“Potrebbe dimostrare al colto e all’inclita a quali numeri si riferisce quando parla di <grande opportunità per nuovi posti di lavoro qualificati per i nostri giovani”>, perché la realtà dei due parchi della Valle dei Templi e di Naxos… non può dimostrare questo bel sogno”

 

La Civetta di Minerva, 15 giugno 2019

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha firmato il decreto delle nomine dei direttori dei 14 parchi archeologici da poco istituiti sebbene con le criticità che abbiamo segnalato. E subito l’Associazione Nazionale Archeologi ha stigmatizzato il metodo: non la scelta di specifiche competenze professionali bensì la consueta “rotazione delle figure apicali già presenti nell’attuale assetto dirigenziale regionale”, scarsa trasparenza, mancato coinvolgimento delle associazioni di categoria, nessun reale efficace intervento atto alla valorizzazione dei beni culturali e adeguato alle sfide della contemporaneità. Quindi la stoccata finale: “Se la politica deciderà di prevaricare la sfera di competenza degli archeologi, il risultato sarà la permanenza di forme di immobilismo culturale e opacità amministrativa”.

Ne abbiamo parlato, ancora una volta, con Silvia Mazza, che non ha lesinato critiche e perplessità, partendo intanto dagli “aspetti procedurali”.

“La giurisprudenza consolidata in materia è chiara: qualsiasi incarico non può più essere dato su nomina “ad personam”, ma deve passare dalla selezione comparativa. Anche il contestatissimo concorso internazionale lanciato dall’allora ministro del Mibact Dario Franceschini per individuare i super-direttori dei Grandi Musei e Parchi archeologici autonomi dello Stato ha previsto che il Ministro scegliesse tra una terna di candidati. Non capisco quindi come si sia potuto bypassare la procedura comparativa con avviso pubblico.

Il riferimento normativo resta la legge 20/2000 e a questo punto mi permetto di chiarire che ha ragione il presidente di Legambiente Gianfranco Zanna quando dice che non è esatto definirla Legge Granata. Si tratta infatti di un testo che fu approvato unificando diversi ddl di iniziativa parlamentare e solo per prassi l’iniziativa di un testo unificato si assegna al parlamentare o all’istituzione che ha depositato la prima delle proposte che vengono appunto unificate. Quando i diversi ddl in materia vennero incardinati in Aula, prima dell’estate del 2000, Granata non solo non ne aveva firmato alcuno, ma non era nemmeno assessore ai BBCC. Intervenne, poi, nel dibattito finale e firmò la legge insieme all’allora Presidente della Regione Vincenzo Leanza.

Ma veniamo alle nomine: il comma1, articolo 22 della legge 20, senza precisare criteri e modalità di nomina, stabilisce che sia l’assessore, e non il dirigente generale del Dipartimento, come avviene per tutte le altre nomine, a conferire l’incarico. “L'incarico di direttore del Parco è conferito, a tempo determinato, dall'Assessore regionale per i beni culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione ad un dirigente tecnico in servizio presso l'Assessorato regionale dei beni culturali ed ambientali e della pubblica istruzione”. Non si comprende, allora, perché queste non siano dovute passare attraverso procedure comparative e selettive".

Ed entrando invece nel merito delle scelte fatte? "Diciamo subito che i parchi archeologici non sono degli istituti multidisciplinari, come le soprintendenze per intenderci, cioè organizzate (o meglio, che dovrebbero essere organizzate) in una équipe con competenze che corrispondono a distinti ambiti settoriali, storico-artistici, architettonici, etnoantropologici, ecc. A dirigere un parco che si chiama «archeologico», e non parco multidisciplinare, che non esiste, se non vogliamo includere Disneyland Park…, si dovrebbe nominare un archeologo, come ben segnalato dall'ANA.

Crocetta, invece, aveva piazzato tre architetti a capo degli unici tre parchi autonomi siciliani, quelli che trattengono gli introiti (per i parchi appena istituiti ne passerà del tempo prima che l’autonomia finanziaria sia effettiva, e non solo sulla carta). Con le rotazioni volute dal Presidente Nello Musumeci i tre restano ancora in sella ai parchi, ma non più ai big, quelli dotati di autonomia: Enrico Caruso da Selinunte trasloca a Lilibeo e Marsala, Vera Greco da Naxos a Morgantina e Villa del Casale, e Giuseppe Parello lascia la Valle dei Templi, restando parcheggiato per il momento “a disposizione del Dipartimento” (sarà forse lui il prossimo dirigente generale?).

