Rapporti strettissimi tra l’ex presidente dell’Associazione Magistrati e Fabrizio Centofanti, arrestato nel 2018 con l’avvocato di Augusta. Indagini su un patto per gli incarichi di procuratore e aggiunto a Roma

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

Il lavoro degli inquirenti è partito dalle relazioni troppo strette fra Palamara, che è stato anche presidente dell’Associazione nazionale magistrati, e l’imprenditore Fabrizio Centofanti, arrestato nel febbraio 2018 insieme agli avvocati siracusani Pietro Amara e Giuseppe Calafiore in un’indagine collegata fra le Procure di Roma e Messina. Palamara era amico di Centofanti, e la Guardia di Finanza ha verificato viaggi, regali e rapporti proseguiti anche dopo una perquisizione subita dall’imprenditore nel 2017.

In seguito l’avvocato Calafiore ha fatto dichiarazioni trasmesse a Perugia, dove si giudicano i magistrati romani. Durante questa inchiesta sono venuti alla luce incontri dello stesso Palamara con politici e magistrati che sarebbero serviti a gestire la partita per portare alla guida della Procura romana l’attuale procuratore generale di Firenze Marcello Viola, aderente a Magistratura indipendente, indicato una settimana fa dalla commissione incarichi direttivi.

Secondo la trama ipotizzata, Palamara — non più componente del Csm ma rimasto un influente leader della corrente centrista di Unità per la Costituzione — avrebbe dovuto in seguito far confluire su di lui anche i voti del proprio gruppo, decretandone la vittoria finale al plenum, in cambio dell’appoggio di MI per la sua nomina a procuratore aggiunto, sempre a Roma. In questo contesto avrebbe ottenuto dall’altro collega indagato le notizie utili a screditare Pignatone e Ielo.

Il procuratore e il suo aggiunto erano già stati accusati dal pm Stefano Fava, in un esposto al Csm finito anche alla Procura di Perugia, di non essersi astenuti in procedimenti in cui i rispettivi fratelli avvocati avevano incarichi legali. «C’è una pratica aperta, è in istruttoria», ha spiegato ieri il presidente della prima commissione del Csm, il «laico» Alessio Lanzi.

Palamara, dal canto suo, ha trasmesso subito un comunicato nel quale dichiara: “Mai, e sottolineo mai, baratterei il mio lavoro e la mia professione per alcunché e sono troppo rispettoso delle prerogative del Csm per permettermi di interferire sulle sue scelte e in particolare sulla scelta del procuratore di Roma e dei suoi aggiunti", chiedendo di essere ascoltato al più presto dagli inquirenti di Perugia.