Sviluppo e ambiente sono davvero incompatibili? L’altolà della Soprintendenza, ma il problema doveva essere affrontato per tempo, non quando sono in corso progetti di potenziamento delle strutture portuali

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

In questi giorni si sono accesi i riflettori su una parte delle saline del Mulinello; esattamente in quella parte di territorio che dovrebbe essere oggetto dei lavori per l’ampliamento dei piazzali a disposizione dell’autorità portuale. Come ricorderete, per averne parlato diffusamente su questo giornale, l’autorità portuale ha sostenuto la necessità di avviare una strategia di crescita basata, in larga parte, su un nuovo business legato all’esportazione dei prodotti agricoli del retroterra ragusano come, tra l’altro, richiesto da alcune aziende dell’ispicese; da qui il problema di garantire lo stoccaggio delle merci con infrastrutture che supportino la “catena del freddo”.

In seguito all’avvio del bando si sono manifestate qua e là voci di dissenso per quella che viene definita la “cementificazione” del Mulinello da parte di un gruppo politico e, adesso, dalla sezione di augusta di Italia Nostra. Queste prese di posizione seguono un esposto sostenuto da Legambiente, poi respinto, su una presunta carenza nel processo amministrativo connesso alla concessione della Via (valutazione di impatto ambientale). In questi giorni le nuove iniziative.

Verrebbe da chiedersi perché il porto commerciale sia stato allocato in una zona che sicuramente interagiva con quanto oggi asserito. Di certo, non è una problematica che nasce oggi; forse, oggi, colpisce la ricomparsa dei fenicotteri che segnalano, nonostante i problemi ambientali esistenti, un sostanziale miglioramento della situazione complessiva dell’ambiente in quella zona e che stimola emotivamente coscienze ed attenzioni altrimenti poco attive.

Le Saline del Mulinello dovrebbero essere vincolate da tempo dal Piano regionale di gestione delle aree umide, per cui non si capisce come non si sia posto il problema per tempo invece di affrontarlo ora, quando sono in corso progetti di sviluppo e potenziamento naturale delle strutture portuali.

Si ripropone ancora una volta l’antinomia tra ambiente e sviluppo. Almeno così sembra essere posta la questione visto che la sovrintendente Donatella Aprile, in una lettera inviata alla sede locale di Italia Nostra e al Servizio Tutela dell’assessorato Territorio e Ambiente, per la zona umida di Punta Cugno afferma: “A seguito di recente sopralluogo si è evidenziato che l’area interessata denominata Saline del Mulinello descritta da un’ampia documentazione fotografica rappresenta ancora oggi per il territorio di Augusta un insieme paesaggistico e naturalistico di rilievo e mantiene caratteristiche di attività agro–silvo pastorali con la presenza ancora di specie protette. Sono interessate da un largo flusso migratorio di uccelli che transitano tra l’Europa e l’Africa. Altresì si è evidenziata la testimonianza di preesistenti architettoniche nonché la probabile esistenza di testimonianza archeologiche e preistoriche e di catacombe bizantine per le quali aree era già stata predisposta nell’ambito di un parere, la prescrizione di esecuzione dei “saggi preventivi”. Tutto ciò fa sì che la Sovrintendenza ritiene di dovere approfondire una serie di studi specifici sulla zona, finalizzati alla tutela paesaggistica e naturalistica in applicazione all’articolo 136 del decreto legislativo 42/2204, per evitare l’alterazione di quei luoghi ancora integri che eventuali interventi potrebbero comportare. A tal fine la sovrintendente ha invitato la sezione paesaggistica in coordinamento con la sezione archeologica di approfondire e, quindi, avviare, il procedimento di dichiarazione di notevole interesse paesaggistico ai sensi dell’art 138 del decreto 42/2004″

Interpellato telefonicamente, il presidente dell’autorità portuale (fuori sede per motivi istituzionali) così chiosa la vicenda:Ma c’è o non c’è il vincolo? Se già esisteva non capisco (cosa che accerterò appena rientro) come si sono avuti tutti i pareri favorevoli. Se non esisteva alcun vincolo, non posso annullare una gara in corso (tra l’altro sottoposta a giudizio del TAR per un ricorso di una ditta che contesta l’applicazione da parte nostra di una “direttiva” di ANAC)). Speriamo nel buon senso di tutti. Seguirò solo la legge ed una possibilità concreta di sviluppo economico reale per Augusta ed il territorio. Solo così ci sarà un po’ di lavoro per i giovani e per le imprese con attività assolutamente compatibili con l’ambiente. Vediamo; se c’è un vincolo, lo rispetteremo. Ad oggi pare che tutte le autorizzazioni siano regolarmente concesse. Dobbiamo conciliare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo: questo è il vero tema. Chi ha bisogno di lavorare vuole, giustamente, queste risposte”.

Così fino a questo momento la situazione che seguiremo da vicino per il valore che essa assume da qualunque punto di vista la si voglia considerare. Intanto come un fulmine a ciel sereno giunge la notizia del licenziamento del segretario dell’autorità di sistema della Sicilia Orientale ing, Guglielmi senza alcuna motivazione ufficiale, anche se si lascia filtrare che ciò sia avvenuto per “scarso rendimento”. Ne sapremo di più quando il quadro complessivo sarà più chiaro in ordine agli appalti in corso e alle vicende su cui abbiamo riferito.

Va comunque sottolineato, a proposito della vicenda ambientale connessa all’ampliamento dei piazzali, che ancora oggi, nonostante l'insediamento industriale, una parte degli antichi bacini è sopravvissuta e ospita un ecosistema originale e composito, serbatoio di biodiversità di primaria importanza; nelle saline di Augusta, oggi Zone speciali di conservazione (Zsc), ma già in passato riconosciute Zps (Zona di Protezione Speciale) e Siti di Importanza Comunitaria (Sic). Il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare, con decreto del 7 dicembre scorso, ha designato 32 Zsc della regione bio - geografica mediterranea in Sicilia, tra cui la zona umida di Augusta; a quanto ci risulta, però, ancora nel perimetro delle zone umide di Augusta non vi sono le saline del Mulinello.

Questa “querelle” riaccende anche l’attenzione sullo stato del parco del Mulinello oggetto di investimenti ingenti (circa 5 milioni di euro) che da oltre quattro anni resta abbandonato alla mercè di vandali e incursioni, che segnano disperatamente l’incapacità degli enti preposti a rendere fruibili e utili gli investimenti fatti e testimoniano amaramente come non si riesca ad uscire dal generico interesse ambientale e trasformare il patrimonio ambientale in una occasione di sviluppo e di differenziazione della nostra economia con la realizzazione di percorsi di visita e di godimento reale di tanta parte del nostro territorio. Si evidenzia purtroppo che acquisiti i fondi, assegnati i lavori, realizzate le opere, apposti i divieti tutto viene abbandonato evitando, per incapacità ed ignavia, di: valorizzare quanto fatto nonostante sia evidente la necessità di una costante attività di manutenzione e vigilanza attiva al fine di ripristinare per le saline gli scambi delle acque ed evitare l’insabbiamento dei canali così come sta avvenendo, nonché la loro perimetrazione fisica per evitare lo sversamento incontrollato di rifiuti e trasformarle in discariche a cielo aperto.

Poi, periodicamente, si risvegliano le coscienze e si grida allo scandalo stendendo un velo su responsabilità ed incurie da parte di chi concretamente dovrebbe trasformare sussurri e grida in processi di riqualificazione e sviluppo.