Ora, in qualche modo, in parte, gli archeologi riguadagnano terreno: proprio a Naxos ritorna un’archeologa, dopo i lunghi anni di Costanza Lentini, e il periodo Greco, segnato dal caso rimasto non chiarito dell’acquisto del Castello di Schisò a un prezzo più che raddoppiato e per il quale il compianto assessore Sebastiano Tusa mi aveva dichiarato di voler fare chiarezza. Si tratta di GabriellaTigano, che vi transita dalla Soprintendenza di Messina.

Ancora un’archeologa, Francesca Spatafora, va a Solunto, Himera e Jato. A Leontinoi l’archeologo Lorenzo Guzzardi è di casa, avendo scavato per anni insieme ai francesi, che hanno lì la più importante missione straniera in Italia.

Eppure, proprio laddove ci sarebbe dovuto stare “di diritto”, archeologo non è, invece, il direttore del Parco di Siracusa. Ci ritroviamo un architetto, Calogero Rizzuto, mentre c’era, per restane nella stessa Siracusa, Andrea Patanè, con sufficienti anni di servizio, dirigente dell’unità operativa Beni archeologici della Soprintendenza aretusea, che, come la Tigano da Messina a Naxos, poteva benissimo passare a capo del Parco.

Rizzuto pensa a valorizzare “cinque archeologi di grande valore che non sono dirigenti”, come ha dichiarato a “La Sicilia”, che, per carità, è già qualcosa.  Del resto non a lui, ma ad altri spettava “valorizzare” gli archeologi già dirigenti senza andare troppo lontano e il cui valore è stato anche riconosciuto con premiazioni di assoluto rilievo a livello nazionale.

Nella stessa intervista ha già parlato della perimetrazione del parco: insomma, da subito non una grande prova, dato che la perimetrazione e la sua eventuale revisione (non in restringimento, ma semmai in espansione, come richiesto dalla legge) è di competenza esclusiva della Soprintendenza. Concordo, invece, laddove lamenta le due sole unità assegnate al mega parco frutto di un incongruo accorpamento".

Che “il Parco di Siracusa avrebbe dovuto fare storia a sé" è una certezza per Silvia Mazza, convinta che almeno, per riconoscere al sito di Siracusa una preminenza gerarchica rispetto alle altre aree archeologiche che compongono il nuovo Parco, sarebbe opportuno una nuova denominazione - quella di "Parco archeologico di Siracusa e delle sub colonie di Akrai, Eloro e Villa del Tellaro" - che farebbe anche giustizia dell’attuale mancata citazione della colonia di Akrai, circostanza che ha visto le giuste rimostranze del sindaco di Palazzolo.

E aggiunge: “In merito a quanti lamentano che il Parco di Siracusa non abbia una unità operativa per il Museo Archeologico Paolo Orsi, osservo che sarebbe stata un’ingiusta ulteriore diminutio. Il museo Orsi è inquadrato, invece, come "servizio", come il Salinas, non più polo, ma che resta sempre, appunto, "servizio" e a differenza del museo Pietro Griffo di Agrigento, che diventa u.o. del "servizio" parco della Valle dei Templi. La questione è un’altra, invece. L’Orsi fa servizio esattamente come il Museo archeologico Cappellani di Palazzolo Acreide, con ciò non vedendosi riconosciuto, cioè, uno status che lo stacchi dagli altri siti minori che compongono il servizio stesso. Non si può di certo dire che goda della stessa considerazione accordata, invece, agli altri maggiori musei dell’isola, come il Salinas o l’Abatellis”.

E arriviamo così a un ultimo “sassolino nella scarpa”: a chi alludeva l’assessore Fabio Granata nel suo contributo sui parchi archeologici pubblicato nel numero precedente parlando di “sedicenti esperte del parco”?

