“A Siracusa siamo rimasti sì e no un centinaio dai 15mila che eravamo sessant’anni fa. A noi si limita la quantità di tonno mentre a Malta ci sono ancora le tonnare, dove i pesci sono allevati e poi venduti in Giappone a 400 euro al kg”

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

È oramai da una vita che fa il pescatore, iniziò a circa 15 anni nel lontano 1965 ed è rimasto l’unico mestiere che ha sempre esercitato da quando è nato e cresciuto a Ortigia. Questa sarebbe in sintesi l’identikit di Luciano Maieli che ancora oggi vive della sua attività. Discutiamo con lui di questa realtà produttiva a Siracusa

“Negli anni ’50/60, ero ancora piccolo, ma so che erano in tanti, certamente intorno ai 15.000 che vivevano di pesca, per la città d’allora (66.000 abitanti) era una forza produttiva importante. C’erano i pescatori con le loro imbarcazioni, poi altri che lavoravano nelle due tonnare della città e in quella di santa Panagia, proprietario il barone Pupillo, esisteva anche la fabbrica che bolliva il tonno, lo spezzava e lo inscatolava vendendolo. Mi ricordo che lì erano in tanti che lavoravano. A proposito, dovresti sapere che la famiglia del barone riceve ancora denaro per il pontile che ha costruito. È quanto l’incasso che ha perso per la chiusura della sua tonnara e relativa attività industriale. Insomma una quota di risarcimento per le strutture in rovina che costituivano la tonnara.

Sappiamo di proteste da parte dei pescatori.

Certamente, perché siamo andati sempre più a diminuire. Prendiamo la situazione dei tonni. Al largo ne passano tanti, ma la comunità europea ha posto la quota tonni, quindi ognuno di noi può prendere solo una certa quantità. Eppure, appena inizia la specifica campagna, nei primi giorni solo alcune barche prendono una quantità enorme che devono dividerla con altri, perché questo tipo di pesce si scende a Portopalo dove la capitaneria ci aspetta per pesare il pescato. Quindi raggiunta, in poco tempo la quota dobbiamo fermarci. Perché non lasciarci liberi se c’è ancora tanta quantità di tonno? Lo stesso avviene per altro tipo di pesce come il pesce spada e così via. È così che, negli anni, molti hanno venduto la barca e sono andati alla ricerca di un altro mestiere. Come potevano continuare a lavorare? Intanto i maltesi hanno ancora le tonnare. Lì c’è anche un’altra maniera: mettono i tonni nelle “cosiddette” gabbie che vengono trainate lentamente, meno di mezzo miglio all’ora, da motopescherecci, vi portano anche cibo mantenendoli così vivi per circa 40 giorni.

Poi, devono andare a venderli?

No, quella quantità che allevano è già venduta perché poi vengono spediti in Giappone e Cina e per i costi sostenuti fra rimorchiatore, cibo, uomini in servizio vengono venduti anche a 400€/kg.

Un prezzo notevole

Già, ma in Giappone e in Cina il prezzo aumenta arrivando a 8-10.000€/kg. e sai come si svolge la vendita all’ingrosso?

Sarà sicuramente diversa

Infatti, vi sono degli esperti che in totale silenzio, davanti a tutti, mettono le mani nelle ceste e non guardandoli tastano il pesce. In base a come girano la mano si capisce il valore che l’esperto dà a quella partita. Da tenere presente che più grasso è il tonno, maggiore è il suo valore. Poi, c’è un altro esperto che fa la stessa operazione e alla fine si vende al maggior offerente. Difatti, anche nel mediterraneo, vengono motopescherecci giapponesi che pescano in acque internazionali, cioè oltre le 20 miglia dalla costa (Sappiamo che il maggiore consumatore del tonno mediterraneo è il Giappone con il consumo dell’80%). Mentre noi se andiamo oltre il limite consentito della nostra licenza, che può essere di 20, 30, 40 miglia, la strumentazione a bordo lo segnala alla capitaneria e una grossa multa ci raggiunge direttamente a casa.

Parliamo di Luciano pescatore

Ho iniziato con l’andare a pesca a 14/16 anni e allora la marineria di Siracusa era piena di pescatori.

Si è ridotta in poco tempo per l’inquinamento?

No, affatto. Certo, l’inquinamento ha fatto la sua parte ma, come dicevo prima, molto di più è stata la comunità europea con i suoi divieti, quote, fermi pesca, misura del pescato, ecc. Ci hanno rovinato. Poi, sono aumentate le tasse, oggi bisogna avere un ragioniere e per forza un conto corrente, perché quando andiamo a vendere il pescato il sensale non paga in contanti, ma con bonifici perché lo Stato deve sapere quanto abbiamo in banca, quanto spendiamo, ecc. Insomma siamo sempre controllati a vista. Ti sembra bella questa cosa? Perché la comunità europea mette questi limiti? Per me quelli che stanno lì e decidono tutto questo sono dei veri incompetenti. Non conoscono la nostra vera attività.

Oggi, avverti un cambiamento nell’ambiente marino?

Certo, prima trovavamo l’acqua del mare di colore marrone scuro a causa di ciò che usciva dalla zona industriale, attualmente è abbastanza chiara anche se, ne sono sicuro, c’è abusivismo negli scarichi a mare.

Si parla dell’entrata di pesci tropicali

Si, ho sentito qualche collega che ne ha preso qualcuno, io nessuno, ma siamo nell’ordine di pochi esemplari.

Vi sono specie che sono scomparse?

Vero, certi tipi di pesci sono scomparsi. Credo sia dovuto a quello di cui si nutrivano che ora non c’è più.

Invece i tonni sono sempre di più?

Non ci credi? Lo vedono tutti che passano a poche miglia dalla costa e poi devi sapere che un tonno emette una grande quantità di uova. Anche se una parte viene presa da predatori un buon numero rimane e si sviluppa.

Pertanto il pescatore oggi è molto maltrattato nella sua attività?

Si, riceviamo multe anche se portiamo a bordo una persona senza permesso e la capitaneria vuole segnato anche il tempo di permanenza, se no fioccano multe anche da 10.000€ e oltre. Figurati se tardiamo a tornare in porto. Io per un certo periodo non potevo portare la mia famiglia a fare un giro, non per lavoro, mi fermavano e chiedevano spiegazioni. Mentre, poi, vediamo piccole barche di dilettanti su cui salgono tante persone.

Adesso come pescatori quanti siete rimasti?

È da tempo che ci siamo ridotti. Qui a Siracusa, dovremmo essere inferiori a 100. Oramai, la pesca come attività produttiva sta finendo. Una volta si guadagnava bene con la pesca libera senza limiti e restrizioni. Così si andava a gruppi di imbarcazioni che si aprivano a ventaglio e s’iniziava con il mare generoso. Oggi tutti dobbiamo pescare entro un limite. Come possono fare tutte le nostre barche a stare nello stesso punto? Queste regole per campagne non sono per nulla funzionali perché con quelle quote che si raggiungono subito stando fermi ciò costa troppo a noi pescatori.

Nessuno vi aiuta nelle vostre rivendicazioni?

I politici? Quelli sono bravi a chiacchiere, ma nei fatti non abbiamo visto neppure un aiuto. Siamo lasciati soli a morire.