Quando Enrico Fermi prese il premio Nobel con una motivazione errata per la fretta dell’amico che voleva utilizzare la sua scoperta a fini politici

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

La scienza e gli scienziati sono sempre stati nel mirino di chi detiene il potere, per la possibilità che fornissero strumenti idonei al controllo dello status quo. Chi di loro si volesse discostare da questa funzione diventerebbe subito il nemico principale da abbattere. Prometeo nella mitologia è il personaggio che incarna lo scienziato che condivide il suo “sapere” (il fuoco) con il popolo e per questo subisce la punizione più atroce da parte degli Dei che non volevano perdere il controllo su di esso. Altri saggi, come Platone, ritenevano di poter essere gli unici deputati a stabilire cosa un tiranno avrebbe dovuto decidere in nome del popolo. Certamente in una società complessa come quella odierna, la semplificazione è sempre troppo azzardata. Lo scienziato però può sbagliare e questo lui lo sa più di ogni altro, quindi demandare ai tecnici scelte da cui possano dipendere i destini del mondo (vedi le scelte sul nucleare) può essere un azzardo irreversibile. Fare dipendere queste scelte da una moltitudine democraticamente selezionata senza che si tenga in considerazione la competenza necessaria è altresì un errore imperdonabile.

Il caso di O. M. Corbino e dei ragazzi di via Panisperna durante il Fascismo.

O.M. Corbino nasce ad Augusta nel 1876 e muore a Roma nel 1937. La sua è stata una vita dedicata alla valorizzazione delle sue indubbie capacità per un’ascesa sociale e un riscatto dall’ambiente misero del Sud. Studia a Siracusa, poi a Catania, quindi a Palermo e infine a Roma dove si stabilisce definitivamente e dove realizzerà le sue aspirazioni.

L’Unità d’Italia, realizzata nel 1861, non significherà l’unità della cultura nazionale, fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani. La differenza tra regioni del Sud e regioni del Nord è evidente anche in questo campo. In Sicilia vi erano tre università, in Italia invece le università erano una ventina. L’analfabetismo al Sud toccava il 90% mentre al Nord era del 60%, in Germania solo del 20% e in Inghilterra del 30%.

Alla fine dell’800, in Europa, la scienza progrediva a passi da gigante e mentre Maxwell unificava l’elettromagnetismo e Planck metteva le basi per la Fisica Quantistica, in Italia la ricerca scientifica era ferma ad Alessandro Volta, ormai morto nel 1827. Nei primissimi anni del ‘900 la scienza era rappresentata da Guglielmo Marconi e dallo stesso Corbino, vissuto nello stesso periodo e con una carriera politica simile e fondamentalmente legata al Partito Nazionale Fascista cui Marconi aveva aderito. Nessuno di costoro però era addentro ai problemi della fisica dell’atomo e della relatività che avrebbe cambiato il mondo e la visione della realtà.

Nelle “Conferenze Solvay”, incontri dei più grandi fisici del mondo iniziate nel 1911 e che si tengono a Bruxelles ogni tre anni, escluso gli anni della prima e seconda guerra mondiale, i fisici Italiani non erano mai invitati. Il primo a partecipare fu Enrico Fermi nel 1930 (sesta conferenza). Fermi era il pupillo di O.M. Corbino che aveva organizzato il congresso di Como del 1927 per tentare di fare entrare l’Italia nell’élite delle nazioni scientificamente più avanzate e dare più visibilità al regime fascista. A questo congresso non partecipò A. Einstein per la sua ferma opposizione al Regime di Mussolini. In effetti, Mussolini fa di tutto per utilizzare la scienza e l’arte come mezzo di propaganda del regime. I più grandi architetti sono chiamati per progettare il quartiere dell’E.U.R. a Roma, Guglielmo Marconi aderisce al Fascismo e O.M. Corbino diventa ministro di Mussolini.

Corbino massone e ministro corrotto? Peter Tompkins nel volume “Dalle carte segrete del Duce”, (2001), aderisce alla tesi secondo cui Giacomo Matteotti sarebbe stato assassinato anche perché in possesso di documenti attestanti le tangenti versate dalla compagnia petrolifera Sinclair Oil Company al ministro Gabriello Carnazza e Orso Maria Corbino, entrambi (il fratello Epicarmo lo era sicuramente, dubbi vi sono su O.M.) massoni di Piazza del Gesù.

Corbino comunque amò la scienza e trovo in Fermi quello scienziato che lui non era riuscito a essere. Fermi, di venticinque anni più giovane, diventa Pupillo di Corbino (ministro del regime fascista) da cui ottiene fondi e sicurezza per potersi dedicare alla scienza in modo totale, non disdegnando di giurare fedeltà al Fascismo (la moglie Laura Fermi, pur essendo ebrea, donerà la fede d’oro per finanziare le guerre fasciste).