"Mi piacerebbe saperlo. Ma se si trattasse di me, tengo a chiarire che, oltre a scrivere da anni di parchi archeologici siciliani sulle maggiori testate di settore, “Il Giornale dell'Arte” e “Il Giornale dell'Architettura”, rilanciando pure questi interventi su una piattaforma come Emergenza Cultura (Tomaso Montanari), vengo puntualmente invitata anche dalla stampa regionale a offrire contributi critici, e l'Associazione Nazionale Archeologi ha recentemente citato proprio i miei interventi.

Lo stesso convegno tenutosi a Siracusa il 12 novembre scorso mi è stato autorizzato dal suo compianto amico professore Tusa, evidentemente riconoscendo validità alle mie riflessioni.

Vorrei anche ricordare che è stata l'ex soprintendente di Siracusa, Beatrice Basile, che ha firmato la perimetrazione oggi rimessa in discussione, a riconoscermi "massima esperta" nel settore proprio da queste colonne su cui l’assessore Granata parla di presunte sedicenze, dimenticandosi che è stato lui stesso a invitarmi a più di un dibattito proprio in tema di parchi.

Anzi, colgo l’occasione per invitarlo pubblicamente a un confronto, visto che al convegno di novembre ha disertato proprio il dibattito conclusivo. Magari io o altre sedicenti potremo spiegargli che quello che chiama “Parco archeologico di Siracusa e del Sud Est” si chiama, invece, (in attesa dell’auspicata rettifica) “Parco archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro”; che nei parchi di cui al Titolo II non esiste il “cda”, ma il comitato tecnico-scientifico che, stando al nomen iuris, dovrebbe essere un organo consultivo esclusivamente tecnico e che, invece, stando alla legge 20, il suo parere integra l’efficacia degli atti amministrativi, è chiamato ad adottare il rendiconto di gestione, fornisce parere sugli interventi, sostituendo l’autorizzazione ex artt. 21 e 146 del Codice dei beni culturali (2004). Il Cda, invece, è un organo di gestione. O almeno così è nei parchi del Mibac. Quello della Valle dei Templi si configura, invece, come un organo ibrido, tecnico-scientifico e di gestione amministrativa, mentre per tutti gli altri parchi siciliani non è nemmeno previsto, con buona pace di Granata. Così come non è previsto un Collegio dei revisori dei conti.

Altro che autonomia! Se non si rimette mano a questa legge, dotando i nuovi parchi di questi imprescindibili organi di governance, sarà la paralisi.

Granata dice che “si continua a discutere sul nulla e fuori tempo massimo”, ma non entra nel merito delle questioni che sollevo da anni; sostiene che “nessuno può tornare indietro”: ignora forse la possibilità di ricorsi al Tar, come già fatto in passato?

Ci fa abbastanza sorridere, poi, che dedichi a soloni, sedicenti o a chi sa lui, “la lettura dei dati ufficiali degli incassi dei parchi”, argomento che nulla c’entra con le irregolarità denunciate, ma soprattutto perché è proprio su «Il Giornale dell’Arte» e «The Art Newspaper» che annualmente viene pubblicata la classifica dei complessi archeologici più visitati in Italia, ivi compresi quelli siciliani. Al convegno in una slide avevo proprio messo a confronto i dati dei siti siciliani, rilevando, per esempio, come il non autonomo parco di Siracusa facesse numero migliori dell’autonomo Selinunte. Così per dire che l’autonomia da sola non basta.

Ecco, se anche l’assessore Granata si dedicasse a questo tipo di confronti potrebbe dimostrare al colto e all’inclita a quali numeri si riferisce quando parla di “grande opportunità per nuovi posti di lavoro qualificati per i nostri giovani”, perché la realtà dei due parchi della Valle dei Templi e di Naxos che prende a modello non può dimostrare questo bel sogno.

Ma, soprattutto, sono certa che l’Assessore coglierà l’occasione del confronto pubblico che qui gli proponiamo per rendere più chiaro ai lettori della Civetta, ai siracusani, e non solo alla sottoscritta, le illazioni che consegna alla sua nota. E magari con l’occasione potrà anche intrattenere il pubblico dicendo chiaramente chi e perché sarebbero “i giureconsulti, esperte e soloni” "spalleggiati da chi ha interessi concreti a fermare l'istituzione del Parco".