Sono tante, troppe le anomalie che riguardano il "mistero" della dimora da cui sono state espulse le donne bisognose

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

"Mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà".

L'insegnamento evangelico di una gratuità vissuta nel quotidiano con umiltà e silenziosa generosità, che però, nella nostra quotidianità di miseri peccatori, si è trasformato in un "blasfemo" modo di dire in cui si stigmatizza il comportamento di chi non è neanche informato di ciò che gli accade a un passo. Per distrazione, per disinteresse, perché si vive meglio... Può succedere. Ma quando questo si verifica nei luoghi di comando, di organizzazione e gestione della vita e della "cosa" pubblica il peccato non è veniale.

Come può l'assessore alle politiche sociali Alessandra Furnari, intervistata per La Sicilia su quanto accaduto negli anni a Casa Monteforte, fare affermazioni assolutamente infondate (almeno per quanto ci risulta) sulle condizioni dello stabile? Possibile che nulla sappia delle reali problematiche dell'edificio e che in Giunta non se ne sia mai discusso?

Stiamo parlando di un lascito davvero, questo sì, generoso. Di un bene, crediamo, di maggior valore rispetto a Villa Reimann anche e soprattutto per la sua posizione, per il suo essere nel centro storico; ed è proprio il suo essere lì che ne ha probabilmente segnato la storia. Troppo attrattivo di interessi speculativi per poter continuare ad avere la funzione a cui la nobildonna Maria Monteforte l'ha destinato. Sicuramente c'è chi sogna, per quegli appartamenti, ben altra destinazione che essere modesta abitazione di anziane sole e non abbienti. L'abbandono (apparente) a cui è lasciato sembra essere la strada che lo dovrà portare nelle mani di qualche liberale mecenate che, per non farlo crollare, si proporrà per riportarlo agli antichi splendori. Con e per uso privato naturalmente.

Sostiene l'assessore Furnari che le stanze, una volta abitate da una ventina di donne, siano in stato di degrado e che si debba intervenire sulla struttura "per non perderla" sebbene resti in ogni caso più urgente utilizzare eventuali risorse per manutenzioni là dove realmente servano a chi vi risieda.

Una "teoria" avallata dal commento a chiusura dell'intervista: "Intanto la struttura resta chiusa e tristemente vuota. Le stanze all'interno disabitate, le pareti di alcuni ambienti continuano a macchiarsi di muffa e a parte qualche piccolo intervento strutturale d'urgenza eseguito già durante gli ultimi giorni di permanenza delle ospiti, nulla sembra essersi fatto per rigenerare il senso di una struttura nata per uno scopo specifico: regalare un tetto e una parvenza di "comunità" a quel manipolo di anziane che vi avevano trovato un nuovo motivo per tirare avanti".

Non una parola da parte dell'Amministrazione, né in questa occasione (ottima per chiarire le vere criticità; un'occasione decisamente persa) né in altre (per esempio a commento, se si vuole anche critico con precisazioni, chiarimenti, fatti, all'indomani del nostro servizio del 20 aprile scorso), sulle tante troppe anomalie che riguardano il "mistero" di casa Monteforte come se, facendo finta che non siano state raccontate e descritte, possano non essere più.

E allora, per rinfrescare la memoria, riproponiamo in estrema sintesi, all'intera Giunta, le domande di aprile.

Se l'attuale proprietà del Comune risponde integralmente a quanto donato dalla nobildonna Maria Monteforte.

Se alcune particelle catastali sono state nel tempo illecitamente vendute a privati e da chi, nel corso di quale amministrazione.

Perché i numeri civici di via Picherali non sono mai stati ripristinati.

In che cosa sono consistiti i lavori di ristrutturazioni pari a 300mila euro del 2017.

Se e a chi è stato affittato l'appartamento, o uno degli appartamenti del primo piano, a quale titolo, con quale canone, a quale capitolo di bilancio viene assegnato l'affitto mensile.

Proprio dalla notizia di questo affitto è scaturita per noi la necessità di tornare a parlare, ancora una volta, di Casa Monteforte, tale era l'incredulità nell'apprenderla da una fonte diretta.

Come già abbiamo avuto modo di riferire, nel corso di un incontro presso il Comune, Enzo Tomasello insieme ad altri esponenti del gruppo politico Casa Rossa ha appreso da un geometra che erano stati eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione al primo piano e che l'appartamento era stato poi affittato a un privato.

Forse è davvero arrivato il momento di dare alcune risposte.