Il commento di Ossigeno a proposito dell’archiviazione delle accuse ai giornalisti che nel 2011 segnalarono un malfunzionamento della Procura di Siracusa

 

Era attesa da tempo la decisione del Giudice per le indagini preliminari di Messina di archiviare il processo che ha visto indagati per otto anni, costretti a difendersi da accuse gravi e infamanti quattro giornalisti di Catania e Siracusa, fra i quali Franco Oddo, direttore della “Civetta di Minerva”. Era attesa e finalmente è arrivata e ha detto a chiare lettere che quei giornalisti hanno agito onestamente denunciando per primi un grumo di sospetti e irregolarità che gravava sulla Procura di Siracusa e sui rapporti fra magistrati e alcuni penalisti.

Questi giornalisti di cui oggi viene attestata la correttezza, nel 2011 pubblicarono sui loro periodici a diffusione locale degli articoli coraggiosi e ben documentati che fecero molto scalpore e suscitarono scandalo. Ciò che avevano scritto proiettava infatti delle ombre su come veniva amministrata la giustizia nel capoluogo aretuseo.

Le preoccupazioni furono condivise da numerose associazioni cittadine che si schierarono al fianco del quindicinale cittadino che aveva sollevato la questione. Anche Ossigeno per l’Informazione prese posizione a favore di quei giornalisti. Dal fronte della Procura, le reazioni furono molto accese, anche sul piano giudiziario.

Ci sono voluti molti anni, c’è voluta molta fatica, si sono dovute sostenere considerevoli spese legali prima che un giudice riconoscesse la correttezza di quei giornalisti e il fatto che con i loro giornali nel 2011 esercitarono onestamente quella funzione di controllo del potere e delle istituzioni che è propria del giornalismo.

Certo, è bene quel che finisce bene. Ci rallegriamo della conclusione di questo processo. E poniamo alcune domande. (Se qualcuna è ripetitiva, chiediamo scusa. Non è colpa nostra se a distanza di anni anche problemi così seri restano irrisolti).

È normale che in Italia il giornalista che rivela verità scomode e spiacevoli debba subire una trafila così lunga e costosa e accuse così gravi e umilianti prima che gli sia riconosciuto di aver agito correttamente?

Magistrati, inquirenti, altri controllori che operano nell’interesse pubblico non subirebbero forse lo stesso frustrante trattamento se non fossero protetti da idonee prerogative?

Perché non si comincia a proteggere i giornalisti con misure concrete 1) applicando sistematicamente le misure deterrenti già previste per chi abusa della giustizia? 2) approvando altre misure anti-abuso di cui si discute da tempo? 3) discutendo le proposte del procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho che attuano raccomandazioni provenienti dal Consiglio d’Europa e dalle Nazioni Unite.

Il “caso Siracusa” aiuta a sollevare queste questioni.

Intanto rendiamo onore a questi coraggiosi giornalisti che, avendo avuto sentore, per come era dato saperlo, che nella città di Archimede la bilancia della dea bendata non oscillava nel modo dovuto, hanno dato l’allarme. Onore anche a chi, come Carmelo Maiorca, ha enfatizzato l’allarme con la punta acuminata della satira, con quella vignetta che mostra un uomo mentre si serve della dea bendata al modo in cui i cani si servono per i loro bisogni dei muri e di altri corpi inanimati. Per aver pubblicato quella innocua vignetta Carmelo Maiorca è stato tenuto a giudizio per sette anni prima di essere prosciolto, mentre altre vicende, altre inchieste giudiziarie confermavano in tutto o in parte che i suoi colleghi della “Civetta” e del periodico “Magma” avevano visto giusto e c’era chi aveva fatto ben di peggio alla signora con la bilancia in mano.