Il prof. Salvo Adorno, candidato alla segreteria provinciale del partito: “Guardando indietro mi rendo conto che abbiamo tanta strada da fare”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

È tempo di riorganizzare le forze in campo, di cercare un argine alla deriva di un Paese che va verso un modello di società con diversi profili di criticità. In primis un sistema di valori che a molti osservatori appare in netto contrasto con quelli costituzionali in cui una buona parte degli Italiani, speriamo la maggioranza, riconosce il senso del proprio stare insieme, il loro essere comunità.

Nella debacle della "sinistra" alle ultime elezioni, pur se europee, sembra che solo il partito democratico possa ancora offrire un'alternativa con qualche probabilità di vittoria ma partendo da nuove proposte. Abbiamo così guardato alla situazione locale, stimolati dagli ultimi contributi del professore Salvo Adorno che ha presentato un proprio programma candidandosi alla segreteria provinciale e abbiamo cercato di capire qualcosa di più con domande che riguardano soprattutto la nostra realtà territoriale.

Negli ultimi anni la nostra provincia ha perduto la sede della Banca d'Italia, ha rischiato di perdere l'Autorità Portuale, ha visto il ridimensionamento della Camera di Commercio, è stata sbeffeggiata nella governance dell'aeroporto di Catania, dell'IAS, della sanità eccetera. Comunque la si giri, la classe politica non è stata all'altezza della rappresentazione degli interessi legittimi del territorio, muovendosi in ordine sparso e diventando facile preda di interessi organizzati di altre province.

Per quanto riguarda il PD, su tutto questo non risulta alcuna analisi interna. Prima di riorganizzare il partito, non ritieni che andrebbe condotta un'autocritica sul modo di interpretare il ruolo che gli elettori di un territorio affidano all'eletto?

Quando guardo indietro e vedo i limiti del PD negli ultimi anni mi rendo conto che la strada da fare è molta, ma metto un punto fermo e guardo avanti. Io penso a come il PD deve affrontare il futuro, non a come deve giustificarsi del passato. Il passato mi serve solo per guardare con più consapevolezza al futuro.

Ho più volte e in più sedi sostenuto che il maggior punto di debolezza della provincia, e del Capoluogo in particolare, sta nella difficoltà di tutelare i propri interessi rispetto a Catania e Ragusa. Si tratta di una debolezza storica. Basta ricordare che durante il Fascismo abbiamo perduto la parte ragusana della provincia, e che ancora oggi la parte Nord gravita su Catania e quella Sud su Ragusa. Nella fase dell’industrializzazione il capoluogo ha perso Priolo, e negli ultimi due decenni ha subito le pulsioni autonomistiche di Cassibile e Belvedere. Insomma una provincia debole che si presta all’egemonia delle provincie limitrofe e un Capoluogo che perde pezzi e ha difficoltà a controllare il suo circondario.

Le perdite che elenchi nella tua domanda vanno inserite in questo contesto, direi in questo trend. Sono il prodotto di responsabilità che hanno radici profonde nell’azione di tutta la classe politica locale, non sarà facile invertire la rotta, ma dobbiamo provarci. Posso dire che oggi il Pd ha questa piena consapevolezza.

Cosa fare? In primo luogo chiedere a tutta la classe dirigente provinciale (politica, economica, sindacale, culturale) di guardare all’interesse generale del territorio e non a quello di partito o di fazione, in secondo luogo individuare alcuni punti dirimenti su cui lottare unitariamente e non transigere, che son quelli che hai citato tu e rappresentano già un patrimonio comune della società siracusana: Ospedale, Camera di commercio, Porto di Augusta, Università, sistema delle infrastrutture, IAS. Su questi temi bisogna far valere gli interessi dei siracusani e porre fine, ad esempio, alla logica dei commissariamenti. Bisogna fare squadra e il PD deve svolgere una parte centrale nella costruzione di un fronte comune.

Probabilmente, nel dibattito sulla riorganizzazione che si intende finalmente aprire nel partito, non potrà mancare una seria disamina su un altro dei grandi problemi che attanaglia la nostra provincia, emerso con evidenza proprio in questi ultimi tempi. Delle amministrazioni comunali che fanno riferimento al PD infatti, alcuni comuni hanno subito l'onta dello scioglimento del civico consesso per infiltrazioni mafiose. Come vi muoverete?

