Da un raffronto con le dosi consumate in altre regioni, sembra che i siciliani se ne iniettino molto più. Introdotti piani di monitoraggio) per definire i dettagli di questo “iperconsumo

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

Da qualche anno il servizio farmaceutico regionale sostiene che in Sicilia si registra un consumo troppo elevato, oltre ogni razionale ipotesi, d’insulina. Dapprima sono stati consultati i responsabili sindacali e scientifici dei medici siciliani cercando una spiegazione logica del problema. Credo che tutte le risposte siano state dello stesso tenore: non si può ipotizzare nessun altro uso dell’insulina se non quello di curare le forme più gravi del diabete, vuoi quello dei bambini e dei giovani, vuoi quello degli anziani. Sono stato coinvolto anch’io, più volte, come responsabile regionale scientifico per il diabete per la medicina generale.

Ho l’impressione, però, che non siano bastate le argomentazioni addotte per far capire che d’insulina non si può abusare: essendo un potente ormone, se esageri, ti spedisce dritto all’ipoglicemia e persino in ospedale. Non è bastata neppure la dimostrazione che i diabetici in Sicilia sono molti di più di quel che si dice. Nel mio caso, per esempio, ho una percentuale doppia del conosciuto di diabetici fra i miei assistiti. Vero è che ciò non fa testo dal momento che, sapendomi specialista in diabetologia, si auto-seleziona un numero maggiore di ammalati che mi scelgono come medico della mutua.

Indagando sui database dei medici siciliani più attenti alla malattia diabetica, la percentuale di diabetici è almeno maggiore di un terzo rispetto ai numeri forniti dall’ISTAT. Già questo basterebbe a spiegare il fenomeno. Eppure queste argomentazioni non hanno fatto desistere i vertici della sanità regionale. Da un raffronto fra le dosi insuliniche consumate in altre regioni, sembra che i diabetici siciliani s’iniettino tanta più insulina degli altri italiani.

Pur sapendo che il maneggio d’insulina comporta una consulenza diabetologica, la sanità regionale ha introdotto dei piani di monitoraggio (una sorta di questionario zeppo di dati, indirizzi, telefoni, dosaggi, senza i quali è impedito ai malati di avere accesso alla prescrizione di buona parte delle insuline) per definire i dettagli di questo, supposto e non dimostrato, iperconsumo.

Si aggiunge un altro ignobile balzello burocratico frapposto fra medico e paziente per fini di risparmio economico. Si creano ore di lavoro impiegatizio non meglio retribuito e di code sfibranti per gli ammalati. Come il solito, lo specialista se ne impipa dei decreti e lascia al medico di famiglia tutta la burocrazia.

Sebbene gli sforzi per scoprire, che ne so, un uso voluttuario dell’insulina, a noi esperti sconosciuto, siano stati vani, il legislatore regionale non demorde. Secondo i suoi consulenti, sempre gli stessi, i consumi non sono spiegabili come necessari.

Gran mala figura di tutti i diabetologi immessi in commissioni consultive che non sono riusciti a ipotizzare come si possa abusare dell’insulina. In generale si è fatto notare che nessun diabetico accetta a cuor leggero di curarsi con l’insulina. Si è pure fatto osservare che la Sicilia è piazzata molto male sull’esito delle cure dei propri diabetici. Essi, infatti, hanno un peggiore controllo della malattia, muoiono prima, hanno più complicanze, accecano precocemente, sono amputati più spesso degli altri.

In queste ultime rilevazioni statistiche vi è già la risposta disperatamente cercata dai burocrati preoccupati degli altissimi costi per assicurare insulina ai diabetici siciliani. Eppure anche queste motivazioni non sono bastate.

Si è dato ordine alle autorità di controllo competenti di contestare ai singoli medici di famiglia tutte quelle prescrizioni di insulina che si scostano da una media di dosi stabilite alla stregua dei polli di Trilussa. Mi è pervenuta già la prima contestazione per una mia povera e infelice paziente. Non ho osato turbare la sua precaria condizione di salute con queste cattive notizie. Ho fatto dei calcoli, dovuto redigere una giustificazione, dimostrare quello che è naturale e nelle cose per chi sa curare i malati. Ho perso qualche ora del mio tempo, percepito il fiato sul collo di chi controlla i conti, sto sereno dal lato clinico ma, credetemi: non capisco quale abuso possa farsi con un farmaco che abbassa la glicemia. Appena ti sogni di aumentarne le dosi, acriticamente spedisci te stesso o un altro in ospedale. Sono convinto che d’ora in poi dovrò passare il tempo a giustificare me e i miei pazienti che si pungono per curarsi, senza trovare alcun uso drogastico che ne possa giustificare l’abuso!

Dei fatti miei e dei miei colleghi medici di famiglia nei riguardi delle prescrizioni d’insulina sono certo. Com’è pure certo che la maggior parte delle terapie insuliniche, pressoché la totalità, ha origine nei centri antidiabetici. Di sicuro le tracce informatiche lasciate da queste prescrizioni sono molto più difficili da trovare, per cui si va sempre a disturbare chi queste tracce è costretto a lasciarle a causa delle modalità proprie della ricettazione elettronica e dematerializzata della medicina generale, che ripete le prescrizioni specialistiche, assicurando la continuità delle cure.

Vorrei sperare che, con lo stesso tono perentorio, i controllori siano andati a pretendere dai medici diabetologi dei centri una memoria difensiva del perché prescrivano così tanta insulina agli ammalati. Ho la sensazione che abbiano fatto un buco nell’acqua. Ecco, allora, che si va a intimidire e a torturare chi dà corso alle prescrizioni ed è più vicino alla quotidianità degli ammalati.

Menti regionali sopraffine, tetragone nel cercare responsabili della spesa sanitaria presso chi sta in prima linea, un nuovo modo di educare le malattie controllando i medici che le curano. Chissà che non ci siano per i dirigenti regionali degli incentivi che incoraggiano questi comportamenti?