Il “vecchio” progettista del PRG interviene sul caso dell’area di servizio sulla Provinciale per Pachino

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

“Come un gatto in tangenziale”. Ho preso come “incipit” leggero a queste note il titolo di un fortunato e gradevole film di Riccardo Milani, con Antonio Albanese e Paola Cortellesi, perché involontaria ma perfetta metafora di tante cose che qui ci riguardano: della estrema precarietà-insignificanza della vita del caro felino domestico, della sua vocazione al suicidio lontano da casa, della “velocità” come cifra assoluta dei tempi che viviamo, di un luogo-non luogo tanto amato-odiato dagli urbanisti, e non ultimo, del futuro disperatamente peggiore del presente.

Lo spunto è dato dalla notizia, resa ormai pubblica, della possibile costruzione di una importante infrastruttura stradale (area di servizio) sulla strada Rosolini-Pachino, qualche metro prima dell’ingresso “Rosolini” all’autostrada Siracusa-Gela, sull’area in cui è previsto il tracciato della variante alla SS 115 per non passare dentro la città.

Sembrerebbe un problema locale, ma a ben guardare riguarda chiunque, per lavoro, per diporto o per necessità, si trovi a passare da queste parti, riguarda un intero territorio e la sua agibilità.

A Rosolini, “città-limite” in cui sono nato ed in cui vivo, una volta si “entrava” dalla strada statale n. 115 con 4 accessi (Eloro, Corte-Platamone, Stazione, forbice-Rizzarelli), poi divenuti 6 (con Granati nuovi e Bellini) e la città “viveva” tranquillamente al suo interno. Osservavamo i “bolidi” rombanti del mitico giro automobilistico di Sicilia (uno dei partecipanti era il rosolinese cav. Giorgino Guerrieri), un passaggio ogni quarto d’ora, a debita distanza dal comodo balcone naturale di via Largo Mulino – Manzoni, e la statale 115 appunto, chiamata “u cilindratu”, era vicina e lontana ad un tempo.

Era la nostra “tangenziale” ante litteram. Poi, con grande velocità, dall’epoca del “boom”, le attività dei rosolinesi si insediarono –non programmate - sulla statale ed anche oltre ad essa, ad est dell’abitato, così la statale diventò di fatto una strada urbana, che oggi tutti percorriamo decine di volte al giorno per le nostre faccende quotidiane, con una promiscuità di traffico indesiderata e pericolosa.

I comuni vicini, che si sono misurati con lo stesso fenomeno, lo hanno risolto con la viabilità alternativa (Noto, Avola, Palazzolo, Modica, Ragusa, Pozzallo, ecc.), liberando i propri centri abitati dalla morsa del traffico extraurbano con le famigerate “circonvallazioni”, allora giustamente considerate “attrattori” di abusivismo.

Detto questo per introdurre il tema, non si può, però, comprendere la finalità del mio intervento, se non si parte dal tema urbanistico del rapporto controverso che la città di Rosolini ha avuto con la benedetta autostrada Siracusa-Gela, regina delle incompiute del nostro Paese, con la sua incompiutezza piovuta proprio sulla nostra città.

In genere, è positivo avere uno svincolo autostradale a breve distanza dalla città, si lotta politicamente per “attrarre” a sé queste grandi arterie di comunicazione, ma se sono troppo vicine non è detto che sia un bene, i vantaggi possono risultare inferiori agli svantaggi, come nel nostro caso.

Nel 1993, quando fu redatto il PRG di Rosolini (poi approvato nel 1998), lo svincolo autostradale era previsto in fondo al corso Savoia, praticamente dentro la città, un incubo! Per allontanare rapidamente il traffico da e per l’autostrada, si dovettero prevedere rotatorie (allora non ancora di moda) e “bretelle” per le varie direzioni del comprensorio, in parte poi divenute inutili, come si è visto, altre ancora attuali, come la “variante” alla S.S. 115, già allora ritenuta necessaria.

