E al bottino di 13 punti conquistati nelle ultime sette gare. Già col Catania e poi col Catanzaro (due rigori in un minuto) il giovane portiere ha compiuto parate prodigiose

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

Aristotele insegnava: «La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli». E noi riteniamo che questa agognata salvezza il Siracusa l’abbia meritata tutta! Perché nonostante i tanti salotti televisivi si divertano continuamente a sciorinare esempi di bellezza sportiva, il calcio poi - alla fine - è una scienza semplice: ogni partita è il tentativo di far entrare il cavallo entro le mura di Troia. E alla conclusione di questo tormentato campionato che ne ha viste di cotte e di crude, alla nostra amata banda, quella guidata da Mister Raciti che indossa la casacca azzurra, alla fine è riuscito il compito di farlo entrare e rimanere entro le mura della serie C, questo tribolato cavallo. Ma come è giusto riconoscere alla società e al tecnico i meritati onori, è più che giusto sottolineare ancora una volta che alla guida di questo cavallo c’era più degli altri il nostro amato e glorificato San Crispino da Siracusa.

Pietro Fioretti, meglio conosciuto come Fra’ Crispino da Viterbo, questuante del monastero di Orvieto per oltre quarant’anni, si fece conoscere tra la fine del ‘600 e la metà del ‘700 soprattutto per le sue previsioni spesso poi verificatesi esatte e perché fu protagonista di numerose guarigioni miracolose. E chi più del nostro San Crispino invece, quello da Siracusa, è riuscito miracolo dopo miracolo, fra i pali della sua porta, nell’impresa più che miracolosa di portare in salvo il derelitto malato Siracusa? E se Fra Crispino da Viterbo fu beatificato il 7 settembre 1806 da papa Pio VII, canonizzato il 20 giugno 1982 da papa Giovanni Paolo II (è stato il primo santo canonizzato da questo papa), il nostro eroe, Diamante Crispino da Siracusa, fu beatificato dai suoi tifosi già dopo il suo esaltante esordio nel derby contro i cugini etnei, quando grazie a una prestazione maiuscola contribuì a conquistare l’agognata vittoria.

E miracoli dopo miracoli il nostro portiere si è confermato un vero baluardo contro le scorribande nemiche, domenica dopo domenica, fino alla esaltante prestazione nell’ultima di campionato, domenica scorsa al De Simone contro il Catanzaro, gara che ha sancito la matematica promozione della squadra azzurra, e ha consacrato agli altari della cronaca, su tutte le reti locali e nazionali, il venticinquenne portiere casertano, per esser riuscito nell’impresa di parare due rigori nel giro di un minuto. Per ben due volte infatti i suoi compagni erano riusciti con due giocate fallose a farsi fischiare contro un calcio di rigore, e per di più nel giro di un solo minuto. Ma San Crispino, rendendo merito al suo soprannome, li ha neutralizzati entrambi facendo esplodere in un boato di orgasmica gioia i suoi sostenitori, e facendo da contraltare sprofondare in una sgomenta incredulità quelli presenti di fede opposta.

Una roba mai vista. La gara si concludeva infatti sul punteggio di 1-0 per gli azzurri che con una delle più belle e appassionanti partite della stagione sono riusciti così a mettere fine a questo calvario con la certezza di aver mantenuto la categoria. Sembrava quasi impossibile infatti, dopo la sciagurata partenza, raggiungere l’obiettivo salvezza per la compagine azzurra, e invece questo leone si è dimostrato ancora una volta mai domo, tenace, solido e concreto e, con una crescita costante che ha portato in cascina un bottino di 13 punti nelle ultime 6 gare disputate, si è guadagnato sul campo il diritto di disputare anche l’anno venturo il campionato di serie C.

Non è più un intruso tra i professionisti, ma merita di essere lì e di giocarsi le sue chances. E molti di questi meriti ce li ha il nostro muro difensivo, condotto da capitan Turati e cementato da Diamante Crispino, che quando quel muro veniva superato calava la saracinesca, proclamandosi uno dei migliori portieri della categoria.

