A nove anni dalla consegna del progetto di recupero, è ricomparso nella recente delibera del piano triennale delle opere pubbliche

 

La Civetta di Minerva, 15giugno 2019

Completiamo il nostro monitoraggio sulle maggiori storie incredibili di questa città, sulle opere abbandonate e/o inutilizzate oggetto, nel passato, di progetti di riutilizzo e/o riqualificazione che sono rimasti al palo. Dopo aver raccontato le vicende dei due palazzi in affitto, rispettivamente dal comune e dalla provincia in viale Italia e in via Adua, tutt’ora inutilizzati, dopo aver più volte focalizzato la nostra attenzione sull’ex idroscalo, tutt’ora chiuso, sul parco del Mulinello, tutt’ora abbandonato e sugli edifici Costa 2, i cui scheletri restano in balia degli agenti atmosferici, sul San Domenico e sulle marine, dove a causa della mancata attivazione di iniziative per il finanziamento , pur in presenza di bandi pubblici europei, resteranno nello stato in cui erano 10 anni fa, nonché delle aree a latere di Piazza Unità d’Italia, dei giardini pubblici e dell’area latistante il castello svevo, oggi riferiamo sullo stato dell’arte dell’ex macello comunale e sulla recente delibera del piano triennale per le opere pubbliche.

Con determina n. 224 del 23.02.2006 il sindaco dell’epoca conferiva l’incarico di consulenza tecnica amministrativa per partecipare all’avviso di riqualificazione urbana per comuni tra 30.000 e 50.000 abitanti, pubblicato sulla GURS 53/2005. Il progetto, completato ed adeguato al prezziario della regione, fu consegnato il 30.03.2010 e prevedeva il recupero e la conservazione attraverso interventi di risanamento strutturale e di ristrutturazione edilizia, la riconfigurazione degli spazi sia esterni che interni per la nuova destinazione d’uso quale centro di promozione culturale, con la creazione di spazi polifunzionali per conferenze, per ufficio informagiovani, sala lettura, caffetteria, sala ristoro, spazio espositivo con postazioni internet e spazio per laboratorio didattico; si prevedeva, altresì, la sistemazione del terreno retrostante attraverso la realizzazione di un giardino di palme con due campi sportivi organizzati spazialmente da un sistema di pergolati in ferro e legno e l’introduzione di elementi di bioarchitettura per ridurre i consumi energetici, con l’installazione di pannelli solari, il miglioramento della coibentazione e della rete di distribuzione del calore e della ventilazione naturale.

Da allora nessuno ne ha saputo più niente; finalmente, nell’ultimo consiglio comunale, è ricomparso tra le indicazioni sulle opere pubbliche da realizzare mentre nel documento restano assenti il completamento del San Domenico e l’allargamento della via di accesso al faro (di cui esistono i progetti, n.d.r.), la sistemazione della villa comunale, il consolidamento delle marine ,il completamento del parcheggio nel centro storico davanti la Capitaneria di Porto nonostante quest’ultima sia un’opera finanziata due volte di seguito (come ricorda l’ex deputato regionale Vinciullo in una recente presa di posizione), che prevedeva un doppio livello coperto e una copertura adibita a piazzale per un mercato rionale.

“L’obiettivo dell’Amministrazione - ha detto l’assessore Suppo – è quello di non creare un libro dei sogni ma di realizzare uno strumento che sia attendibile. Nell’elenco sono state inserite solo le progettualità che sono state aggiornate, quelle fornite di un finanziamento proprio proveniente o dal bilancio comunale o dai mutui accesi con la Cassa Depositi e Prestiti, quindi il Piano triennale è lo specchio di quanto l’Amministrazione può realmente realizzare in base alle proprie disponibilità economiche”.

Purtroppo, però, se un’opera non è prevista nel piano triennale del comune non può essere oggetto di finanziamento, il che vuol dire che non si potranno richiedere i fondi ai vari enti (Regione, Stato, Unione Europea) neppure se dovessero in futuro - cosa che accadrà ed è già accaduta - essere indetti bandi specifici per questo tipo di opere. Il che la dice lunga sulla qualità dell’azione amministrativa. Così, finora, stanno le cose.