La Lega, che sempre Nord è, pretende una rapida approvazione.Già Veneto e Lombardia chiedono competenze esclusive in settori strategici

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

Al momento sembra che il problema sia accantonato dopo le varie prese di posizione del mondo politico e all’iniziativa della regione Campania che, provocatoriamente e con decisione, si è inserita nella trattativa stato-regione determinando il rinvio di ogni decisione. Pur non di meno la trattativa tra le forze di governo continua sotto la pervicace spinta della Lega che sembra decisa a capitalizzare la sua predominanza nella gestione governativa. Tra ricatti e minacce, tra dichiarazioni enfatiche e apparentemente concilianti l’affondo per smantellare lo stato unitario continua incessante. Gli effetti di quello che accadrebbe nel settore della pubblica istruzione e della sanità sono stati oggetto di una precedente nota, oggi riprendiamo il tema riservando l’attenzione ad altri aspetti della vita del paese che verrebbero intaccati dalla paventata “autonomia differenziata”; ecco alcune assurdità che, stando alla bozza in discussione, si produrrebbero ad esempio nel settore lavori pubblici..

Come giudicheremmo una situazione in cui il potenziamento di un'arteria autostradale o stradale essenziale per consentire alle imprese di una regione di esportare le loro merci passando attraverso il territorio della regione contigua venisse impedito da un veto di quest’ultima? O su un impedimento a costruire un elettrodotto essenziale per l'approvvigionamento energetico? O ancora di un veto per il potenziamento di tratte ferroviarie che consentano l'attraversamento del territorio regionale da parte di passeggeri e merci da altre regioni?

Possono sembrare situazioni impossibili. È invece quanto accadrebbe - in base alle delibere regionali e alle bozze che sono oggetto di negoziato. C’è da chiedersi: cosa ne sarebbe della politica energetica nazionale o di quella sulle infrastrutture se gli equilibrismi di un governo che non ha una visione comune su moltissime questioni centrali per il futuro del paese fossero governati dagli egoismi localistci delle regioni?

La prevalenza operativa della Lega all’interno del governo ha spinto Veneto e Lombardia a pretendere di avere competenza esclusiva sulle procedure di autorizzazione delle infrastrutture di interesse nazionale che ricadono nei loro territori, spingendosi persino a rivendicare il loro trasferimento al demanio regionale. Come se non bastasse, si pretende di avere competenza esclusiva nel territorio regionale in materia di Valutazione di impatto ambientale (Via) e di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) o di tutela del paesaggioo in materia di equivalenza terapeutica dei farmaci (sic!)

Abbiamo già commentato precedentemente sugli effetti nel sistema scolastico e sanitario nazionale della richiesta del passaggio nei ruoli regionali del personale della scuola e della sanità dove, prevedendo contratti integrativi regionali e la segmentazione delle carriere, causerebbero la frantumazione dei due principali servizi di cittadinanza del nostro Paese. Questo scriteriato rivendicazionismo regionale si spinge, nelle bozze che sono in discussione, anche alle politiche del lavoro, al commercio estero e perfino ai rapporti internazionali.

É, a questo punto, utile richiamare quanto scritto nella Costituzione all’art. 5: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento”e non a caso nello stesso articolo si parla di «particolari» forme di autonomia nel quadro della «Repubblica, una e indivisibile»: ovvero forme di autonomia volte a migliorare l’organizzazione e l'efficienza dei servizi erogati alla popolazione, non a creare un ginepraio di veti incrociati, di assurde esclusività o velleitarie ambizioni. L’esercizio, da parte delle Regioni delle competenze che verranno loro trasferite deve seguire la definizione dei fabbisogni standard su tutto il territorio nazionale, non condizionarle. Eliminando il riferimento alla determinazione dei fabbisogni standard nazionali, come richiesto da queste Regioni, e riferendosi solo al «gettito dei tributi maturati sul territorio regionale» verrebbe sancita definitivamente la fine di ogni idea di solidarietà nazionale e di Paese unito in uno sforzo di crescita comune. E’ bene ricordare che il Parlamento, quale depositario della sovranità popolare, non deve essere messo nella condizione di "prendere o lasciare" un pacchetto di norme frutto di un compromesso, perché la sua è voce dirimente in una materia così delicata per il futuro dei cittadini italiani.

Sarebbe opportuno che i nuovi ascari, in partIcolare quelli meridionali, che sono saltati sul carro del presunto futuro vincitore, tengano presente che per accaparrarsi un pezzo di potere miserabile non possono far pagare un prezzo così alto alle nostre popolazioni.