Corbino sarebbe rimasto uno sconosciuto se non si fosse legato a Fermi e non avesse ottenuto che i più grandi scienziati italiani dell’epoca si potessero riunire in via Panisperna dove poterono immergersi nei problemi della fisica atomica colmando in parte il divario con la scuola tedesca e con la scuola di Copenaghen. Fermi a sua volta approfittò e colse le opportunità che gli procurò O.M. Corbino a cui doveva gran parte della sua carriera.

Questi però non rinunciò all’uso strumentale della scienza pur di vantare crediti nei confronti del regime fascista, l’episodio più clamoroso fu quello del 1934. Il 22 ottobre del 1934 in una relazione scritta e presentata al C.N.R. Fermi e tutto il gruppo di via Panisperna illustra l’idea di rallentare i neutroni per favorire l’aumento della radioattività dell’uranio utilizzato come bersaglio.

Dopo aver letto alcuni dati provenienti da esperimenti fatti da Amaldi e Pontecorvo, che non davano i risultati sperati, Fermi decise di usare la paraffina per rallentare i neutroni. I risultati furono subito evidenti e promettenti, L’uranio aumentava la sua radioattività.

Il gruppo di via Panisperna, così come tanti altri scienziati dell’epoca erano convinti che il nucleo dell’atomo fosse un blocco compatto di tanti mattoncini, i neutroni e i protoni, che avrebbero assorbito i neutroni inviati come proiettili trasformando l’atomo dell’elemento “bombardato” nell’atomo di un altro elemento radioattivo.

Appena Corbino venne a sapere dei risultati pensò subito all’uso della radioattività per scopi medici e insistette per un brevetto in Italia in nome di Fermi, Amaldi, Pontecorvo, Rasetti e Segrè. Fermi studiò come avvenivano gli urti tra i neutroni e i vari elementi della tavola periodica usati come bersaglio e ideò un sistema di analisi statistica precursore del “metodo Montecarlo” data la casualità degli urti simile a quella delle vincite al casinò omonimo.

Fermi e collaboratori non avevano capito cosa avevano scoperto né lo aveva capito Corbino che durante un discorso, dal titolo "Risultati e prospettive della fisica moderna”, tenuto di fronte all'Accademia dei Lincei alla presenza del re Vittorio Emanuele III, dichiarò, con il parere contrario di Fermi, che in via Panisperna si erano trovati altri due elementi radioattivi bombardando l’uranio con i neutroni lenti: l’esperio e l’ausonio. Per questo motivo tra Fermi che aveva intuito solo in parte il modello a goccia del nucleo (scoperto da Bohr nel 1939) e Corbino ci fu un periodo di raffreddamento dei rapporti. Scrive David Schwartz nella sua biografia su Enrico Fermi che dopo l’annuncio di Corbino Fermi “passò una notte insonne chiedendosi cosa fare. Corbino era il suo protettore e sostenitore principale… comunque gli manifestò direttamente i propri timori. Corbino capì l’errore e cercò di ridimensionare l’annuncio, ma il danno era fatto”.

Fermi accettò nel 1938 il premio Nobel con la seguente motivazione: per la sua dimostrazione dell'esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotto dall'irradiazione con i neutroni e per la scoperta correlata delle reazioni nucleari causate dai neutroni lenti”.

Dopo pochi giorni fu chiaro che in quel famoso esperimento si era ottenuta la fissione dell’uranio e lo stesso Fermi ebbe sempre un cruccio per non essere riuscito ad accorgersene, anche se con il suo lavoro sul decadimento “beta” ne era stato sufficientemente vicino. Aveva preso un premio Nobel con una motivazione errata, tutto per colpa di Corbino e della sua fretta di poter utilizzare la scoperta a fini politici.

Il potere politico ed economico utilizza la scienza e gli scienziati e questi non disprezzano l’asservimento al potere per i loro fini. Questo è sempre avvenuto, ma le potenzialità raggiunte dalla scienza moderna sono tali da determinare in brevissimo tempo cambiamenti apocalittici, si pensi all’intelligenza artificiale e al possibile controllo sul mondo da parte delle macchine. La bioingegneria che potrebbe trasformare la stessa idea di vivente. L’energia nucleare e il suo potenziale distruttivo. Il riscaldamento climatico a causa dell’attività umana finalizzata alla produzione e accumulazione di ricchezza nelle mani di pochi.

Tutto questo deve essere gestito e affidato a una pratica di governo che parta dal basso con la costruzione di un uomo nuovo che associ alle competenze che connettono il razionale con la complessità del reale e con il sapere di ogni tipo.

Questa democrazia rifondata, dovrà avere come base il metodo scientifico e l’atteggiamento critico tipico della cultura laica.