Lo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose è un fatto serio che va affrontato con estrema determinazione. Più in generale bisogna allertare la politica contro la corruzione della vita amministrativa. Ma è anche necessario saper distinguere e non fare di tutta l’erba un fascio. Abbiamo avuto il caso di Augusta che a distanza di anni mostra come l’attacco al sindaco Carrubba e a uomini di specchiata onestà della sua giunta si sia dimostrato fasullo se non pilotato, quasi un prodromo del sistema Siracusa.

Recentemente abbiamo assistito allo scioglimento di Pachino, in questo caso si scioglie l’intero comune per la responsabilità di due consiglieri comunali, ma personalmente metterei la mano sul fuoco sulla trasparenza di Roberto Bruno. Poi le denunce su Noto e ora su Avola, i casi di Melilli e Francofonte.

C’è un tema civile di tutela della legalità di cui il PD deve farsi carico a garanzia della società locale ma anche a garanzia dei suoi sindaci. Ci vuole un’analisi, che nessuno ha ancora fatto, sulla riemersione della criminalità organizzata in aree dove la ricchezza ancora tiene, ma la società è sempre più disgregata e la politica sempre più assente, pertanto è facile che i gruppi criminali trovino più spazio. La riorganizzazione del partito deve servire a creare una rete di protezione sulle amministrazioni, non fare sentire consiglieri comunali e sindaci soli, offrire loro strumenti di risposta. La scomparsa della politica organizzata fa crescere la criminalità organizzata e alimenta la sua capacità di corruzione.

In un tuo recentissimo intervento su La Sicilia hai citato la Cassa del Mezzogiorno come esempio di uno strumento che possa ancora una volta promuovere e finanziare lo sviluppo delle aree disagiate del sud, come fu negli anni d'oro della DC siracusana.

Non credi che in tempi di "autonomia differenziata" che rischia di spaccare in due il Paese sia un obiettivo irraggiungibile?

Molti in questi giorni mi hanno detto che il mio richiamo alla Cassa del Mezzogiorno evoca il clientelismo della DC, le cattedrali nel deserto, una fase dell’industrializzazione che ha lasciato il disastro ambientale. Voglio solo ricordare che è opinione comune tra gli studiosi che quelli sono stati gli unici decenni dall’Unità a oggi in cui il divario tra Nord e Sud si è accorciato, e in cui una cultura riformista e programmatoria si è posta il problema di mettere il Sud al centro delle politiche economiche della nazione. Lo ha fatto perseguendo un’idea di sviluppo con una serie di strumenti istituzionali centralizzati, all’epoca innovativi.

Quando dico di guardare a quell’esperienza, penso alla necessità di ripensare oggi lo sviluppo della Nazione a partire dal Sud e di guardare all’innovazione nel governo dell’economia a partire dallo Stato, con una visione globale e unitaria. Di contro l’autonomia rafforzata, così come è pensata dalla Lega, premia chi è già forte ed è destinata ad allargare ancora di più il divario.

Oggi i dati economici e sociali ci dicono che al Sud è bloccata la possibilità di crescita sociale, chi nasce povero non ha possibilità di migliorare la sua condizione sociale: è la fine della dignità e della speranza. Per questo voglio un PD che guardi all’Italia dal Sud, con gli occhi del Sud.

Nel processo di riorganizzazione del PD hai inserito una novità: una diversa considerazione delle politiche ambientali. Nella nostra provincia ambiente significa bonifiche, che sappiamo in gran parte inesistenti, ma anche attenzione ai programmi di sviluppo che, per esempio ad Augusta, prevedono in una zona ad alto rischio sismico e di incidente rilevante la costruzione di un deposito di GNL alle spalle della zona industriale. Eppure il PD di Augusta, come quello provinciale, su questo fronte tace, alimentando il sospetto che investimenti pericolosi per l'ambiente - se finalizzati alla crescita economica - si possono pur sempre realizzare. Insomma, ambiente senza sé e senza ma o ambiente a seconda se serve?

Non c’è dubbio che per noi la questione ambientale è legata alla zona industriale, e sull’importanza delle bonifiche e del controllo dell’inquinamento sono più volte intervenuto. Il deposito GNL è un’importante risorsa energetica e ritengo che bisogna attenersi ai criteri di sicurezza, giusto dimensionamento e opportuna ubicazione. Ma quando mi riferisco alla centralità del tema ambientale voglio dire qualcosa di più grande e di diverso.

