Replica all’articolo (pubblicato il 4 maggio) di Enzo Monica, presidente del centro culturale Il Cerchio

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

Approfitto delle pagine della Civetta di Minerva per ricordare la figura di Orso Mario Corbino, illustre figlio di Sicilia e di farlo in maniera irrituale, riportando alcune delle frasi scritte da Laura Capon in Fermi, moglie di Enrico, e tratte dal suo libro “Atomi in Famiglia”. Ci tengo a precisare che questo prezioso volume, ricco di aneddoti personali, fu pubblicato dalla signora Fermi negli Stati Uniti (titolo originale: “Atoms in the familiy. My life with Enrico Fermi”) nel 1954 dalla prestigiosa “University of Chicago press” e pubblicata lo stesso anno in Italia dalla “Arnoldo Mondadori Editore”. All’epoca della pubblicazione Orso Mario Corbino era morto già da 17 anni (1937), i coniugi Fermi vivevano in sicurezza e in agio negli Stati Uniti dal 1939: questo per chiarire che l’ammirazione quasi affettuosa che si evince dalle parole dell’autrice nei confronti di OM Corbino non furono di certo dettate da piaggeria o fini secondari, ma furono solo l’onesto resoconto di un’acuta osservatrice privilegiata.

Cominciamo dal primo incontro. “Molti anni dopo venni a sapere che Enrico Fermi aveva passato la mattina del 28 ottobre all’Istituto di Fisica in via Panisperna, col senatore Orso Mario Corbino, direttore dell’Istituto. Tornato da Pisa con la laurea in tasca, Enrico Fermi era andato da Corbino a chiedergli lumi sull’avvenire. Fermi stesso, in occasione della morte del maestro, quasi quindici anni più tardi, ebbe a ricordare che nel 1922 Corbino aveva quarantasei anni, “era senatore, già Ministro della Pubblica Istruzione, era universalmente noto come una delle personalità più eminenti nel campo degli studi. Fu perciò con una spiegabile titubanza che mi presentai a lui; ma la titubanza sparì subito di fronte al modo insieme cordiale e interessante con cui egli prese a discutere con me l’argomento dei miei studi”.

Fermi trovò dunque in Corbino un maestro affabile che mostrava comprensione e interesse sia per le questioni di fisica moderna che per quelle umane. Per parte sua Corbino fu colpito dalla cultura scientifica di quel giovanetto timido e modesto, e ne intuì immediatamente l’eccezionale intelligenza. Lo incoraggiò a tornare spesso da lui e i due cominciarono una serie di conversazioni e di discussioni quasi giornaliere.

Fu così che la mattina del 28 ottobre Fermi si trovò nell’ufficio di Corbino. Contrariamente al solito, il senatore non pareva disposto a discutere né di fisica, né a far progetti di studio o di lavoro. Era preoccupatissimo per la situazione politica e per le professioni di violenza del capo dei fascisti, Mussolini. “Ma il decreto del Gabinetto non può portare nulla di buono” disse Corbino. “Se il re lo firma e lo stadio d’assedio viene mantenuto, avremmo probabilmente la guerra civile. Ci sarà un massacro. Verranno sacrificati tanti giovani che erano in cerca di un ideale e non hanno trovato niente di meglio del fascismo”.

A questo punto giova ricordare che Corbino non prese mai la tessera fascista, anche quando ricoprì l’incarico di Ministro dell’Economia nazionale nel primo governo Mussolini (tra il luglio 1923 e il luglio1924) che tra l’altro, in quella prima composizione, aveva solo tre ministri fascisti.

Laura Fermi titola il capitolo IV “I ragazzi di Corbino”. Scrive: “… Non poteva essere un caso che Rasetti e Fermi fossero venuti insieme a Roma, la sede universitaria più ambita, dove raramente erano chiamati giovani venticinquenni. Infatti c’era una ragione: da tempo il senatore Orso Mario Corbino sognava cose grandiose per l’Istituto di Fisica di Roma”.