Poi i cugini ispicesi e modicani, per difendere – giustamente - la cava d’Ispica ed il bassopiano ibleo dall’impatto ambientale autostradale, ci fecero il favore di fare modificare il tracciato dell’autostrada dalla zona delle cave ispico-modicane-ragusane con un nuovo tracciato ad est della ferrovia Rosolini-Ispica, ma, purtroppo, restando sempre molto vicina alla città di Rosolini, a soli 200 metri dall’esistente area artigianale, oggi area per insediamenti produttivi (PIP), e formando, con la strada statale SS 115 e con la linea ferroviaria Siracusa-Ragusa, una tripla asfissiante cintura sul lato est del centro abitato.

L’espansione urbanistica oltre la statale e la recente esplosione irrefrenabile della logistica leggera e pesante esclusivamente su gomma, hanno trasformato quella che era diventata una arteria prevalentemente urbana, riportandola paradossalmente indietro alla originaria funzione di arteria extra-urbana per quanto riguarda il traffico prevalente, in sovrapposizione al traffico urbano, con una promiscuità assolutamente inaccettabile e contraria a qualsiasi regola tecnica.

Sulla stessa sede stradale oggi convivono un traffico lento urbano con velocità media intenzionale non superiore a 40-50 km/h, per l’80% di tipo leggero (automobili e veicoli commerciali minori), un traffico extraurbano con itinerari di 10-30 km (tipo Ispica-Noto) non interessato all’autostrada, avente velocità di crociera intenzionale di 60-80 km/h, “costretto” a rallentare almeno sotto i 50 km/h, ed ancora, di assoluta importanza, un traffico sia leggero che commerciale pesante, interessato all’autostrada, con itinerari superiori ai 100 km e con velocità intenzionale di crociera, soprattutto per la logistica del freddo, schiacciata sul limite di legge (80-90 km/h). Un perfetto “muro mobile” a motore, che, paradossalmente, anziché integrarsi con la città, ha finito per dividere in due il centro abitato di Rosolini, rispettivamente ad ovest e ad est della nazionale.

Dal punto di vista della sicurezza stradale non è certo il massimo! Non oso immaginare infatti le conseguenze di una breve interruzione (un semplice tamponamento, un TIR messo di traverso, ecc,) nel tratto di statale di oggi, con tutto il traffico in cerca di una via alternativa “dentro” la città!

Né la prossima auspicabile apertura dello svincolo autostradale di Ispica-Pozzallo migliorerà più di tanto la situazione, dovendosi sempre fare i conti con la direttrice di Cava d’Ispica, che convoglierà sempre sul casello di Rosolini il traffico da e per l’entroterra modicano.

Dalle superiori considerazioni emerge con forza l’assoluta necessità per la città di Rosolini di disporre di una viabilità “tangenziale” di avvicinamento che non sia la vecchia SS 115, ormai strada urbana in senso pieno (viale Paolo Orsi).

Mi chiedo: qual è l’Autorità, l’Ente, il soggetto istituzionale tenuto a valutare la situazione descritta e cercarne una soluzione? A chi giova questa situazione? A chi nuoce? Le ragioni di disporre di una viabilità territoriale di livello intermedio, di distretto, che non “entri” dentro la città, danneggiandola, sono quindi tante ed indiscutibili.

Anche a partire dal fatto che, prima o poi, i centri (Ispica, Pozzallo, Pachino, Rosolini, Avola, Canicattini B., Floridia) che nel 2002 furono esclusi dal distretto del barocco come patrimonio Unesco, dovranno decidersi a “fare sistema” anche all’insegna di un nuovo “brand” inclusivo del liberty sud-orientale siciliano, con il valore aggiunto delle “cave” e dei siti naturalistici del retro-costa, legandosi con un anello infrastrutturale che non può non coincidere con le sedi delle vecchie strade statali e provinciali.

