“Un avvocato con la borsa può rubare più di cento uomini con la rivoltella” (Don Vito Corleone da “Il Padrino”).

 

La Civetta di Minerva, 18 maggio 2019

Qualche settimana fa scorrendo su internet dei titoli di giornali on line mi capita di leggere: “Siracusa, per due truffatori <finti avvocati> si aprono le porte del penitenziario di Cavadonna”.

Diavoli dell’inferno! - Esclamo alla maniera di Martin Mystere – Amara e Calafiore sono ritornati in carcere. Continuando però la lettura capisco di avere equivocato in quanto la notizia era riferita a due napoletani, padre e figlio, che in trasferta a Siracusa truffavano donne anziane fingendosi avvocati.

Figuriamoci! Piero Amara e Giuseppe Calafiore non sono dei finti avvocati, imbroglioni e magliari di mezza tacca. E a proposito di maglie, non è da tutti mettere insieme una rete professionale (altro che Linkedin e simili) di altissimo livello realizzando un sistema di frodi fiscali, corruzione e compravendita di sentenze, nella migliore tradizione italiana di sempre dalla monarchia alla repubblica. Loro sì, lo avrebbero fatto secondo le indagini di alcune procure e altri uffici giudiziari! In particolare Amara che, giustamente e per l’appunto, dà il nome al fantastico “Sistema Amara”, definizione più corretta e veritiera rispetto a “Sistema Siracusa” rivelatasi riduttiva.

Intendiamoci: in ambito siracusano è assolutamente rilevante la saga dell’Opel Land-Frontino, per la quale vanno riconosciute caparbietà e perseveranza a Calafiore, anche per l’interpretazione da Actors Studio del personaggio di Escobar (Premio L’Isola dei Cani-Il Bar Sotto il Mare per trucco ed effetti speciali); né si può dimenticare l’imputazione di concorso nella bancarotta fraudolenta di Sai 8 per Amara e per un altro suo collega avvocato, Attilio Maria Toscano, mercé gli onorari milionari ad essi scuciti dall’allora società di gestione del sistema idrico, nonostante la situazione finanziaria della stessa facesse acqua da tutte le parti.

Ma le relazioni di Piero Amara con magistrati, consiglieri di stato in servizio e in pensione, politici e personaggi del potere economico hanno allargato il suo raggio d’azione ben oltre la provincia di Siracusa e la Sicilia. Ad esempio è ancora da conoscere fino in fondo il ruolo che ha avuto all’interno dell’Eni nella vicenda della super tangente per l’oro nero nigeriano, che da sola vale una spy story.

Nel frattempo cominciano a celebrarsi i processi. Nei procedimenti giudiziari istruiti nei tribunali di Roma e di Messina i presunti capi dell’associazione a delinquere, contestata ad alcuni degli imputati, sono ritenuti Amara e Calafiore: i due legali – l’ossimoro è inevitabile - che strada facendo sono diventati collaboratori di giustizia. Il loro contributo durante le indagini a Roma è stato considerato utile e ha consentito di poter patteggiare la pena, con significative riduzioni rispetto ai reati contestati. Lo stesso si prevede avverrà a Messina.

“Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, m’impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento” (Impegno solenne che deve pronunciare l’avvocato per iniziare la propria attività professionale – legge numero 247 del 2012).

“Un avvocato con la borsa può rubare più di cento uomini con la rivoltella” (Don Vito Corleone da “Il Padrino”).

1 – continua