I residenti contro il Comune. L’avv. Seminara: “L’autorizzazione non doveva essere concessa”, la zona dell'intervento edilizio ricadrebbe interamente entro i 150 mt. dalla battigia

 

La Civetta di Minerva, 18 maggio 2019

Non c’è solo il ricorso contro la Soprintendenza nella guerra di Villa Abela. Anche il Comune viene chiamato in causa per la concessione edilizia rilasciata il 18 settembre 2018.

Secondo la relazione tecnica dell'ingegnere nominato dal Condominio Akradina, non solo il permesso di costruzione rilasciato all’Impresa sarebbe caratterizzato da carenza di istruttoria e basato su una rappresentazione dei luoghi fatta erroneamente, su un piano regolatore generale neanche adeguato alle prescrizioni del piano paesaggistico, ma sarebbe anche erroneo il criterio di calcolo della cubatura effettuato sulla base dell’applicazione dell’indice di edificazione della zona B3.2 a tutta l’area, attribuendo così potenzialità edificatoria anche alla zona con vincolo archeologico, inedificabile, e quindi con indice zero. L’area dell'intervento edilizio ricadrebbe inoltre interamente entro i 150 mt. dalla battigia e non si sarebbe neppure tenuto conto del limite di rispetto dalle Mura Dionigiane di 40 mt dalla ferrovia allora esistente, includendo proprio in questa fascia parte dell’edificio progettato.

E così il primo motivo del ricorso, presentato nel novembre 2018, puntualizza proprio quanto normato all'articolo 15 della legge regionale 78/1976 in relazione al vincolo di inedificabilità delle aree poste a una distanza inferiore ai 150 metri dalla battigia. L'articolo 15 esclude infatti dal vincolo le aree A e B, cioè quelle di antica edificazione, ma ciò, come evidenzia il legale dei ricorrenti, l'avvocato Nicola Seminara, solo nel caso in cui i comuni, alla data del 16 giugno 1976, siano stati già provvisti di uno strumento urbanistico generale, e Siracusa non ricade in tale fattispecie. Una qualificazione di area B sopraggiunta successivamente a quel termine non potrebbe in alcun modo aggirare il vincolo, come ormai ampiamente consolidato in giurisprudenza.

Pertanto, scrive l'avvocato, deve ritenersi irrilevante la destinazione urbanistica indicata nel prg vigente, quello approvato nel 2007. Quelle previsioni non possono trovare alcuna applicazione in quanto incompatibili con la tutela delle zone costiere "cui nessuno strumento urbanistico, in Sicilia, può derogare dopo l’emanazione di quella normativa".

Da qui il convincimento che il permesso di costruire rilasciato dal Comune sia da ritenersi illegittimo. Ma non solo. Data la presenza nell'area di una zona di interesse archeologico, tutelata al massimo livello, si sarebbe trasferita erroneamente l'ipotetica volumetria edificatoria sulla parte contigua quasi con effetto compensatorio. Una proprietà transitiva inammissibile secondo l'avvocato Seminara proprio perché "le due aree non sono omogenee, essendo la prima del tutto inedificabile, e quindi non utilizzabile al fine del computo della volumetria allocata sulla seconda: si tratterebbe, in tal caso, di un asservimento illegittimo. Sul punto la giurisprudenza è consolidata sul principio per cui l’asservimento della volumetria da un lotto a favore di un altro, onde realizzare una maggiore edificabilità, è consentita solo con riferimento ad aree aventi una medesima destinazione urbanistica, posto che diversamente si verificherebbe un’evidente alterazione delle caratteristiche tipologiche della zona tutelata dalle norme urbanistiche”.

La corretta gestione delle risorse ambientali e culturali impone infatti che le due aree interessate dall’asservimento abbiano la stessa capacità edificatoria e d'altra parte, se così non fosse, a fianco di aree inedificabili si potrebbero realizzare costruzioni tali da pregiudicare la stessa area tutelata, quella cioè di cui si cerca di preservare le caratteristiche di rilevanza storico paesaggistica, proprio come accadrebbe nel nostro caso.

Censure infine vengono espresse in merito all'autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Soprintendenza il 19 giugno 2017. Rispetto infatti alle prescrizioni in un primo momento dettate (il 10-12-2015), il parere di compatibilità della nuova edificazione rispetto ai vincoli gravanti sull'area non risulterebbe supportato da una adeguata motivazione, priva invece "di riferimenti ai rilevanti valori archeologici e paesaggistici riguardanti l’area interessata, in aperta contraddizione con le condizioni già poste per la stessa area dalla stessa Soprintendenza che richiedevano una riduzione della volumetria e delle altezze previste, mai operata dalla ditta convenuta". La Soprintendenza non avrebbe spiegato quali modifiche progettuali siano intervenute dopo il diniego del 2015 tali da condurre all’autorizzazione "la cui illegittimità travolge il permesso di costruire, inficiato in via derivata".