In questa prospettiva, che potrebbe anche non essere immediata, ma comunque auspicabile ed irrinunciabile - proprio in questo, del resto, consiste avere un’idea di futuro per la Città –, è assolutamente necessario che la nostra città si doti di una viabilità periurbana integrata con il sistema distrettuale, vicina ma distinta dal traffico urbano vero e proprio, prima che l’infrastruttura sopra descritta venga pensata “dall’alto” e realizzata lontano da noi e contro di noi.

Certo, è surreale riprendere, a 26 anni di distanza (1993-2019), il dibattito sul PRG di Rosolini, solo per dire che lo strumento urbanistico allora “pensato” prevedeva già questi scenari (v. Relazione (1)) e ne approntò la soluzione, l’unica possibile, sia allora che, fortunatamente, ancora oggi, con la semplice differenza che allora i verbi si coniugavano al futuro, mentre oggi vanno coniugati al presente, perché, come recita un abusato luogo comune, “il futuro è già qui”.

Indossando per un attimo i panni dell’Amministratore, che non invidio, direi certamente che l’opera pubblica più importante e più urgente per Rosolini (niente scuole, niente mercati…) è appunto quel breve tratto di strada che deve sostituire la vecchia e gloriosa S.S.115, la “nazionale”, come si chiamava prima.

Tra l’altro, la nuova importante rotatoria in costruzione in contrada “Cipolla”, sebbene in territorio di Noto, suggerisce un nuovo unico attacco alla vecchia S.S.115, sempre a sud di un noto ristorante, con uno scavalco della ferrovia estremamente facilitato dalla favorevole differenza di quote, con un tracciato di più ampio respiro, sempre al di qua dell’autostrada. Il momento sarebbe poi storicamente favorevole anche per l’eliminazione di un altro odioso passaggio a livello (contrada “Cipolla”) non più necessario.  

Per finire, acclarata in via definitiva l’assoluta necessità di mantenere quella che ritengo con piena cognizione una strada “salvavita”, penso anche che sia possibile, mutatis mutandis, realizzare l’area di servizio in questione.

Anche perché non si tratta in realtà di un problema fuorviante di vincoli scaduti, sui quali pare che non ci sia unanimità di vedute. Perché, oltre ai vincoli che decadono ed ai vincoli che non decadono, ci sono vincoli che, ancorchè decadenti o decaduti si possono reiterare o si “debbono” reiterare, e ci sono infine vincoli che se non fossero stati istituiti si dovrebbero comunque istituire. Dipende ovviamente dall’importanza dell’opera pubblica sottostante. Per non parlare addirittura dei vincoli “inutili”, rimasti a proteggere opere pubbliche non più necessarie.

E penso altresì, come si è capito, che bisognerebbe ringraziare gli imprenditori interessati all’area di servizio sulla Rosolini-Pachino, che ci danno l’occasione irripetibile di operare un veloce restyling alla viabilità del PRG, con vincoli “freschi”, alla luce di ciò che è avvenuto dopo la sua approvazione (1998), senza aspettare i tempi biblici della necessaria revisione generale, della quale sempre “si parla”.

La parola quindi agli urbanisti, e, da ultimo, al Consiglio Comunale, unico organo sovrano competente in materia di pianificazione del territorio, affinchè nessuno di noi, né dopo di noi, abbia a finire “come un gatto in tangenziale”.

                                                                                         

  1. Si riporta brevemente un passo della Relazione del PRG (1995)

Altro elemento decisivo per la viabilità di scorrimento è la previsione della variante della S.S.115, con un nuovo tracciato nel tratto Cipolla-Zacchita, spostato verso est e sub-parallelo al tracciato autostradale; ciò consentirà di riconvertire l’attuale tratto di strada statale in arteria di penetrazione con funzione di “asse dei servizi” per tutta una serie di insediamenti di attività produttive e terziarie”