Nel suo libro, presentato a Siracusa, il dramma degli ebrei vissuto attraverso la microstoria di un personaggio e della sua famiglia

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

In esergo all’ultimo romanzo di Lia Levi “Questa sera è già domani”, presentato il 28 maggio scorso presso l’Urban Center di Siracusa, leggiamo dei versi di Emily Dickinson, schegge di luce che illuminano anche il senso del lavoro di questa autrice, che dopo tanti anni di giornalismo ha imboccato la strada della narrativa con fortunati e apprezzati romanzi sia per adulti che per bambini e ragazzi, tutti nel segno della memoria – familiare e storica: Lia Levi sembra ricordare a se stessa che “That sacred Closet when you sweep / Entitled “Memory” / Select a reverential Broom / And do it silently / ‘Twill be a Labor of surprise / Besides Identity / Of other Interlocutors / A probability / August the Dust of that Domain / Unchallenged / let it lie / You cannot supersede itself, / But it can silence you”– (“Quando spazzi quel sacro ripostiglio / che ha una targhetta col nome “Memoria” / scegli una scopa che sia riverente / e poi lavora silenziosamente / Questo lavoro ti sorprenderà / lo farà pure l’identità / di tutti gli altri interlocutori / metti in conto la probabilità / Sacra è la polvere di quel dominio / lasciala dimorare indisturbata / Tu credi di poterla sovrastare / ma sappi che essa può zittirti”, trad. mia).

Ad introdurre Lia Levi e a dialogare con lei, dopo il saluto del sindaco Francesco Italia che ha apprezzato il valore della letteratura per spingere alla riflessione su tematiche di rilevanza non solo storica ma anche di bruciante attualità, è stato il professore Salvatore Santuccio, che ha inquadrato il periodo storico di “Questa sera è già domani”: le leggi razziali, insieme al Manifesto della razza – quanta responsabilità di medici e scienziati dell’epoca nell’elaborarlo e nel sottoscriverlo – e alla rivista “La difesa della razza” di Telesio Interlandi, che sono state e resteranno una macchia infame nella storia d’Italia; i richiami all’antisemitismo nei secoli (pensiamo a Shakespeare con il suo “The Merchant of Venice”), la necessità di creare degli anticorpi culturali contro la marea montante del pregiudizio e dell’intolleranza richiamando alla memoria gli esempi di chi, tedesco italiano polacco si è opposto e ha resistito, in maniera attiva o passiva, a quanto di orrendo le dittature perpetravano, leggendo ad esempio la Arendt – con il “ragioniere” Eichmann a personificare la banalità del male – e soprattutto leggendo e studiando negli archivi i documenti; questi i capisaldi dell’intervento di Santuccio, che ha narrato la storia degli ebrei siracusani, “inseguiti” dalla caparbietà dello storico, che ha uno sguardo parallelo anche se simile a quello del narratore.

Lia Levi ha sottolineato le risonanze di tipo emotivo della letteratura, che procede per esempi di persone di carne e di sangue e sminuzza il pane della Storia per farlo proprio attraverso la microstoria di un personaggio e della sua famiglia, come avviene per l’Alessandro del suo romanzo – trasfigurazione poetica del marito Luciano Tas, indimenticato compagno di vita e di scrittura – che non è però, come tutti i personaggi della Levi, una figurina della sofferenza, la “vittima” angelicata, ma un essere umano con le sue debolezze e generosità: la Storia grande passa attraverso i corridoi di casa, permettendo al lettore una maggiore identificazione e partecipazione emotiva, facendogli “sentire l’ingiustizia”.

L’inganno della letteratura, il suo essere menzogna miracolosamente riveste e restituisce la verità, che nuda spesso non viene riconosciuta e lo stile di Lia Levi, che ama la “parola che cammina scalza”, evita orpelli e sentimentalismi andando al cuore delle cose.

“Naturalmente questo non implica il falsare, ma l’invenzione di avvenimenti e caratteri: la Storia ci narra COSA è successo, la letteratura ci spiega COME, quasi trasformando lo scrittore in uno sceneggiatore dei fatti storici”.

Durante l’incontro si è fatto riferimento non solo a forme persecutorie eterne e sempre attuali come il bullismo anche virtuale, che ha molti caratteri in comune con la persecuzione (la triade vittima – persecutore – zona grigia, indifferente, è simile nei due fenomeni), ma anche al parallelismo tra le vicende del 1938 e quelle dei nostri giorni, in cui la paura del diverso, dello straniero, sembrano volersi opporre alla legge naturale precedente al diritto: nel romanzo di Lia Levi le parole del respingimento nei confronti degli ebrei in fuga sono volutamente tratte da un giornale di oggi, anche se la scrittrice invita a non considerare mai sovrapponibili i fatti storici, da indagare nella loro specificità.

Promosso dalla Biblioteca comunale di Siracusa, l’evento si inserisce nell’ambito del ciclo “Siracusa che legge” e che vedrà protagonista martedì 4 giugno (presso Palazzo Vermexio) la scrittrice siciliana Catena Fiorello, grazie alla collaborazione con l’agenzia letteraria DEMEA Cultura di Antonio Oliveri e Daniela Accorinti.