Già si sentono voci di mercato, infatti, che lo vedono osservato da alcune squadre di rango superiore. Ma la speranza di tutti i tifosi è quella di non ritrovarci l’anno prossimo nuovamente con una squadra completamente smantellata e rivoluzionata, a partire proprio dal portiere che se a gennaio non fosse mai approdato nella società azzurra, sicuramente non saremmo qui a parlare di salvezza raggiunta. Questo è poco ma sicuro.

Ma onestamente non vogliamo esaltare solo la fase del combattimento, dell’intensità e dell’aggressività mostrate nelle ultime giornate dai giocatori azzurri, ma si è vista finalmente anche la qualità di alcuni singoli, la spinta sulle fasce del ritrovato Tino Parisi, figliol prodigo, il lavoro onesto e pulito dei difensori Bertolo e Bruno, il contributo prezioso di Giovanni Fricano, a lungo sottovalutato dai tifosi, aiutato dal nostro sempre più prezioso jolly Marco Palermo, l’eterno Emanuele Catania, anche quest’anno laureatosi il capocannoniere della squadra nonostante i suoi 38 anni, i preziosismi funambolici di Tiscione, Russini e Souarè e infine l’esplosione, seppur tardiva, del nostro bomber argentino Federico Vasquez, che con 6 reti nelle ultime 4 partite si è portato a 8 nella classifica marcatori generale confermando così quanto di buono si era detto di lui ad inizio stagione.

Al tecnico Ezio Raciti va dato il merito di aver lentamente costruito un gruppo di ferro, infischiandosene delle numerose critiche, arrivate soprattutto dai social, sempre molto disfattisti sulla - secondo i più - già sicura retrocessione, e va detto che adesso il Siracusa sembra finalmente una squadra vera, difficile da affrontare per ogni avversario.

Peccato che questo campionato sia quasi terminato (manca l’ultima giornata, domenica prossima, che il Siracusa disputerà in trasferta a Monopoli, in una gara dal risultato inutile per la classifica), perché crediamo che se ci fosse ancora qualche mese da giocare potremmo dire la nostra anche in chiave playoff, addirittura. Speriamo solo che l’anno prossimo si faccia tesoro di questo campionato, per non aspettare l’ultimo mese per tirare fuori gli artigli. Perché il leone è sì un felino spesso sonnecchiante, ma rimane pur sempre il Re della foresta, e sinceramente vederlo partire a settembre di nuovo come un micetto bagnato, tremante e infreddolito dalla pioggia, sarebbe l’ennesimo controsenso e l’ennesima delusione.

E adesso? Giovanni Alì, presidente del Siracusa, intervenuto a “Tribuna C” su Tris ha dichiarato: «Con serietà e professionalità allestiremo una squadra competitiva. Sicuramente non ripeteremo gli errori fatti quest’anno, questo è importantissimo. Società? Ho fiducia per il futuro. Il Sindaco ci è accanto, inoltre alcuni imprenditori si stanno avvicinando. Ci sono tutti i presupposti per fare una stagione senza alcun problema». C’è da credergli? I tifosi se lo augurano, perché tra sponsor inopportuni, rosa inadeguata, il valzer delle panchine, varie dimissioni a catena di dirigenti e collaboratori, operatori di mercato reintegrati a furor di popolo, squadra migliorata in corso d’opera, tecnici che volevano tornare ma non erano graditi, emolumenti non pagati, scadenze non rispettate e le ormai purtroppo consuete penalizzazioni che ogni anno ci amputano regolarmente la classifica, quest’anno non ci siamo fatti mancare proprio nulla. Quindi si spera che davvero la società riesca a trovare qualche partner serio disposto ad investire nel calcio e a rimpinguare le casse azzurre.

Perché il calcio ci ha abituato a sorprese e rinascite, è anche il suo bello questo, ma vederci nuovamente invischiati in bagarre di penalità e in rischi di non iscrizione, sarebbe il colpo finale ad una tifoseria che è stata spesso tacciata di apatia e di assenteismo, ma ci avrà pure i suoi buoni motivi, visti i trascorsi burrascosi e i bocconi amari che è stata spesso costretta a mandar giù. Sarebbe un fallimento totale e una bocciatura solenne per il calcio siracusano. Che questo messaggio arrivi a chi di dovere. Ora o mai più.