Michele Consiglio, al CDC dell'ANM, chiede le dimissioni dall’organo di autogoverno, il deferimento ai probiviri e la fine del correntismo "il vero bersaglio grosso"

 

Magistratura democratica, Unità per la Costituzione, Magistratura indipendente, Movimento per la giustizia, Autonomia e Indipendenza.

Sono queste, non dovremmo averne dimenticata nessuna, le correnti interne all'Associazione Nazionale Magistrati, il massimo organismo rappresentativo della nostra magistratura con circa il 90% di iscritti, in questi giorni travolto anch'esso, quasi per un effetto domino, da quanto sta accadendo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Giorni terribili, un drammatico evolversi dei fatti, lo smarrimento del senso istituzionale dell'ordine, eventi di inaudita gravità: queste le espressioni ricorrenti nel corso delle riunioni del Comitato Direttivo Centrale, 36 membri eletti con mandato quadriennale, fino a quella, angosciata e turbata, del neo presidente Luca Poniz - "La notte della magistratura" - il giorno stesso in cui è stato chiamato a sostituire il predecessore Pasquale Grasso, accusato di aver adottato una linea troppo morbida e di non aver preso le distanze dallo scandalo che sta travolgendo il CSM.

È la resa dei conti tra le correnti, causa prima, secondo alcuni, del degenerare del sistema di autogoverno dei magistrati. Tra gli interventi più chiari ed espliciti ci sono sembrati particolarmente significativi quelli del dottor Michele Consiglio, espressione del gruppo Autonomia e Indipendenza, che ha operato per molti anni, con diverse funzioni, presso il Tribunale di Siracusa (oggi alla Corte di Appello di Catania) e che ha vissuto quindi in maniera diretta le vicende dei cosiddetti Veleni in Procura del 2012 a cui, nelle cronache quotidiane, si continua a tornare.

Parole forti, inclementi, espresse con enfasi oratoria accorata e, soprattutto, indignata, già a partire da un incipit biblico, quasi una profezia apocalittica: "Non farai violenza al diritto, non avrai riguardi personali e non accetterai regali perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti" (così si era rivolto proprio ai magistrati l’Arcivescovo di Milano).

"Ciò che accade è gravissimo - ha detto Consiglio -. E non è altro che la naturale conseguenza dello smarrimento della bussola etica del nostro agire. Quando si perde il senso del giusto è facile passare da ciò che è discutibile a ciò che è massimamente inopportuno e da ciò che è massimamente inopportuno a ciò che è illecito. Siamo in presenza di una evidente evoluzione: dal correntismo al correntismo 2.0, con le conseguenze che sono sotto i nostri occhi. Guai, guai, guai - ha ripetuto in un climax tonale accompagnato dallo sguardo fisso sui colleghi in ascolto - pensare che piazzare in un posto di vertice il più “appoggiato” invece che il più valido sia un peccato veniale. Così facendo abbiamo costruito una classe dirigente che si alimenta di ambizione e di arrivismo invece che di spirito di servizio, e abbiamo scavato un solco profondo, forse ormai incolmabile, tra chi governa la magistratura e chi, con quotidiana fatica intellettuale, e spesso in condizioni difficilissime, la fa funzionare. È così, lo sappiamo tutti. È così da tempo!

Che rabbia e che malinconia pensare alle occasioni perdute, ai tanti convegni e manifesti sull’etica e la deontologia del magistrato, sul rapporto tra magistratura e politica, sulle degenerazioni del correntismo. 

Quanta ipocrisia! Pensate alla distanza siderale che esiste tra le parole e i concetti espressi in quelle occasioni e il desolante spettacolo al quale stiamo assistendo. 

Desolante sì. Dobbiamo averne consapevolezza nel profondo". 

Il dottor Consiglio non ha lesinato critiche ai comunicati ufficiali che, invece di esser chiari, sono stati caratterizzati da "un deficit di indignazione", sintomo "pur nel comprensibile smarrimento del momento" di una mancata presa di consapevolezza; errato parlare di “caccia alle streghe compiuta al solo fine di nuocere ad un gruppo di successo” o di responsabilità da attribuire unicamente a singoli individui piuttosto che denunciare la verità: "È il sistema che si alimenta, da tempo immemorabile, dei comportamenti di quei singoli o di chi ritiene che esistano soluzioni diverse dalle dimissioni dall’organo di autogoverno e, in ambito associativo, dal deferimento ai probiviri di chi ha così gravemente pregiudicato la nostra credibilità e il nostro onore". 

