Intanto si tinge di giallo la vicenda del piano di lottizzazione approvato dalla giunta che consentiva la costruzione di villette su un’area destinata a parcheggio

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

Continuiamo il nostro monitoraggio sulle storie incredibili di questa città, sulle opere abbandonate e/o inutilizzate oggetto, nel passato, di progetti di riutilizzo e/o riqualificazione che sono rimasti al palo e che, realisticamente, a meno di un cambiamento radicale della gestione del comune, resteranno tali almeno per i prossimi due anni, lasciando alle future amministrazioni l’onere di rimettere in marcia ogni cosa.

Dopo aver raccontato le vicende dei due palazzi in affitto, rispettivamente dal comune e dalla provincia in viale Italia e in via Adua , tutt’ora inutilizzati, dopo aver più volte focalizzato la nostra attenzione sull’ex idroscalo, tutt’ora chiuso, sul parco del Mulinello, tutt’ora abbandonato e sugli edifici Costa 2 , i cui scheletri restano in balia degli agenti atmosferici, sul San Domenico e sulle marine, dove a causa della mancata attivazione di iniziative per il finanziamento, pur in presenza di bandi pubblici europei, resteranno nello stato in cui erano 10 anni fa, oggi ci occupiamo delle aree a latere di Piazza Unità d’Italia, dei giardini pubblici e dell’area latistante il castello svevo. Successivamente ci occuperemo dell’ex macello comunale, per completare la rassegna del degrado a cui è condannata la città di Augusta, limitandoci solo alle cose più importanti.

Piazza Unità d’Italia e le zone adiacenti alle cooperative e alle case popolari furono sistemate grazie ai fondi del terremoto in seguito allo smantellamento del campo container. Dopo l’impiego di quei fondi con la bonifica e una prima sistemazione della zona, venne preparato un progetto complessivo di riqualificazione dell’intera area con un percorso naturalistico che univa le due saline oggi separate dalla ferrovia con quelle della zona stazione; quel progetto, fermo da 5 anni, godeva di un finanziamento regionale di un milione di euro per la realizzazione di uno stralcio funzionale che lo realizzasse almeno in parte, in attesa di ulteriori disponibilità economiche. Oggi è tutto fermo.

Analogo discorso per l’area intorno al castello latistante i giardini pubblici. Impiegati anni fa 800 mila euro di finanziamento europeo oggi sfumati nell’abbandono, la villa comunale resta segnata dalle lacerazioni dei suoi viali e dallo svellimento progressivo delle aiuole ad opera dei vandali, mentre la frana che ne ha umiliato la zona nord ovest resta pericolosamente sorretta da travi precarie, posizionate da anni che, ormai, non supportano più nulla, mentre le sue recinzioni, sempre più aggredite dalla ruggine, via via che collassano sono sostituite dalle bande bianco/rosse che ne interdicono burocraticamente l’accesso; che dire poi degli spazi sempre più estesi interdetti all’accesso e dei casotti più o meno ampi che riducono con occupazioni permanenti di suolo pubblico lo spazio residuo?

La cosa più incredibile nel contesto descritto è che la maggior parte di questi casotti restano inutilizzati ed alcuni di essi sono in attesa di un compratore, pur essendo realizzati in unarea di proprietà comunale che a suo tempo fu temporaneamente concessa in uso (concessioni senza oneri visto che non paga, da tempo, più nessuno) per avere nuova vita. L’unico casotto di proprietà pubblica resta invece chiuso a guardia inutile dell’unico spazio giochi ricavato in un segmento ancora integro accanto al palco della musica che neppure le donazioni disponibili di alcuni club services sono riusciti a riscattare dall’incuria e dal degrado.

Intanto si contorna di giallo la vicenda del piano di lottizzazione approvato dalla giunta, che consentiva la costruzione di villette su un’area destinata a parcheggio: tutti dicono che ciò è supportato da una variante alla variante ma nessuno riesce a trovarla (sic!). L’assessore all’urbanistica del Comune megarese, dopo il nostro articolo e la nostra visita negli uffici comunali per capire come fosse stato possibile modificare in giunta una decisione del consiglio comunale, ha deciso di vederci chiaro ed ha formulato per iscritto un quesito al dirigente dell’Ufficio (che nel frattempo è stato cambiato, n.d.r.) mentre sorge il sospetto che la vicenda sia ancora più complicata perché l’area destinata a verde pubblico nella variante stabilita dal consiglio è stata spostata più avanti in una zona meno impattante ed acquisita dal comune senza che nessuno abbia obiettato sulla liceità di un atto amministrativo che appare fortemente segnato da una azione quantomeno disinvolta e “originale”; speriamo che l’interessamento dell’assessore pro tempore dia una risposta definitiva alla questione.

Tutto ciò mentre emergerebbe una novità: nella stessa area oggetto della variante ad area commerciale pare sia stato costruito un altro edificio ivi non previsto come se l’area non avesse subito una diversa destinazione urbanistica. Storie incredibili, ordinarie di una città sempre meno gestita e alla deriva.