Lavori fognari permisero alla Soprintendenza di intercettare basamenti di antichi arsenali fuori dal porto piccolo

 

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

L’ispezione nel fondo dello scavo per la posa della condotta fognaria lungo via Vittorio Veneto permise alla Soprintendenza di Siracusa di intercettare una sequenza di basamenti di antichi arsenali “neosoikoi” fuori da quello che oggi è per noi il periplo del porto piccolo, considerato sempre il bacino entro cui aggettavano gli arsenali militari.

Sappiamo da Diodoro Siculo (XIV,7,13) che Dionisio cinse, con il muro di fortificazione della cittadella, gli arsenali vicino al porto piccolo, così da permettere il passaggio, attraverso una porta, di una sola nave per volta. Da (XIV,41,3) sappiamo che ordinò la costruzione di navi a quattro e a cinque ordini di remi e da (XIV,42,5) che ordinò anche la costruzione di più di 200 trireme e la riparazione delle 110 preesistenti. Costruì anche attorno al porto centosessanta costosi capannoni, la maggior parte dei quali poteva accogliere due navi e ripristinò i 150 arsenali. Gli arsenali scoperti in via Vittorio Veneto sono stati datati 6°/5°sec. A.C.

E’ probabile quindi che siano rimasti fuori dalla successiva costruzione della cinta dionigiana. Nel 1998 effettuai delle immersioni nello specchio di mare di fronte al parcheggio Talete per individuare eventuali terminali degli arsenali di via Veneto ma riuscii ad individuare soltanto quello che ipotizzo un basamento, ancora in accostamento murario, di una struttura dirupata forse dall’azione dei marosi di grecale. Con grande sorpresa potei costatare che detta struttura, realizzata al limite di una scarpata oggi sommersa, contiene una vasta estensione di grossi ciottoli che venivano utilizzati come zavorra dalle antiche navi commerciali.

L’ipotesi che avanzo è quella di un antico porto organizzato dove le imbarcazioni in arrivo si rifornivano di anfore, contenenti prodotti commerciali, stivate a posto della zavorra che veniva preventivamente scaricata nella zona perimetrata dalla struttura muraria. La frequentazione del luogo è oltremodo giustificata dall’affioramento, dal vicino fondale melmoso, di ceppi litici di ancore antiche e di numerosi colli ansati rotti di anfore di tutte le epoche. Ceppi di piombo di ancore antiche furono censiti ed in parte recuperati e consegnati alla Soprintendenza dai due pionieri dell’archeologia subacquea Pier Nicola Gargallo e Gerhard Kapitan.

(continua…)