Laura Fermi descrive così O.M. Corbino: “Corbino, nato ad Augusta in Sicilia nel 1876, aveva spiccatissime doti comuni ai Siciliani; era d’ingegno acuto, di mente pronta ed equilibrata, di giudizio sicuro; nei rapporti umani metteva un affetto semplice e caldo. L’esuberanza fisica, lo spirito battagliero, l’inestinguibile forza di volontà, lo rendevano capace di raggiungere qualsiasi fine prefisso. E il fine che si prefiggeva ora era l’attuazione di una scuola di fisica che in breve tempo raggiungesse fama mondiale. Fermi ebbe la cattedra a Roma. Ma un insegnante non fa la scuola. Corbino voleva altri giovani e resosi conto della possibilità di Rasetti lo chiamò a Roma come suo aiuto. Ora c’erano due maestri, ma mancavano studenti di qualità. ... Corbino risolse di metter rimedio a queste deficienza. … Corbino, di statura bassissima, grassottello e vivacissimo, entrava nell’aula a passetti affrettati, si arrampicava su per i tre o quattro gradini che portavano alla cattedra e quasi spariva dietro questa – ricordiamo che Laura Fermi era all’epoca studentessa di scienze naturali e seguiva i corsi di elettricità per ingegneri tenuti dal Corbino. – Girava sulla scolaresca le pupille puntiformi e mobilissime, e cominciava a parlare. L’aula gremita si faceva d’un tratto silenziosa. L’elettricità sembrava quasi divertente.

Una mattina Corbino fece un discorsetto che nulla aveva a che vedere con l’elettricità. Aveva una proposta da fare, disse. Se tre o quattro dei migliori studenti di ingegneria volevano passare a fisica, lui li avrebbe accolti. Il momento non poteva essere più propizio. La fisica moderna era il campo d’insegnamento più attivo. … Il nucleo iniziale rimase Rasetti, Fermi, Segrè e Amaldi. Corbino li chiamava i suoi ragazzi e, come un padre, li seguiva amorevolmente nelle loro ricerche, oltremodo orgoglioso dei loro successi. I ragazzi di Corbino lavoravano assieme, in una collaborazione naturale e spontanea”.

Laura Fermi ricorda anche l’episodio del cosiddetto elemento (con numero atomico) 93: “interpretazioni chimiche e considerazioni teoriche parvero indicare che si fosse formato un nuovo elemento di numero atomico 93, che non esisterebbe in natura. ... Era il maggio 1934. … Il 4 giugno seguente, il senatore Corbino pronunciò un discorso all’Accademia Nazionale dei Lincei, alla presenza dei sovrani. Dopo avere riassunto i risultati raggiunti dalla fisica moderna, Corbino venne a descrivere gli esperimenti di Roma. Sempre oratore brillante, in quest’occasione parlò con fervore, poiché egli era orgoglioso dei suoi ragazzi”. … Ammise che “la ricerca è così delicata da giustificare la prudente circospezione di Fermi nel continuare le indagini prima di annunciare la scoperta definitiva. Aggiunse tuttavia: per quel che può valere la mia opinione sull’andamento di queste indagini, che ho quotidianamente seguite, credo di poter affermare che la produzione di questo elemento è già sicuramente accertata”. Continua Laura Fermi: “Nei giorni che seguirono immediatamente il discorso di Corbino, la stampa parlò di vittorie fasciste nel campo della cultura… Enrico era turbato. La pubblicità lo infastidiva. Lo preoccupava la sicurezza del Corbino nel parlare del 93. La stampa straniera pubblicò articoli sensazionali sul discorso di Corbino. … (Enrico) temeva che la sua reputazione fosse in pericolo. … Corbino era stata la causa, se pure involontaria, dei suoi guai, ma ciò non alterava il giudizio di Enrico: egli considerava Corbino uomo di acuto senso critico e di indubbia rettitudine. Corbino era sempre stato il maestro pronto a dare consigli basati sulla conoscenza della natura umana, dettati dalla mente elevata e dal cuore generoso. Quando aveva avuto bisogno di aiuto e consiglio, Enrico si era sempre rivolto a Corbino, e a lui si sarebbe rivolto anche questa volta. La mattina seguente, con l’aiuto di Corbino, Fermi preparò le precisazioni della stampa. ... La controversia sull’elemento 93 si protrasse con alterne vicende, via via che i fisici di diversi paesi ne confermavano o rinnegavano l’esistenza. Ma Corbino non perse mai la fiducia nei “suoi ragazzi”, né la certezza che essi fossero stati i primi a produrre nuovi elementi. In un discorso pubblicato poi nella “Nuova Antologia”, egli disse il 16 dicembre 1936, solo un mese dalla sua morte prematura: la scoperta fu messa in dubbio con vera leggerezza. Ma recentemente i due più grandi maestri della chimica radioattiva, Lisa Meitner e Otto Han di Berlino, hanno pienamente confermato la scoperta di Fermi. E così può sciogliersi la riserva fatta nel 1934 dal suo scopritore”.

