È meglio tenere venti carrellati fissi in una via con 3–4 condomini per marciapiede o erano meglio i vecchi 2–3 cassonetti di una volta?

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

Di regola sono in 4 e stanno insieme: il Grigio, il Blu, il Verde e il Marrone. Li vedi davanti gli ingressi dei condomini, dei palazzi, sui marciapiedi (dove ci sono). Quasi sempre sono sporchi, stracolmi e puzzolenti. Sono i cosiddetti carrellati per l’indifferenziata (a cui vanno aggiunti i sacchetti per la plastica, senza carrello), dovevano risolvere il problema della raccolta dei rifiuti porta a porta con tanto di regolamento e calendario di conferimento e ritiro, di fatto costituiscono un ingombrante, inconveniente, indecoroso, antigienico e antiestetico elemento di arredo urbano che ha stravolto indegnamente l’immagine estetica della nostra città.

Ad oltre due anni dal suo avvio si può tranquillamente affermare che la raccolta rifiuti – differenziata e porta e porta – NON FUNZIONA. Non si può certo dire che siamo in una fase sperimentale o di avvio. La città non è ancora del tutto coperta dal servizio, in alcuni quartieri mancano ancora i carrellati (e forse è un bene), molti cittadini non hanno ritirato gli appositi kit di mastelli, sacchetti e istruzioni. Numerosi crocevia (specie in borgata) sono frequentemente invasi da sacchetti di rifiuti fuori da qualsiasi regola.

Nonostante i calendari e i regolamenti, i rifiuti (nei carrellati) vengono conferiti a piacimento, da chiunque (anche i non residenti nei condomini), non vengono puliti e soprattutto non vengono ritirati dai marciapiedi costituendo ormai un elemento fisso, ingombrante e indecente di arredo urbano.

L’Amministrazione avrà pure le sue ragioni, buona parte della cittadinanza si contraddistingue per inciviltà maleducazione e strafottenza, l’organizzazione/gestione non è stata tra le più efficaci, la ditta esecutrice non brilla per efficienza, il risultato attuale è sotto gli occhi di tutti, ed è pessimo.

Le responsabilità saranno tante e di diversa natura, a cominciare da un bando di gara disastroso, da un ente appaltante inefficiente, da una comunicazione inadeguata, da una fase di transizione e cambiamento insufficiente, dalla mancanza di controlli, dalla struttura sociale e urbana e da una mentalità incompatibili con un servizio pubblico di tale misura.

Forse la fase di avvio comportava una maggiore e capillare informazione, per più tempo. Forse i cassonetti non dovevano essere ritirati prima che ciascun residente fosse fornito del proprio kit, forse si doveva adeguare il bando alla particolare conformazione e organizzazione cittadina (lo stesso servizio non può essere ripetuto a fotocopia in qualsiasi città, ma andrebbe ripensato e personalizzato).

Tanto per fare il più classico e banale degli esempi, a Milano quasi tutti gli edifici sono, da tempo, dotati di spazi e strumenti per collocare e gestire i carrellati mentre da noi nessun architetto progettista (o quasi) si è mai posto il problema. Se si pensa che anche le ultimissime costruzioni di palazzi e condomini, appena consegnati vengono subito deturpati da interventi migliorativi privati e individuali per la collocazione di antenne, serbatoi, impianti di condizionamento, cavi elettrici e fibra ottica, ecc. (tutti servizi raramente previsti e contemplati dai nostri progettisti) quando mai si poteva sperare che ogni condominio accettasse e si adeguasse a tenere al proprio interno i carrellati della spazzatura!

Non sappiamo, dunque, se e quando il servizio potrà avviarsi verso la normalità e con quali aggiustamenti e miglioramenti. Di sicuro almeno due domande vanno convintamente poste a chi di competenza:

  1. Posto che la differenziata sia la soluzione inevitabile, è meglio tenere da 20 a 30 carrellati fissi in una via con 3 – 4 condomini per marciapiede, o erano meglio i vecchi 2 – 3 cassonetti posti all’incrocio o nelle vicinanze dei condomini?
  2. Il costo per “gestire” i carrellati (raccolta, conferimento, controllo, manutenzione, ecc.) è coperto da quanto si ricava per il conferimento dell’indifferenziata?

Ai lettori non mancheranno altre ed importanti domande che l’esperienza diretta di questi anni ha suggerito e che speriamo anche l’amministrazione si sarà posta perché se non noi, almeno i nostri figli potranno godere di un servizio più adeguato.