Un fermo atto di accusa, con alcune proposte per cogliere "una chance di ripartenza che, al di là dei nostri meriti, ci viene offerta", cui è seguito a distanza di 10 giorni, il 16 giugno, un nuovo, più duro attacco, sferrato contro "il correntismo", il cancro che ha corrotto un corpo che dovrebbe rimanere sano perché perno della salute dell'intero Paese.

"I problemi, colpevolmente sottovalutati, dei rapporti tra magistratura e politica e del mercimonio delle nomine, delle promozioni e degli incarichi che da anni ci ammorbano - che hanno visto Autonomia e Indipendenza, anche in questa sede (il cdc, ndr), unica convinta querelante - si sono evoluti e ci hanno mostrato il lato più grottesco".

Diretta la chiamata in correità dell'Unicost: "Abbiamo detto che è il tempo del coraggio e della verità. E quindi vengo al punto: Qual è mai il grado di aderenza alla realtà che si cela dietro l’espressione usata ieri dal coordinatore generale di Unicost in occasione di quella che doveva essere una salvifica seduta di terapia collettiva: “... si è compiutamente disvelato un mondo che in precedenza era soltanto presentito, da tanti percepito a tratti e perlopiù in maniera subliminale…”

Io non capisco. È certamente un mio limite. Ma veramente dopo anni di lottizzazione selvaggia e di cencellizzazione sfrenata della magistratura italiana, avevate di questo fenomeno una vaga percezione subliminale? È questo il livello di consapevolezza autocritica dal quale vorremmo ripartire"?

L'Unicost ha chiesto scusa perché alcuni iscritti sono rimasti coinvolti nelle note vicende ma non si è scusata, secondo Consiglio, "per l’occupazione di tutte le semi presidenze e le presidenze dei Tribunali dell’italico regno... per la spartizione di tutte le procure della Repubblica del Paese ... per la lottizzazione dei posti alla Scuola Superiore della Magistratura ... per avere colpito disciplinarmente i deboli o i non allineati ed avere accarezzato i forti, quelli con il blasone della corrente... per avere mortificato le aspettative legittime di giudici che hanno buttato sangue sulle carte preferendo a loro degli enfants prodige di cartone costruiti e allevati dalle correnti... per avere ridotto il CSM ad un suk arabo fino ai clamorosi esiti odierni. "E ancora una volta mi domando e vi domando: è questo il livello di consapevolezza critica dal quale vogliamo ripartire"?

Consiglio ha quindi respinto le accuse rivolte alla "piccola Autonomia e Indipendenza, rea di avere consentito il passaggio dei suoi uomini dall’A.N.M. al C.S.M." e ha incalzato: "Ma vi rendete conto? Ci troviamo in una situazione nella quale, alcuni giudici sono stati sorpresi a complottare nottetempo per soddisfare i desiderata di politici imputati e voi vi dite custodi dei valori e volete condurre il carro che conduce alla nostra redenzione. Ma vi rendete conto della incredibile comicità di questa posizione? Con le dovute proporzioni è come immaginare un omicida che si indigna perché vede uno passare con il rosso". E tuttavia da qui bisogna ripartire perché "Non è delle vostre persone, alle quali riconosciamo onestà e buona fede, ma delle logiche e delle dinamiche della struttura alla quale appartenete che dubitiamo. Il “correntismo” è metodo, è filosofia operativa, è prassi comportamentale, è qualcosa che va ben oltre i singoli cangianti attori della recita... Il correntismo è il bersaglio grosso. È alla fine di questo fenomeno che occorre puntare senza tentennamenti, senza paura di perdere potere, senza crisi di identità.

Giusto chiedere scusa ma occorre farlo non solo per ciò che accade oggi ma, soprattutto, per avere creato ed alimentato le condizioni perché ciò avvenisse.

Solo se faremo questo, solo se berremo il calice amaro fino in fondo, possiamo sperare in una vera rinascita".