La vignetta pubblicata da Carmelo Maiorca non fu altro che la rappresentazione del forte sdegno popolare per il Sistema Siracusa

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

"Assolto perché il reato non sussiste". Queste le conclusioni cui è pervenuta, nell’udienza del 18 gennaio 2019, la dottoressa Maria Giuseppa Scolaro nel processo che ha visto a Messina Carmelo Maiorca doversi difendere dall'accusa di aver diffamato il dottor Maurizio Musco, all’epoca dei fatti magistrato presso la Procura della Repubblica di Siracusa.

Tutto per colpa di una vignetta a corredo di un articolo, pubblicato nel dicembre 2011 sul periodico satirico L’Isola dei Cani, relativo all'interrogazione parlamentare del senatore Francesco Ferrante che nel 2012 (!) sollecitava un’indagine ispettiva a Siracusa per chiarire i contorni dei fatti denunciati dalla Civetta, i cosiddetti Veleni in Procura. Una nostra inchiesta che ormai con evidenza cristallina, grazie ai gravissimi risvolti giudiziari nazionali del sistema Amara, a dispetto dei fantasiosi detrattori anche purtroppo nostri colleghi, ha dimostrato come i veleni non fossero di chi voleva, come fatto credere, gettare discredito sulla magistratura aretusea, bensì di chi, con la propria azione, nell'esercizio di un potere altissimo e delicatissimo - quello dell'azione giudiziaria - ha fortemente condizionato la vita di Siracusa a tutti i livelli, ma che, per esemplificare, monetizzando (forse il linguaggio più immediato e comprensibile a chiunque), rifacendoci solo ai due casi più eclatanti, è costata finora ai Siracusani 2milioni e 800mila euro a favore della famiglia Frontino, soldi che mai più rientreranno nelle casse comunali, e i 74 milioni di euro del fallimenti della Sai8, un tempo gestore del servizio idrico.

Bene. Secondo la dottoressa Scolaro quella vignetta - la statua della dea bendata, simbolo della giustizia, con un omino raffigurato di spalle che orina ai suoi piedi - "a fronte dei contenuti dell'interrogazione di Ferrante, che mirava ad ottenere una risposta ai massimi livelli istituzionali in ordine a vicende che erano già state oggetto di attenzione mediatica e successivamente anche giudiziaria e disciplinare, le quali compromettevano e svilivano fortemente l’immagine degli uffici giudiziari interessati", non costituiva null'altro se non "l’aspra rappresentazione satirica del senso di sgomento e di sdegno”, “la trasposizione in chiave figurata e fortemente sarcastica del grave danno al prestigio dell’ordine giudiziario provocato dall’intera vicenda Siracusa”.

Assente per altro qualsiasi riferimento diretto al querelante, il sostituto Musco.

E d'altra parte, scrive nella sentenza il giudice, "la portata diffamatoria della vignetta in contestazione va esclusa anche alla luce degli sviluppi giudiziari e disciplinari successivi, che hanno consacrato da un lato l’esistenza di rapporti tra il pm Musco e l’avvocato Amara che avrebbero dovuto portare il primo ad astenersi nella trattazione dei procedimenti in cui il legale di una delle parti era proprio Amara, e dall’altro la grave lesione al prestigio dell’ordine giudiziario che tali vicende hanno comportato e che hanno determinato, per quanto attiene più specificatamente alla posizione dell’odierna persona offesa, Musco Maurizio, l’instaurazione di un procedimento disciplinare nei suoi confronti conclusosi con sentenza n. 25/2017 emessa in data 07 marzo 2017 dalla sezione disciplinare del CSM che ha dichiarato il dottor Maurizio Musco responsabile dell’illecito disciplinare di cui al capo di incolpazione relativamente a n. 3 procedimenti (n. 5183/09, 5875/11 e 8434/11) e lo ha condannato alla sanzione della perdita di anzianità per anni uno, disponendone il trasferimento d’ufficio alla Procura della Repubblica di Sassari (cfr. Sentenza della Sezione disciplinare del CSM n. 25/2017 del 7 marzo 2017 acquisita all’udienza del 16/11/2018).

Invero i comportamenti ascritti al magistrato, accertati in sede disciplinare, secondo la sezione disciplinare del CSM hanno “determinato una grave lesione del prestigio dell’ordine giudiziario ed un offuscamento della immagine della magistratura siracusana, nonché della credibilità personale del magistrato interessato (…)"

Come per D'Anna, così per Maiorca, non è stata riconosciuta alcuna diffamazione ma solo l'esercizio del proprio ruolo di osservatori di fatti che, certo, preferiremmo tutti non dover raccontare.

E le accuse contro il direttore della Civetta Franco Oddo? Tutto archiviato perché "i reati ascritti non sono stati accertati". E questo nonostante Maurizio Musco si fosse opposto all'archiviazione.

Ma lasciamo questa parte del racconto ad Alberto Spampinato, il coordinatore del sito Ossigeno per l'informazione, un giornale online che andrebbe sostenuto in particolare da noi giornalisti (anche attraverso il 5 per mille) perché l'unica testata che segnala con rigore e precisione i tanti casi di "attentato" alla libertà di stampa in tutta Italia.

Ossigeno ha documentato passo dopo passo le vicende della Civetta sin dalla prima ora. E gliene siamo grati.