gruppo come l’Auchan che, dopo avere sfruttato un territorio e una popolazione, decide di abbandonare per il calo di fatturato chiudendo tutto e questa logica la sta avviando anche in Francia.

Vuole cambiare il suo core business?

No, andrà in altri Paesi dove potrà continuare a sfruttare facendo più profitti. Mentre Decò, oltre all’acquisizione Simply e Abate vuole ottenere anche Cambria, anch’essa fallita con tutti i lavoratori in cassa integrazione. Inoltre, l’ipermercato (spaccio) di Cambria ha bisogno di una ristrutturazione e il tribunale di Barcellona ha autorizzato un piano di risanamento perché i creditori si riprendano i debiti. Ma Decò per l’acquisizione ha presentato due condizioni a) che siano altri a effettuare la ristrutturazione, b) deciderà la superficie da conferire, che significa, indirettamente, quanti lavoratori gli occorreranno. A noi fa piacere che aziende locali si espandano, ma abbiamo bisogno anche di garanzie per i lavoratori e questo continuo espandersi di Decò ci pone in allarme.

Come mai?

Non vorremmo trovarci fra 4-5 anni a risolvere un problema molto più grosso, di 3.000-4.000 lavoratori in tutta la Sicilia.

Ritornando a Auchan, quali sono i lavoratori coinvolti?

La multinazionale francese dapprima ci aveva presentato 264 esuberi in Sicilia, poi siamo scesi a 177 e tutti sono stati risolti come licenziamenti su base volontaria da parte di chi aveva le prerogative per andare in pensione. Questi lavoratori prenderanno 16 mensilità d’incentivo, poi la Naspi e dopo quel periodo in pensione. A Siracusa vi sono circa 125 occupati in Auchan, noi abbiamo trattato abbastanza e siamo riusciti a ottenere poche uscite (6 a Lentini, 3 a Siracusa, 2 a Priolo). Un totale di 11. Possiamo dire che abbiamo chiuso la contrattazione con i minimi danni. Il 20 è fissato un incontro con Conad, Auchan e Decò dove quest’ultima ufficializzerà l’acquisizione dei Simply.

Quanta sindacalizzazione c’è in questo settore?

È abbastanza alta in Simply, ma anche in altri. Invece, dove sono pochi o nessuno è in Eurospin e Lidl.

A Siracusa abbiamo una maggioranza di giovani lavoratori con minori diritti e salari.

Si, in maggioranza vi sono contratti part time, mai di 40 ore, anche se poi si lavora di più. Nel turismo abbiamo quelli stagionali di 3-4 mesi. Ciò che osserviamo è che i giovani non sanno impossessarsi degli strumenti sindacali. Anche se devo ammettere che molte colpe sono da attribuire a noi sindacato. Oggi per i giovani che si trovano disoccupati o inseriti in lavori precari, sottopagati e sfruttati, la decisione d’andare via è l’unica soluzione. Qui non esiste un futuro per loro. Ho visto giovani impiegati in discount che si trovano in estrema difficoltà proprio perché avevano deciso di rimanere qui e mettere famiglia. Si può pensare a uno sviluppo economico in queste condizioni?

Il sindacato non può proporre la creazione di cooperative giovanili in specifici settori aiutandoli tramite la sua organizzazione e conoscenza per la ricerca di strumenti, startup, altro?

Si, ma vanno garantiti maggiori diritti e poi questo non può valere per tutti.

Il sindacato non si può far carico di cercare, con la sua forza organizzativa, di far aprire dal Comune tutta una soluzione per un turismo over 65 da offrire a pensionati attratti dal nostro clima e località turistica con detrazione fiscale e altri vantaggi per una loro stabile permanenza?

Quella di un turismo geriatrico è una battaglia che facciamo da tempo. Certamente sarebbe importante perché il turismo non rimarrebbe stagionale, ma tutto l’anno e qui rimarrebbe più denaro. Questa ipotesi fu fatta alla Regione con la creazione di zone franche, ma oggi la Regione si sta concentrando su zone montane che vivono il grave problema demografico. Nonostante ciò c’è bisogno che si faccia rete fra Comune, sindacati, imprese per aprirla. Anche perché a questo forte turismo in crescita non sta corrispondendo un innalzamento dei diritti dei lavoratori, anzi nella maggioranza dei ristoranti in Ortigia si lavora in nero o in grigio (ingaggiati per 20 ore ne fanno 40 senza diritti di ferie e malattia). È un vizio di fabbrica dell’imprenditoria siracusana e fino a quando ci troveremo a scontrarci con queste situazioni non potremo parlare di turismo in crescita, perché non lascerà nulla sul territorio. Avevamo pensato, per certe attività commerciali che rispettano i contratti di lavoro, l’esporre un bollino quale certificato di qualità che non è da poco. A luglio cominceremo una campagna sulla sensibilità dei lavoratori stagionali perché dietro quest’industria del turismo, che molti dichiarano salvezza, abbiamo lavoro nero e precario con mancanza di diritti e angherie su parecchi.

Attualmente vediamo il sindacato bloccato in iniziative…

È il correre dietro l’emergenza. Siamo diventati un 118 e abbiamo giovani che si avvicinano solo quando perdono il posto di lavoro o ricevono contestazioni tremende e certe volte neppure per quelle, perché si dicono che con l’iscrizione al sindacato il padrone li guarderà male. Serve un’azione collettiva da parte di un’intera generazione per un riscatto, ma in questo momento tutto ristagna e anche nel sindacato c’è individualismo.