La Fermi parla di Orso Mario Corbino come protettore dei suoi ragazzi, senza nessuna voglia di protagonismo che possa mettere a repentaglio le loro carriere (tantomeno la perdita di un Nobel – questione mai nominata dalla Fermi), nessuna necessità di mettersi in bella mostra con un regime che non approvava ma a cui doveva probabilmente mostrare che l’Istituto produceva risultati eccezionali per poter continuare a godere della fiducia del governo stesso e quindi degli ingenti fondi necessari per la ricerca. L’amore di Orso Mario Corbino per i suoi ragazzi è infine testimoniato da un episodio dell’ottobre del 1935 allorquando egli li convinse a presentare un brevetto a loro nome per le ultime scoperte sui neutroni lenti prima di pubblicare ulteriori particolari, perché tali scoperte potevano secondo lui anche avere risvolti industriali. E fu così che “il 26 ottobre Fermi, Rasetti, Segrè, Amaldi, Pontecorvo, D’Agostino e Trabacchi, che avevano fornito l’emanazione per gli esperimenti, presentarono domanda di brevetto del loro metodo di produrre sostanze radioattive artificiali mediante il bombardamento con neutroni lenti.”

L’ammirazione di Laura Fermi per Orso Mario Corbino è condivisa ancora oggi da tantissimi altri, non a caso il liceo Megara e il II Istituto Comprensivo Orso Mario Corbino di Augusta, il liceo scientifico Orso Mario Corbino di Siracusa e varie associazioni culturali hanno organizzato nel corso del corrente anno eventi in suo onore.

Infine, si vuole citare uno dei ragazzi di Corbino, Emilio Segrè, costretto ad andare in America perché ebreo e premio Nobel per la fisica nel 1959 e Francesco Alberoni, noto sociologo e scrittore.

Emilio Segrè, nel libro: “Emilio Fermi fisico, una biografia scientifica”, edito da The University of Chicago nel 1970 e pubblicato nello stesso anno in Italia da Nicola Zanichelli Editore, così scrive: Corbino ebbe una grandissima influenza sullo sviluppo della fisica moderna in Italia… aveva una intelligenza scientifica eccezionale, che colpiva chiunque conversasse con lui; tale impressione era condivisa da Fermi e da tutti i fisici della nuova generazione. Era astutissimo, ma ciò che lo distingueva radicalmente dai molti politicanti universitari era l’elevatezza dei suoi fini e la sicurezza del suo giudizio.

Francesco Alberoni, così conclude l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera il primo ottobre 2001, dal titolo: “I regolamenti? L’arma dei burocrati contro chi ha talento”: Gente cui non importa minimamente il risultato, ma solo manipolare denaro e incarichi per favorire le persone che poi glieli ricambieranno. E sono convinto che spesso i politici non riescono a capire questi parassiti dai veri scienziati. Sarebbe bene che imparassero a farlo. Enrico Fermi ha potuto condurre le sue straordinarie ricerche grazie all’aiuto di un bravissimo uomo politico, il fisico Orso Mario Corbino, che ha capito la portata dei suoi studi e gli ha trovato appoggi e finanziamenti. Prendetelo come esempio.

In conclusione, Laura Fermi, testimone privilegiata della vita del marito, ci restituisce l’immagine pulita di reciproco e affettuoso rispetto tra il genio Fermi e il maestro Corbino e ci lascia una domanda: quanti maestri si sarebbero comportati, allora come oggi, con tanta dedizione e rettitudine morale nei confronti dei propri discepoli?