Voglio dire che oggi l’ambiente è la chiave di lettura della nostra vita quotidiana: cibo, mobilità, clima, salute, affettività, relazioni sociali sono filtrarti dal grande tema del cambiamento climatico, ovvero dalla possibilità stessa della sopravvivenza della specie. È un tema globale. Se spostiamo per paradosso le nostre industrie in Nigeria, forse qui a Siracusa ci saranno meno polveri sottili, ma il contributo di anidride carbonica al riscaldamento globale sarà lo stesso. E quando ci spostiamo in macchina anche noi diamo il nostro contributo quotidiano al riscaldamento, così come la produzione del cibo che noi mangiamo contribuisce per circa il 14% all’aumento delle temperature. Voglio dire che guardare il mondo in chiave ambientale significa immaginarsi un futuro diverso, relazioni sociali, modi di produzione, stili di vita, un’etica diversa. I giovani lo sanno meglio di noi, per loro l’ambiente entra nel quotidiano ed è già il modo di fare politica. Ecco io vorrei che il PD assumesse questo punto di vista, nell’immaginarsi l’Italia futura. Lo stesso dobbiamo fare noi per la Siracusa futura. Guardiamo al successo che ha avuto la pista ciclabile, alla raccolta differenziata, alla domanda di trasporto pubblico, al parco di Bosco Minniti e alla cura del verde pubblico. Bisogna partire da qui.

In che modo dunque riorganizzare il partito? I vecchi modelli sono naufragati tutti, gli organismi interni che avrebbero dovuto dibattere i temi e i problemi - non solo l'università e la cultura, ma anche l'agricoltura, il commercio, il turismo, eccetera e l'interlocuzione con i sindacati - appena avviati venivano frenati o morivano per consunzione.

Che tipo di struttura proponi? E soprattutto, in un periodo storico in cui la comunicazione avviene attraverso i social, con quali strumenti?

Ho esposto la mia idea di partito nel programma allegato alla candidatura a segretario provinciale. Potrei riassumerlo in cinque parole chiave: organizzare, ascoltare, servire, progettare, comunicare.

Le parole che seguono devono concretizzarsi nella realtà attraverso l’impegno di una classe dirigente disposta a vincere la sfida di un nuovo modo di vivere la Politica.

Organizzare - Il partito aperto, plurale e unitario. No al PD delle fazioni

Il partito della militanza e dell’impegno sociale attivo. No al PD delle tessere

Il partito che offre occasioni e sedi di discussione Politica. Il PD che dibatte.

Ascoltare - Ricostruire la rete di relazioni con i corpi intermedi, con i sindacati, con le realtà associative civiche, con il mondo della produzione. Il PD radicato nel territorio

Partecipare e costruire le reti di solidarietà sociale e di protezione delle fasce più deboli della popolazione. Il PD contro la povertà e lo sfruttamento.

Porre al centro dell’attenzione della vita pubblica e del programma politico il tema delle donne, dei giovani e degli anziani. Il PD che promuove genere e generazioni.

Servire - Impegnare il partito in un dialogo costante e propositivo con le amministrazioni di centro sinistra e in una opposizione costruttiva con quelle di centro destra. Il PD presente nella vita amministrativa.

Impegnare il partito nella ridefinizione di un modello di sviluppo plurale del territorio provinciale, capace di rispettare l’ambiente e di coniugare industria, agricoltura, beni culturali e turismo, mettendo al centro la dignità e la tutela del lavoro. Il PD capace di progettare il futuro di Siracusa a partire dal lavoro proiettandosi al 2030.

Impegnare il partito nel campo dell’economia civile, della sostenibilità e dei beni comuni. Il PD capace di costruire uno sviluppo partecipato e sostenibile.

Progettare - Aprire un ampio dibattito pubblico sul tema della cittadinanza, dei diritti sociali e civili, dell’accoglienza. Il PD per una società giusta, solidale e accogliente.

Comunicare - Un partito dotato di intelligenza emotiva che parla al cuore della gente. Il PD partito della fraternità.

Un partito che ricompone la frattura sentimentale con la gente. Il PD partito empatico.

Un partito che riflette sulla sua storia e sa rileggere le ragioni della sinistra alla luce del nuovo secolo. Il PD partito dell’innovazione politica.